Viva le donne ma solo a parole per favore...

Viva le donne, la parità di genere non si discute, la loro competenza non è in discussione, il loro contributo e il loro punto di vista sono fondamentali. Sul web le parole (e le promesse) sono scolpite sulla pietra e basta consultare un motore di ricerca per inoltrarsi in un percorso dell'ipocrisia che non ha eguali.  

Viviamo l'epoca della trasformazione digitale e della delocalizzazione della memoria per dirla con le parole e i concetti di uno studioso di fama mondiale come Derrick de Kerckove. Web e motori di ricerca ci consentono oggi di frugare nella marea di big data e, se solo lo si vuole, di ricostruire questa babele di chiacchiere che costituisce il canovaccio dell'ennesima farsa della politica regionale.

La Puglia è una regione di maschi "resistenti". Non si oppongono, ma resistono, non cedono. Anzi, sono tutti lì che si sollecitano l'un con l'altro per approvare a parole la legge sulla doppia preferenza di genere. Perché il trucco è tutto lì: declamare e non fare.

Da quanto tempo va avanti questa storia? Da sempre. E fa specie che accada in una regione amministrata da 15 anni dal centrosinistra. Già perché è da sinistra che sono partite le battaglie di civiltà a favore delle donne. Eppure da Vendola a Emiliano solo dichiarate buone intenzioni. Intendiamoci, buone e vere hanno significati diversi.

Naturalmente l'argomento, come si intuisce, non è nuovo (Alessio Viola, con la consueta arguzia, ne ha scritto sabato scorso sul Corriere del Mezzogiorno) ed è stato un caposaldo delle ultime campagne elettorali. Compresa, naturalmente, quella di Emiliano che non aveva avuto esitazione nel definirla (ripetutamente) una priorità della sua agenda politica. Declamazione, appunto, nel teatrino della politica nostrana. 

Sull'argomento sono intervenute molte donne che rivendicano l'approvazione di una legge che, in realtà, dovrebbe "solo" adeguarsi ai principi della legge nazionale 20/2016 (la Puglia è tra le cinque che non l'hanno fatto). Ma tra loro c'è anche chi, consapevole della propria identità e del proprio valore, afferma che una legge di questo genere è in pratica superflua e che le donne dovrebbero vincere in modo "naturale" la loro competizione, confidando solo nelle loro capacità. 

Sul piano della logica (e dell'orgoglio) il ragionamento non fa una grinza, sul piano pratico è una dichiarazione che si schianta contro "le barriere all'ingresso" che da sempre non garantiscono equità alle donne. Non sono in discussione le competenze, ma il "sistema" che non consente di farle emergere. 

L'aspetto più significativo di questa storia va ben oltre le "sfumature" tecnicistiche perché esprime pienamente (purtroppo) l'arretratezza culturale e i vergognosi infingimenti di una classe dirigente che fa delle parole un uso disinvolto e spregiudicato.

Viene da chiedersi, in verità, com'è che ancora discutiamo di parità di genere. O ancora: com'è possibile che su una Giunta regionale costituita da dieci assessori ci sia solo una donna e che in Consiglio siano 5 su 50.

Una società civile ha poco da interrogarsi su un tema di questo... genere. Una incivile ancora si dimena tra promesse, dichiarazioni, puntualizzazioni e distinguo.

Ha dell'assurdo questa storia eppure è tristemente reale. Com'è reale la mancanza di vergogna di chi, senza arrossire, dichiara che si "lavora" da un anno per introdurre la legge pugliese. È la disinvoltura di una politica che tratta da idiota il suo elettorato e non vuole perdere i suoi centri di potere. 

Con la campagna elettorale tornano a fioccare i comunicati sul tema. Tra gli ultimi c'è anche quello del PD, diffuso nella prima decade di questo mese. È un comunicato che "auspica", "sostiene", "afferma": confesso di aver temuto un declino cognitivo che non mi aveva fatto realizzare che il PD era passato all'opposizione. E, invece, no, è ancora al Governo e, tuttavia, "auspica", "sostiene", "afferma". O il Pd è vittina di una sindrome schizoide o recita il copione di una specie di farsa che si trascina da troppo tempo.

Ecco, il tempo. Visto che si vota a settembre ce n'è ancora per rimediare a questa turlupinatura nei confronti delle donne per prime e di tutte le altre persone di buon senso per seconde. Anche perché, alla prova dei fatti, il rischio di un ricorso sulla legittimità del voto è tutt'altro che peregrino. Lo diciamo ora per allora. I pugliesi sanno oggi a chi dovranno presentare il conto domani.


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