Le ultime

Vietato scherzare con l'acqua

La parola d’ordine non può che essere “prevenzione”. Un sostantivo che sintetizza efficacemente tutto quello che si dovrebbe fare per non incorrere in problemi che in qualche caso possono sfociare in vere e proprie tragedie. Parliamo di dissesto idrogeologico, tema quanto mai attuale dopo quanto accaduto a fine novembre a Ischia. Ed anche se nella mappa italiana dei territori a rischio la Puglia non è sul…podio è chiaro che non possiamo né dirci fuori né al passo con tutto quello che (ci) servirebbe per vivere al sicuro. Anche perché la tendenza alla tropicalizzazione è un pericolo costante che riguarda tutti e che si manifesta con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, il rapido passaggio dal sole al maltempo e di precipitazioni brevi ed intense. Secondo il rapporto dell’Osservatorio CittàClima 2022 di Legambiente, la Puglia è comunque tra le regioni maggiormente colpite da fenomeni meteo estremi: se ne contano 112 negli ultimi 13 anni.

La questione è in realtà più complessa di quanto possa apparire. Mettere in sicurezza il territorio, infatti, vuol dire affrontare quello che abbiamo di fronte sotto diversi aspetti. In sostanza, non si tratta solo di progettare grandi opere, ma anche – e soprattutto – di effettuare una manutenzione costante e puntuale nel tempo. E quindi la pulizia ordinaria e straordinaria dei canali, i cigli delle strade, l’alveo dei fiumi, le zone demaniali. Avere insomma un approccio culturale di prevenzione e non di emergenza. Per spiegare esattamente di cosa stiamo parlando, utilizziamo una frase pronunciata dal capo della Protezione Civile nazionale, Fabrizio Curcio, ospite subito dopo la tragedia di Ischia della seguitissima trasmissione “Che tempo che fa”, condotta la domenica in prima serata da Fabio Fazio su Rai Tre. “In Italia – ha detto – facciamo fatica a parlare di prevenzione in situazioni ordinarie, se ne parla solo quando siamo in emergenza”. Il che, tradotto, vuol dire che una volta passato l’evento non si fa nulla o quasi per evitare che accada di nuovo, magari da un’altra parte.

Questo per dire che un costone che frana è un evento straordinario, ma la strada e le campagne allagate per un temporale sono un disagio che si vive costantemente. I canali che dovrebbero far defluire le acque piovane sono spesso pieni di rifiuti e sterpaglie per cui il rischio allagamento è perennemente in agguato.

Le criticità purtoppo non mancano. Ad esempio, a causa del taglio dei finanziamenti statali risulta di fatto bloccato il progetto “Carg” (Cartografia geologica e geotematica), avviato alla fine degli anni ‘80. Si tratta della realizzazione e della pubblicazione della cartografia geologica dell’intero Paese in scala 1:50.000. Pensate che andrebbe a sostituire la vecchia cartografia in scala 1:100.000, realizzata a partire dal 1877 dal Servizio geologico d’Italia. In Puglia la cartografia geologica è praticamente vecchia di 40 anni, quindi inadeguata per individuare rapidamente le zone a rischio. Ovviamente, si sta lavorando per renderla il più possibile aggiornata.

Lo scorso 5 dicembre, in occasione della Giornata mondiale del Suolo, Coldiretti ha fatto il punto. Sono 230 su 257 i comuni pugliesi a rischio di dissesto idrogeologico e a pagarne i costi oltre ai cittadini residenti soprattutto nelle aree rurali, sono proprio le 11.692 imprese che operano su quei territori.

Il rischio idrogeologico, con differente pericolosità idraulica e geomorfologica, riguarda il 100% dei comuni della BAT, il 95% dei territori di Brindisi e Foggia, il 90% dei comuni della provincia di Bari e l’81% di quelli leccesi e sono 8.098 i cittadini pugliesi esposti a frane e 119.034 quelli esposti ad alluvioni. In sintesi, in Puglia 9 comuni su 10 (l’89% del totale) hanno parte del territorio in aree a rischio idrogeologico per frane ed alluvioni anche per effetto del cambiamento climatico in atto che aggrava lo stato di salute di un territorio già molto fragile per la cementificazione ed il progressivo abbandono delle campagne.

In realtà la Puglia non è ferma. Si può fare ancora meglio, ma i numeri spiegano che non stiamo a guardare. Il nostro tallone d’Achille è di fatto il Foggiano, per le sue caratteristiche morfologiche. Ma il rischio alluvionale è presente in gran parte della regione, dal Tavoliere fino al Salento, soprattutto nelle aree in cui si raccolgono le piene provenienti dai rilevati Murgiani e che defluiscono verso le coste. Nel loro percorso naturale trovano ostacoli quali infrastrutture stradali o ferroviarie, insediamenti industriali e centri abitati ovvero bacini endoreici (quelli che non hanno sbocco a mare) nelle terre salentine, determinando così condizioni di allagamento aggravate dalle piogge sempre più intense e concentrate.

È una battaglia lunga, nella quale è vietato distrarsi o mollare. A partire dal 2015 sono stati finanziati 175 interventi per circa 500 milioni di euro a beneficio di numerosi Comuni pugliesi di cui circa il 50% in provincia di Foggia. Novantadue interventi sono stati già completati e collaudati, 21 sono in corso avanzato di realizzazione, 27 progetti approvati sono in fase di appalto, 35 interventi finanziati sono in fase di progettazione.

Gli interventi si riferiscono a vari programmi finanziari concordati tra Ministero dell’Ambiente, Regione Puglia, Presidenza del Consiglio e Dipartimento della Protezione Civile. Inoltre, vi sono ulteriori 44 progetti in fase di redazione a cura del Commissario di Governo (che per legge è il presidente della Regione) grazie ad un apposito fondo di rotazione regionale; 26 di questi progetti sono già cantierabili ma attendono di essere finanziati per poter essere attuati. Occorrerebbero circa 120 milioni di euro. Infine, vi sono richieste di finanziamento per oltre 110 milioni da parte di Comuni pugliesi, inviate alla Regione e caricate sull’apposita piattaforma nazionale “Rendis”, che attendono anch’esse di poter accedere a qualche forma di finanziamento.

Il presidente della Regione, Michele Emiliano, nella sua qualità di Commissario di Governo per il dissesto idrogeologico, ha nominato l’ingegner Elio Sannicandro quale soggetto attuatore, chiedendo di creare un ufficio particolarmente efficiente ed organizzato per fronteggiare questioni molto complesse che i singoli Comuni non sono in grado di affrontare con sufficienti competenze tecniche. La struttura opera frequentemente in collaborazione con il Politecnico di Bari e con le varie Università pugliesi per approfondire le conoscenze scientifiche ed il monitoraggio dei terreni e dei parametri che caratterizzano i georischi in situazioni spesso complicate dagli aspetti paesaggistici ed ambientali. Questo approccio, definito “moderno e multidisciplinare” sembra stia portando a determinare modalità innovative di intervento orientate alla ricerca di un equilibrio tra messa in sicurezza di persone e infrastrutture e ripristino della naturalità dei luoghi e rigenerazione dei centri abitati.

Eppure, le polemiche non mancano. A fine novembre, proprio quando il Consiglio regionale ha commemorato le vittime di Ischia, l’opposizione ha fatto notare come nella stessa seduta sia stato approvato un rendiconto 2021 che attesta come di 13 milioni di euro assegnati alla Regione per la progettazione finalizzata alla messa in sicurezza del territorio, soprattutto quello a rischio idrogeologico, sia stato impegnato solo il 30%. Chiedendosi, inoltre, come mai nel 2021 siano state previste risorse insufficienti per la pulizia dei canali, le sponde dei fiumi, il sottobosco che in casi di avversità climatiche possono causare disastri e vittime.

Resta il fatto che la partita è tutta da giocare e che le premesse per vincerla sulla carta ci sono tutte. Serve però uno sforzo a 360°, che coinvolga tutti gli attori. Un ruolo importante, ad esempio, lo svolge l’assessore all’Assetto del territorio, Anna Grazia Maraschio, di concerto con i Comuni che stanno lavorando sui Pug (Piano Urbanistico Generale). Sarebbe infatti quanto mai opportuno e salvifico sapere se questi stanno prestando le dovute attenzioni al tema del dissesto idrogeologico dei territori di loro competenza. In particolare per quel che riguarda il rilascio delle concessioni edilizie. Non va dimenticato, infatti, che sia la Regione Puglia sia i Comuni sono chiamati ad attualizzare i piani relativi al contrasto del dissesto idrogeologico e ad aumentare i controlli in modo capillare. Peraltro, proprio i Comuni sembrano l’anello debole della catena: spesso non segnalano le criticità, proprio per i limiti di carattere tecnico-strutturale che li condiziona, e di conseguenza tendono in molti casi a non utilizzare le risorse disponibili. Eppure è da questo controllo che dipendono le risposte alla questione. Che in caso di avversità naturali, si potrebbero tradurre nel salvare o meno vite umane. Senza contare i danni alle strutture e alle infrastrutture.


In Capitanata il rischio più alto in puglia

Non solo Ischia: il quadro nazionale sulla pericolosità legata a frane, alluvioni ed erosione costiera dell’intero territorio italiano è preoccupante. Per decenni non si è avuta alcuna cautela, né prevenzione, sotto il profilo della crescita urbanistica e della manutenzione delle aree da cui dipendono alcuni fenomeni.

Secondo la terza edizione del Rapporto “Dissesto idrogeologico in Italia: Pericolosità ed indicatori di rischio”, presentato dall’Ispra, sono oltre 8 milioni gli italiani che abitano in aree ad alta pericolosità e quasi il 94% dei comuni italiani è a rischio dissesto e soggetto ad erosione costiera. Le persone esposte al rischio frane e alluvioni sono un milione e 300 mila residenti in zone a rischio frana, mentre quasi 7 milioni vivono in zone soggette ad alluvioni. Con quasi tre milioni è l’Emilia Romagna la regione con i valori più elevati di popolazione esposta al rischio, seguita da Toscana (oltre un milione), Campania (580 mila), Veneto (circa 575 mila), Lombardia (oltre 475 mila), e Liguria (oltre 366 mila).

In Puglia è la Capitanata a creare preoccupazione, con 16.790 edifici situati in aree a probabilità “elevata” o “molto elevata” di frana. Seconda per pericolosità è la provincia di Lecce con 5003 edifici e 461 imprese collocate in zone ad alto rischio. Rischi minori per le province di Bari, Brindisi e Taranto.

Segnali più positivi arrivano dal fronte dell’erosione costiera, nella cui classifica figura anche la Puglia. E se complessivamente dopo due decenni di interventi i litorali in avanzamento sono superiori a quelli in arretramento, vi sono alcune situazioni regionali ancora da tenere sotto controllo. La costa in erosione è superiore a quella in avanzamento in Sardegna, Basilicata, Puglia, Lazio e Campania. Nello specifico, le regioni con i valori più elevati di costa in erosione sono Calabria (161 km), Sicilia (139 km), Sardegna (116 km) e Puglia (95 km).


Scrivi all'autore

wave