Una grande storia di accoglienza

1991-2021. Trent'anni fa gli sbarchi degli albanesi in Puglia. Trent'anni di vita e percorsi insieme. Dal dramma alla convivenza, all'integrazione. Popoli, uomini, donne e bambini in fuga dagli ultimi cascami ideologici di un marxismo dei peggiori tra quelli realizzati nel blocco sovietico. Retrivo, gretto, poliziesco. In fuga e poi a casa qui da noi, in Italia, al Sud, in Puglia.

A Bari e Brindisi soprattutto, tuttavia resta nell'immaginario collettivo il paradigma prettamente fotografico dello sbarco barese dell’8 agosto '91, quando sul breve tratto di costa tra Albania e Puglia galleggiò la nave Vlora, vera e propria massa umana in preda alla disperazione e all'esodo come unica dimensione di possibile speranza per ventimila persone.

Quella speranza fummo noi, terra come sempre votata all'accoglienza.

Tanto è vero che all'epoca -occorre ricordarlo con forza- non ci furono, almeno nell'immediato, episodi di chiusura o razzismo degni di nota. Anzi.

I problemi ci furono tra le istituzioni, è sin troppo noto. Cariche, reazioni da parte degli albanesi, scenari di guerriglia. Drammi su cui è stato detto tanto.

Ma Bari si scoprì assolutamente solidale. Questo lo rammentano e garantiscono ancora oggi gli albanesi. Questo lo sa la storia. Lo sa l'Albania, come stato e nazione. Ha deciso di non saperlo Stoccolma, perché il Nobel alla Puglia come terra dell'approdo -e non solo chiaramente per gli albanesi- sarebbe stato atto dovuto. Non che non siano poi mancati anche i problemi, le incomprensioni, le generalizzazioni. L'umanità è sempre varia, si sa: ma la direzione della storia era quella. Un regime rimestava gli ultimi rancidi scampoli di potere nelle sue stesse ceneri e il proprio popolo cercava di fuggirne. La Puglia allora stava sicuramente meglio di loro ed altrettanto sicuramente -questo va anche detto- meglio di ora, pur figli di quell'ubriacatura anni '80 e di quelle promesse "californiane" che invero qui sembravano essere rimaste ancora solo sulla carta. Ma quella stessa storia ci chiedeva di allungare la mano verso fratelli in difficoltà. Fratelli perché Puglia ed Albania partono, nella notte dei tempi, persino da una geologia in comune, ben prima di quel mare che oggi ci divide o ci unisce, a seconda delle visioni. Ed accadeva poi una storia che si ripeteva, erano "corsi e ricorsi", per usare la nota categoria cara a Giambattista Vico.

E sì, perché ancora oggi al Sud sappiamo quanto viva e presente sia l'eredità arbëreshë, dovuta agli arrivi qui al tempo della minaccia turca nei Balcani, sei secoli fa. Paesi interi nel Mezzogiorno che parlano due lingue. Certo oggi minoranze, tuttavia il segno di culture che si intrecciano, paradossalmente unite pur senza mescolarsi del tutto.

La ricorrenza dell'arrivo della Vlora è dunque l'occasione per una serie di riflessioni. Per questo abbiamo ascoltato i pareri di due testimoni, impegnati sul campo secondo diverse dinamiche ed esperienze.

Leo Palmisano, sociologo e studioso barese, negli anni ha approfondito questi passaggi storici e, appunto, sociologici.

"Il mio ricordo di quei frangenti è legato a Casalabate, nell'alto Salento -ci dice Palmisano-. Lì vidi dalla spiaggia le grandi imbarcazioni in mare, poi ci fu la Vlora e devo dire che la città rispose con l'umanità che sappiamo. Bari fu catapultata in una grande storia improvvisa di accoglienza. Le prime fasi furono gestite in primis dalle strutture cattoliche, penso alla Caritas, poi si mise in moto gran parte della città più attiva". "La solidarietà ci fu, quella tipica dell'uomo che aiuta il fratello sofferente, quella delle calamità, come i terremoti. I problemi sono cominciati dopo, con le altre ondate degli anni Novanta, per colpa di una narrazione non solo politica ma anche di una certa stampa. Invece la cultura mediterranea unisce ed unirà sempre pugliesi ed albanesi", continua il sociologo. Di certo quegli sbarchi furono anche il segno più drammatico della fine di tutta un'esperienza politica. Osserviamo al nostro interlocutore.

E Palmisano: "Non c'è dubbio. L'icona della Vlora per me vale anche più della caduta del Muro di Berlino, in questo senso. Perché nell'umanità dolente che attraversa l'Adriatico si coglie il fallimento del comunismo di stile sovietico e brezneviano nell'aver tradito proprio le masse sociali più povere, costrette alla fuga". Ma vien da chiedersi: l'integrazione è stata totale con gli albanesi?

"Figurarsi, certo che sì. La cultura era la stessa, tanto più con noi del Sud. Le campagne, l'artigianato legato all'edilizia, le attività marine. C'era un insieme di tradizioni e di storie antropologiche che non poteva che unirci".

Da Palmisano. a Arbër Agalliu, giornalista e studioso albanese, ormai pienamente italiano, anche come cittadinanza. È arrivato in Italia con gli sbarchi del 1998, ha passato quegli anni sulla sua pelle e sa bene di cosa parla, un tragitto di vera vita collettiva.

Oggi vive e lavora in Toscana, ha 33 anni, allora era un bambino.

Con lui capisci quanto si incontrarono due culture amiche.

"L'Italia era per noi l'America. Eravate la rinascita, un miraggio malgrado la vicinanza, una speranza -attacca il giornalista albanese - ma i primi sbarchi di marzo dovevano però far forse preparare meglio le strutture, invece all'inizio ci fu disorganizzazione, tanto è vero che dal Nord già approfittarono per disprezzare un presunto Sud poco attrezzato".

"Nel '98, quando sono arrivato io, seppur in un clima di maggior diffidenza rispetto al '91 -continua il giornalista confermando le parole di Palmisano-, comunque si sono sperimentati incontri e intrecci di culture, anche linguistiche, si pensi alla presenza arbëreshë, anche in Puglia. Sono percorsi difficili ma la strada era obbligata: convivenza, interazione".

Ma gli arbëreshë cosa fecero nel concreto? "Gli albanesi già qui da secoli ci aiutarono in questo percorso, anche garantendo aiuti materiali - illustra Agalliu - e interazione anche in questo caso, perché ci raggiunsero dalle aree daune della Puglia, anche dalla Sicilia. E poi gli albanesi immigrati nel decennio ’90 si sono spesso insediati, a loro volta, in questi paesi di etnia arbëreshë, terre eredi di due emigrazioni, se pensiamo alle genti che dai paesi del Sud sono andati per davvero nelle Americhe tra '800 e '900".

Queste vicende non sono però state prive di gravi problemi. "Tanti problemi. Ad esempio, come viene ancora oggi gestita l'immigrazione in Italia? Alla fine, che differenza c'è tra gli attuali centri preposti all'alloggio disagiato di chi sbarca oggi e quel che accadde allo stadio Della Vittoria?", si chiede il nostro collega ricordando la celebre e discussa sistemazione improvvisata degli sbarcati della Vlora nel vecchio stadio di Bari. Eppure, questa è stata la storia di un grande incontro. La Puglia e il Sud, insomma, amici degli albanesi da sempre.

"Certo, il debito del mio popolo verso la Puglia è gigante. I problemi sono fisiologici. Ma l'umanità dei pugliesi e degli italiani del Sud è fuori discussione".

EPolis Bari ringrazia il fotoreporter Luca Turi per aver contribuito a questo ricordo con le splendide e drammatiche immagini del suo reportage che ha fatto il giro del mondo riscuotendo larghi successi e premi

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