Una Fiera poco fiera e tutta da rifondare

E la Fiera non c’è più, e la Fiera non c’è più… Non è il cantilenante ritornello di una filastrocca per bambini, ma l’amara realtà: la Fiera del Levante, o meglio la Campionaria di settembre, quest’anno non si terrà. La notizia era nell’aria già da alcuni giorni, ma l’ufficialità è arrivata all’ora di pranzo di martedì 27 luglio, attraverso un comunicato stampa della società concessionaria degli eventi nel quartiere fieristico.

Vale la pena di leggere la nota in dettaglio. “Pur confermando il calendario delle numerose fiere specializzate in programma nel quartiere fieristico di Bari (2021-2022), Nuova Fiera del Levante Srl si vede costretta a rinviare al prossimo anno l’organizzazione dell’85esima edizione della Campionaria di Settembre. Una decisione essenzialmente legata alla scarsa adesione delle aziende per le difficoltà finanziarie, per la mancanza di materie prime e di prodotti disponibili, in conseguenza delle ripetute restrizioni adottate dai governi per contenere la pandemia. Un quadro che rispecchia perfettamente la situazione in cui versano migliaia di piccole e medie aziende/imprese in grandissima difficoltà”.

Tradotto in parole povere significa che la responsabilità della mancata edizione 2021 viene scaricata in primis sulle aziende, perché non hanno i soldi per pagare gli spazi e non hanno i prodotti da mettere in mostra. Sembrano una giustificazione e uno scaricabarile a dir poco speciosi. Se davvero si voleva fare la Campionaria, forse era il caso (e l’occasione giusta) di abbassare le tariffe di affitto degli spazi, proprio per agevolare la partecipazione e in considerazione delle difficoltà che tutti hanno dovuto affrontare. Ma se una Fiera si limita a fare l’affittacamere…

Quanto alla mancanza di prodotti, è una affermazione a dir poco surreale. Invece, ci risulta per certo, dalle testimonianze raccolte tra espositori storici della Campionaria, che alcune aziende hanno rincorso per oltre un mese i funzionari addetti alla gestione degli spazi, mentre questi ultimi si trinceravano dietro frasi del tipo “è ancora presto”, “risentiamoci la prossima settimana”, “stiamo definendo, le faccio sapere”, “a fine mese le saprò dire qualcosa”. È evidente che la decisione di far saltare la Campionaria viene da lontano, non è stata presa negli ultimi giorni. Ma soprattutto c’è da chiedersi: che bisogno c’era di scaricare la responsabilità sulle aziende espositrici? Perché?

Inoltre, non si può dimenticare che le ultime edizioni erano state tenute in piedi soprattutto grazie al massiccio intervento di enti pubblici, a cominciare dalla Regione Puglia, che avevano affittato gli spazi, facendo passare per presenza e comunicazione istituzionale quello che in realtà era un aiuto pubblico alle casse della Nuova Fiera del Levante.

L’ineffabile nota della società concessionaria prosegue, poi, sottolineando che: “A tutto questo si deve aggiungere anche il timore di non poter rispettare impegni a lungo termine in considerazione delle variabili dovute all’andamento dei contagi da COVID/Variante Delta, oltre a tutte le problematiche sull’utilizzo del Green Pass. Rinviare la Campionaria è un atto dovuto che si compie nel rispetto di chi aveva deciso di esserci, ed a cui non si vuol chiedere di aggiungere alla fiducia un rischio”.

Eccola la verità: l’incapacità di garantire controlli e sicurezza all’interno del quartiere fieristico e, soprattutto, negli spazi chiusi. Peccato che questa affermazione vada in rotta di collisione con quanto sostenuto dalla AEFI (l’Associazione Esposizioni e Fiere Italiane), della quale la Fiera del Levante fa parte, e dal suo presidente, Maurizio Danese, che la scorsa settimana aveva dichiarato: “Condividiamo la decisione del presidente Draghi e del Consiglio dei ministri di estendere l’obbligatorietà del Green pass per l’accesso alle fiere italiane. Una soluzione auspicata da gran parte degli organizzatori fieristici, dagli espositori e dai buyer esteri in procinto di partecipare alle 335 manifestazioni previste da qui alla fine dell’anno. Grazie al decreto approvato, da agosto le nostre manifestazioni già regolate da protocolli di sicurezza validati dai ministeri degli Esteri e della Salute, saranno ancora più sicure. Auspichiamo che questa ulteriore misura possa contribuire a rendere più agevoli i corridoi sanitari previsti per buyer esteri e consentire così alle imprese del made in Italy il ritorno al business fieristico, che vale ogni anno circa 60 miliardi di euro”.

Evidentemente la Fiera del Levante non fa parte della maggioranza degli organizzatori fieristici. Oppure, ci sembra molto più probabile che Danese si riferisse a fiere nelle quali si fanno affari grazie alla presenza di buyer (operatori) italiani ed esteri, mica a campionarie che ospitano bancarelle nella galleria delle nazioni, spacciandole per presenze di Paesi stranieri.

“Nuova Fiera del Levante Srl, sulla base di un bilancio consolidato e di un fitto programma di lavoro su cui è impegnata, opta dunque per un «pit stop» tanto per dirla in gergo agonistico – conclude il comunicato - ed è già al lavoro per l’organizzazione della prima Campionaria post pandemia. Quella che sarà innanzitutto una grande festa per tutte e tutti, e che si strutturerà in continuità con l’edizione del 2019 in cui oltre 300.000 visitatori affollarono il quartiere fieristico che registrò sold out in tutti i suoi spazi”.

Aldilà dei soliti annunci scoppiettanti, che fanno sorridere e lasciano il tempo che trovano, bisognerebbe invece soffermarsi sulle pietose condizioni in cui versa il quartiere fieristico, come hanno potuto verificare i tanti baresi che si sono recati presso l’hub vaccinale in questi ultimi mesi. La società concessionaria ha sottoscritto il contratto con la Regione con l’impegno prioritario di riqualificare, risanare e rilanciare il quartiere fieristico, oltre che gestirlo. Cosa è stato fatto nei primi due anni, visto che il Covid è arrivato soltanto nel 2020?

Inoltre, è il caso di soffermarsi sulle affermazioni relative a un bilancio consolidato e a un fitto programma di lavoro. Di quale bilancio si parla? Non certo quello della società di gestione, visto che dall’avvento della Nuova Fiera del Levante SrL sul sito istituzionale non è mai apparso uno straccio di bilancio. E cosa ne pensa il socio di minoranza, BolognaFiere, detentore del 15% del pacchetto azionario, di questa mancanza di trasparenza, visto che invece sul sito di BolognaFiere è tutto chiaro e accessibile? Ah, a proposito del sito, che dovrebbe essere la vetrina con cui comunicare al mondo, a cominciare dai potenziali clienti espositori, fino alla tarda serata di martedì 27 luglio, l’annuncio della rinuncia alla 85esima Campionaria non era stato ancora pubblicato.

Nessuno vuole sminuire il drammatico impatto che l’epidemia ha avuto sul sistema economico nazionale e mondiale. Il periodo di stop forzato, secondo stime dell’AEFI, ha causato lo scorso anno al sistema fieristico italiano perdite di fatturato del 75-80% rispetto al 2019. Ma proprio per questo è il momento di dare un segnale forte, di ripartire, di riprogrammare seriamente l’attività, adeguandosi alle norme e facendo in modo di essere promotori della ripartenza, cogliendo i segnali di speranza e di fiducia che arrivano dalle imprese.

Per Bari era l’occasione di ricalibrare la Campionaria, di immaginare una manifestazione diversa, di sperimentare. Tanto, se fosse andata male nessuno avrebbe avuto il coraggio di criticare, viste le condizioni di difficoltà, proprio quelle denunciate nel comunicato stampa. Invece, si è deciso di attendere, di sedersi e guardare cosa succede, cosa fanno gli altri, con una logica fatalista, perdente e che rischia di affossare definitivamente la Fiera del Levante.


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