Vero capolavoro di disorganizzazione


La realtà parla chiaro: parate e autocelebrazioni non incantano alcuno

Il dizionario della lingua italiana Devoto-Oli alla voce “organizzatore” recita testualmente: “La persona o ente che si assume il compito di predisporre e coordinare in modo sistematico e funzionale lo svolgimento di un fatto collettivo”.

Ora pensate alla Regione Puglia e alla campagna vaccinale. È partita il 28 dicembre scorso, è stata un sorta di percorso a handicap tanto da finire sull’austero “Financial Times” come esempio di disorganizzazione (al punto da costringere il presidente Emiliano ad affidare la gestione alla Protezione Civile dopo la confusione della gestione Lopalco) per poi trasformarsi in quello che l’ex allenatore del Bari Eugenio Fascetti avrebbe definito “un casino organizzato”. Ovvero, ha aperto le vaccinazioni “a sportello” consentendo a chiunque di vaccinarsi, anche al di sotto dei 60 anni. Risultato: la medaglietta sul petto quando lo scorso venerdì è arrivato in visita a Bari il coordinatore nazionale della campagna, il generale Francesco Paolo Figliuolo. Ma questa non è una corsa e nessuno deve vincere lo scudetto. Semplicemente, bisogna fare le cose per bene e dare la possibilità a tutti di vaccinarsi nel pieno rispetto delle direttive impartite da Roma. Per cui, restare di fatto senza vaccini – come accaduto all’inizio della settimana in corso – è indice di una disorganizzazione che non fa onore a nessuno.

Non a caso, la Regione è nel mirino delle critiche. La Cgil è stata durissima affermando che “si penalizza chi ha aspettato rispettosamente il proprio turno per tutto questo tempo” con riferimento ai soggetti di età più avanzata e ai fragili ancora in attesa.

Il segretario regionale dei pensionati Cgil, Alessandro De Mario, ha inoltre spiegato con chiarezza perché sia stato un errore “non tener conto della necessità di avere una ‘riserva’ di dosi di vaccino che garantissero le prenotazioni e gli eventuali mancati rifornimenti nazionali. Aver deciso di percorrere la strada del ‘vacciniamo il più possibile’ per poter affermare di essere la prima regione in Italia con il più alto numero di somministrazioni in rapporto alle dosi consegnate ha come conseguenza l’ennesima battuta di arresto, con tutti i disagi e le conseguenti reazioni delle persone che così si sentono in qualche modo traditi dalle stesse istituzioni che dovrebbero tutelarli”. Ineccepibile.

Per non parlare della giornata di protesta dei medici di base, sabato scorso 24 aprile, con la manifestazione #iorispettolafila. Durissime le accuse, chiarissime le richieste da parte di chi riceve 12 dosi di vaccino a medico, contro i 250mila soggetti fragili che devono essere vaccinati dalla medicina generale nell’Asl Bari. Una situazione che di fatto vanifica l’aiuto che dovrebbe esser dato alla causa.

La Fimmg Bari chiede certezza sulla distribuzione di quantitativi standard settimanali e una logistica che consenta un’adeguata programmazione settimanale: “La mancanza di certezza sulle forniture – è scritto in un documento – mette infatti a rischio anche le seconde dosi di pazienti fragili, come già accaduto per esempio con gli insegnanti, che avrebbero dovuto ricevere la seconda dose entro la decima settimana e invece la riceveranno ben oltre le 12 settimane”.

Fimmg Bari chiede inoltre regole certe rispetto a chi vaccinare: “Non devono più verificarsi interferenze che sabotano la macchina organizzativa – si legge ancora – come i ricorrenti ‘vax day’ destinati a pazienti con particolari patologie, già contattati dalla medicina di famiglia e la cui vaccinazione è già stata programmata. Così si rende inutile il lavoro dei medici di medicina generale e in molti casi si “salta la fila” rispetto ai criteri di priorità stabiliti a livello nazionale”. I medici chiedono, inoltre, regole certe rispetto ai conviventi e ai caregiver per poter finalizzare al massimo la strategia vaccinale evitando inutili conflittualità con i pazienti.

Sulle barricate contro la Regione anche i sindaci di Modugno, Bitritto e Bitetto dove i centri vaccinali sono attivati ma fermi per mancanza di dosi, a dimostrazione di una organizzazione che definire tale è un eufemismo. Una situazione paradossale, che però è purtroppo la fotografia di quanto sta accadendo al di là delle medagliette che si autoassegna la Regione…


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