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Xylella in marcia nel Barese ma tutto tace

Se qualcuno è convinto che occupandosi di crisi di governo, comunicati enfatici sulle presenze turistiche, prezzo dei carburanti, calo dei prezzi del grano (se ne occupano un po’ meno) e guerra in Ucraina, la Xylella se ne stia buona buona, si sbaglia di grosso. La Xylella è viva più che mai e lotta insieme a noi.

In un mese e mezzo, da giugno a metà luglio, cioè da quando è ripreso il monitoraggio, sono state trovate 95 piante infettate, soprattutto nella zona di Monopoli e Polignano. Vettori (insetti che trasportano la Xylella) sono stati scoperti nella zona industriale di Bari-Modugno, nelle campagne di Casamassima, Gioia del Colle, Acquaviva, Cassano, Santeramo, Triggiano, Valenzano, Ceglie del Campo. Ma anche nell’agro di Andria, Quasano, Minervino Murge e in un vivaio di Canosa.

E periodicamente ci tocca rilanciare l’allarme perché sulla vicenda, se si escludono i giusti strepiti delle organizzazioni professionali agricole, tutto sembra tacere. O meglio, tutto sembra orientato a monetizzare la questione tra ristori, incentivi e altro. E visto che parliamo di fondi, è il caso di segnalare il decreto del Ministro delle politiche alimentari e forestali che definisce criteri e procedure per la concessione di 20 milioni di euro di contributi a programmi di ricerca e sperimentazione diretti alla lotta e al contenimento della diffusione della Xylella fastidiosa, come previsto dal Piano di Rigenerazione Olivicola. Già, il ministro. Per quanto tempo ancora? E chi arriverà dopo? Domande senza risposta che però attengono a un’altra storia.

Torniamo a concentrarci sull’unica strada possibile per combattere la Xylella, insieme con tutte le procedure di pulizia dei campi, delle strade, del verde pubblico, etc. che non sembra che siano state effettuate e perseguite con l’attenzione, o meglio, l’accanimento necessari. Ma ormai siamo oltre quella fase e non ci resta che puntare sulla ricerca e la sperimentazione, a cominciare dagli innesti per salvare gli olivi monumentali, dallo studio della biodiversità rappresentata dalle piante selvatiche nate da incroci spontanei.

Nella nostra regione qualcosa è stato fatto, come ricorda la Coldiretti, “ci sono oltre 30.000 i semenzali osservati, numerosi semenzali già a frutto che hanno superato la fase giovanile, di cui 190 asintomatici selezionati ed analizzati con PCR quantitativa, 33 semenzali risultati privi del batterio a 3/4 successive analisi, di cui 23 già riprodotti e pronti per essere sottoposti ai test di patogenicità. I risultati attesi riguardano nuove fonti di resistenza nuove varietà, uniche e nate in loco da genitori autoctoni, nuovi genitori locali per attività di incrocio, alla base del progetto di ricerca e sperimentazione «Resixo» condotto dal CNR-Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante (IPSP Bari)”.

Insomma, qualche luce si incomincia a vedere e non è quella del treno in fondo al tunnel. Ma non bisogna dimenticare che nell’area infetta risultano contaminati 183mila ettari e 21 milioni di alberi. Contro il dilagare della Xylella sono strategici il monitoraggio, il campionamento e le analisi di laboratorio per individuare i focolai nei primi stadi della infezione.

Da sempre insistiamo sull’impatto devastante a livello ambientale e paesaggistico, ma anche economico che la Xylella ha avuto e continuerà ad avere nei prossimi anni. Sulla base di uno studio della prestigiosa rivista americana PNAS (Atti della Accademia Nazionale delle Scienze degli Stati Uniti d'America) sulla valutazione dell'impatto di Xylella fastidiosa pauca sull’olivicoltura in Italia, Grecia e Spagna, realizzato nell'ambito del Progetto H2020 POnTE da un team multinazionale di ricercatori guidato da economisti dell'Università di Wageningen (Olanda), la Coldiretti stima che la Xylella potrà avere in Italia un ulteriore impatto economico pari a 5,2 miliardi di euro.

Se vi sembrano pochi…

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