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Un silenzio che racconta da 55 anni

La città di Bari detiene un vero e proprio luogo della memoria civica e nazionale, un tempio laico e civile. Un luogo che vi vogliamo raccontare almeno nelle sue grandi linee. Ci riferiamo ad uno spazio sicuramente molto noto e citato ma non sappiamo quanto, in realtà, adeguatamente conosciuto dai baresi stessi. Ci stiamo riferendo al Sacrario Militare dei Caduti d’Oltremare di Bari, istituito ed inaugurato il 10 dicembre del 1967, esattamente cinquantacinque anni fa. L'anniversario ci sembra il giusto pretesto per parlare di una struttura, in effetti, forse non appieno sentita dai baresi come propria, rispetto magari ad altri ambiti più identitari. Influisce probabilmente la sua collocazione non centrale rispetto all'urbanistica cittadina, né poteva essere altrimenti, vista la mole dell'impianto e dell'area.

Spesso considerato afferente solo o soprattutto alla Seconda guerra mondiale per le numerose spoglie dei soldati del periodo presenti, il sacrario custodisce, in realtà, anche i soldati che morirono in Albania durante la Grande Guerra. "Deve il suo nome al fatto che gli oltre settantamila resti mortali che vi si trovano provengono dalla dismissione dei cimiteri di guerra costruiti nei territori d’oltremare dove operarono le unità italiane durante i due conflitti mondiali (Balcani, Africa Settentrionale e Africa Orientale)". Così nella presentazione ufficiale della struttura ai suoi visitatori. Recentemente sono stati traslati all’interno del sacrario anche quei soldati morti nei campi di concentramento o di lavoro istituiti dopo l’8 settembre 1943 nel territorio della ex Repubblica Democratica Tedesca. Questo per dire quanto varie siano le storie e le provenienze dei tanti che qui riposano. La storia del '900, anzi la sua parte più truce, qui trova la sua casa, casa appunto della memoria, nel rispetto prioritario delle storie di chi trovò morte per difendere la propria patria. In guerre sbagliate, certamente, tuttavia di sicuro rappresentando il Paese.

"La costruzione del sacrario - come si legge nella pagina dedicata al monumento barese sul sito del Ministero delle Difesa - progettata e diretta dagli ingegneri gen. Arnaldo Tizi e Giuseppe Triggiani del ministero della Difesa-Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra, parte dunque da quel lontano dicembre del 1967. Il complesso monumentale è definito "a sviluppo orizzontale", immerso in un ampio parco e si articola su due piani (terra e rialzato). Il primo contiene la Sala dell’Albo d’Onore, dove sono custoditi quattro armadi in bronzo: uno di questi contiene i volumi in cui sono riportati in ordine alfabetico i nominativi dei caduti del sacrario. Negli altri invece i tabulati relativi ai caduti e dispersi in Russia. Il sacrario comprende anche un’area museale, la cripta, una sala visione di documentari, vari locali commemorativi e gli uffici della direzione del sacrario stesso, con annessi spazi polifunzionali".

Negli ultimi tempi anche un restauro, lavoro conservativo con fondi stanziati dalla Struttura di Missione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, sotto la supervisione del Commissariato generale per le onoranze ai Caduti. Il sacrario ha sede in via Gentile, nel quartiere Japigia. Copre una superficie vasta ed imponente, elegante anche nella sua austera e grande mole bianca, godibile già dalla strada che gli si affianca. Una visita al sacrario, magari da soli, con la giusta atmosfera di raccoglimento, permette una percezione del luogo ponderata.

Un'epigrafe chiarisce, con riferimento ai tanti sepolti: "I loro corpi sono sepolti in pace ed il ricordo vivrà in eterno". E poi un'altra: "Ottennero il regno della gloria e la mano del Signore li protegge". I loculi sono sigillati con una lastra di bronzo che riporta il nome, il grado e le eventuali ricompense al valor militare del caduto. Vari, come già precedentemente accennato, i paesi di provenienza dei resti mortali: Germania, ex Jugoslavia (1940-45), Grecia e Albania (1940-45), Marocco, Tunisia e Algeria (1940-45), Africa settentrionale e Libia (1911-39 e 1940-43), Africa orientale ed Albania (1915-18). Dei settantamila resti mortali di militari, ben quarantamila sono ignoti. "I resti provengono dai territori dove operarono le truppe italiane durante la prima e la seconda guerra mondiale: Balcani, Africa settentrionale e orientale, Mediterraneo". Così ancora la pagina istituzionale del sacrario. Attualmente è spesso sede di cerimonie commemorative: tra le principali, quelle delle festività del 25 aprile e del 4 novembre. Tra le massime autorità, è spesso invitato e presente anche il presidente della Repubblica. Altra caratteristica: il sacrario è sede del museo dei cimeli di guerra appartenenti alle truppe italiane di più periodi. Il contenitore ricostruisce le varie fasi delle guerre combattute e custodisce uniformi, fotografie, armi, documenti ed oggetti privati appartenuti alle forze armate. Tra i campi di guerra al centro del museo: 1940-43, Africa settentrionale; difesa del traffico navale con l'Africa settentrionale; 1940-41, Africa orientale; guerra navale 1940-43; Grecia e Albania, 1940-45; partecipazione delle nostre forze sul fronte sovietico, 1941-43; resistenza armata italiana, 1943-45; guerra in Etiopia, 1935-36; conquista dell'Eritrea, 1882-1900; conquista della Somalia, 1891-1931; conquista della Libia, 1911-31; guerra aerea, 1940-45. Godibile la proiezione di documentari e filmati d'epoca (sala delle proiezioni con settantadue posti a sedere). E la già richiamata cripta? Sui muri anche qui rievocazione, oltre alla preghiera, s'intende. Varie le lapidi che ricordano i nomi dei caduti, accertati ma magari non sempre individuati.

Una particolare iscrizione è dedicata ai centoquaranta fedeli ascari, eritrei e libici, i cui resti sono stati trasferiti in Italia solo nel 1972. Sulle pareti che racchiudono le tombe dei quarantacinquemila militari ignoti insiste, invece, la scritta latina: "Et nomen cum sanguine pro Patria dedimus", ossia "Insieme col sangue anche il nome dedicammo alla Patria". Grande l'aula liturgica adibita spesso per le celebrazioni eucaristiche e le preghiere. È al grande piano rialzato che si trovano le spoglie dei militari, precisamente nel chiostro centrale. Nell'ampio cortile ecco poi l'altare in marmo per le funzioni religiose all'aperto, con alle spalle una colonna di venticinque metri con quattro croci, una per ogni punto cardinale.

Secondo sacrario italiano per dimensioni


Quello di Bari è il secondo sacrario più grande d'Italia, dopo quello di Redipuglia, in Friuli, comune di Fogliano Redipuglia, provincia di Gorizia. Una curiosità, poi, tra storia e letteratura. Tra i tanti militari e cittadini italiani sepolti a Bari, va ricordato infatti anche uno scrittore: Berto Ricci, fiorentino, anomala figura di intellettuale durante il regime fascista. "Nella culla di questo silenzio, tra i cannoni che scrutano il cielo a tiro diretto, riposa ciò che resta di Roberto Ricci, detto Berto, volontario caduto in Libia nella Seconda guerra mondiale". Così qualche anno fa, sulla Gazzetta del Mezzogiorno, Alberto Selvaggi. Ricci è stato il fondatore de L’Universale, "rivista eretica e spietatamente critica verso il regime ducesco al quale pure voleva un gran bene" (ancora Selvaggi). Sulla figura di Ricci segnaliamo anche il volume "L’Universale. Contributi per un’atmosfera", edizioni Oaks 2019, a firma del giornalista barese Michele De Feudis.

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