Un’Italia che va al 110%

Che sia una opportunità è abbastanza chiaro. A luglio 2020 il Decreto Rilancio ha introdotto il cosiddetto Superbonus: una detrazione del 110% sulle spese sostenute per chi effettuerà interventi di isolamento termico, sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale e riduzione del rischio sismico nei propri condomini o abitazioni singole. La detrazione vale per i lavori effettuati dal 1° luglio 2020 al 30 giugno 2022. A seconda dell’anno di sostenimento della spesa cambia la suddivisione della detrazione negli anni ed anche se qualcuno in realtà obietta sulla effettiva bontà del provvedimento ma i numeri già dicono che in realtà chi non apprezza è sostanzialmente in minoranza.

L’idea di fondo è sicuramente positiva e propositiva: siamo di fronte alla possibilità di “ridisegnare” in qualche modo il Paese, rendendo più moderno ed efficiente senza dimenticare che si punta ad un efficientamento sul piano energetico che se non ci metterà al passo con gli angoli più moderni d’Europa, certamente ci consentirà un balzo in avanti in un futuro che rimandiamo da troppo tempo.

E allora: riqualificazione del patrimonio immobiliare italiano; riduzione delle emissioni inquinanti; ripresa delle attività economiche connesse all’edilizia popolare. Tre obiettivi tanto chiari quanto importanti per la ripresa di un’Italia duramente provata dalla pandemia.

Non è del resto un caso che non più tardi dello scorso lunedì 21 giugno l’Italia abbia incassato un giudizio più che lusinghiero nella valutazione che la Commissione Ue ha dato sul Pnrr (Piano Nazionale di Resistenza e Resilienza) che è in pratica la chiave che consente l’accesso ai sostegni del Recovery Fund. Per le scelte del governo Draghi tutte A, cioè il massimo voto possibile, e una B alla voce “Costi”. Ma questo non deve spaventare perché è accaduto lo stesso ai piani degli altri Paesi approvati finora. In sostanza, il piano “contribuisce ad affrontare in modo soddisfacente” le raccomandazioni specifiche della Ue. Ovvero, il Pnrr italiano risulta “ben allineato” al Green Deal, con il 37% di misure indirizzate alla transizione climatica, tra cui progetti di efficientamento energetico degli edifici (proprio il Superbonus) oltre a favorire la concorrenza nel mercato del gas e dell’elettricità.

E infatti, l’obiettivo del superbonus 110% è soprattutto rendere più efficienti gli immobili da un punto di vista energetico. A differenza delle precedenti misure di incentivo fiscale con identico obiettivo, questa si contraddistingue oltre che per un’aliquota molto più elevata, anche per un approccio più completo e integrato all’efficientamento energetico domestico. Per potervi beneficiare è necessario certificare la bontà degli interventi, mediante una procedura di asseverazione che dichiari, nero su bianco, che gli interventi di efficientamento energetico hanno apportato un miglioramento della classe energetica dell’edificio di almeno due classi. La questione implica la presenza di impianti fotovoltaici, di particolari sistemi di trasformazione dell’energia termica o ancora l’isolamento termico degli involucri, che sono, appunto, gli interventi consentiti dal superbonus 110%.

Nel dettaglio, gli interventi sono divisi tra trainanti e agganciati ai lavori trainanti. Per trainante si intende la riqualificazione energetica degli immobili, come l’isolamento termico sugli involucri, interventi su parti comuni mediante la sostituzione degli impianti di condizionamento; questo intervento è ammesso anche negli edifici unifamiliari o plurifamiliare purché la sostituzione riguardi l’impianto di climatizzazione. Per interventi “agganciati” si intendono quelli conseguenti: ad un intervento trainante.

Una parte importante riguarda poi gli interventi antisismici. In questa ottica, se ben utilizzato, il superbonus 110% potrebbe risultare una sorta di chiave di volta per ridisegnare un Paese che come il nostro ha pagato un prezzo sempre altissimo in casi di eventi così catastrofici. Tanto che spesso si è detto senza far poi coincidere parole e fatti e troppo spesso si è corso ai ripari solo quando il danno risultava fatto.

Per quanto riguarda gli interventi antisismici, sono ammesse alla detrazione del 110% le spese sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021, comprese quelle di classificazione e verifica sismica degli immobili, per interventi di messa in sicurezza statica degli edifici (ordinariamente agevolate con la detrazione del 50%) o di riduzione del rischio sismico con passaggio a una classe inferiore (fino a oggi, con bonus del 70% per le case singole e del 75% per i condomìni) o a due classi (80% per le case singole, 85% per i condomìni), con procedure autorizzatorie iniziate dopo il 1° gennaio 2017.

Il più grande vantaggio è, per i proprietari, di poter riqualificare interamente un immobile a costo zero. Ovviamente se si rispettano le soglie di spesa previste, il che non è sempre facile. Si può effettuare l’isolamento termico a cappotto, si possono sostituire gli infissi, le persiane, gli impianti di riscaldamento, gli impianti di climatizzazione, gli impianti radianti e si possono installare pannelli solari fotovoltaici e termici praticamente senza spendere un solo euro. Una ristrutturazione completa della casa, con conseguente riduzione delle bollette di luce e gas per il resto della vita, completamente gratis. Tutto questo, a patto di affidarsi ad un progettista che sappia pianificare correttamente gli interventi in modo da rispettare i requisiti previsti dalla legge e le scadenze per la consegna e il pagamento dei lavori.

Di contro, procedure molto stringenti e sanzioni pesanti (fino al 200% del credito riconosciuto) per chi sbaglia o ne approfitta in maniera mendace sono i principali deterrenti. Molti dubitano anche della capacità di alcuni tecnici di garantire il rispetto dei requisiti e questo è stato forse il primo ostacolo che ha allontanato tanti dal Superbonus.

La garanzia di rispettare i requisiti, inoltre, non può prescindere da uno studio preliminare di fattibilità, in cui un tecnico deve analizzare l’immobile, effettuare la certificazione energetica (se assente), sanare eventuali irregolarità catastali o urbanistiche e, solo dopo, può esprimersi sul tipo di interventi da effettuare per garantire il salto delle due classi. Tutta questa fase di progettazione, inevitabilmente, ha dei costi, che possono essere rimborsati solo se si procedere con i lavori, mentre vanno “persi” se non si procede.

Infine, un altro limite riguarda le soglie di spesa, che possono non essere sufficienti quando i lavori per migliorare di 2 classi energetiche l’immobile sono consistenti. Il credito d’imposta maturato con il bonus 110 può essere detratto in 5 quote annuali (e non 10) in sede di dichiarazione dei redditi.

Insomma, un’opportunità.


Oltre 6500 richieste all’agenzia delle entrate

A più di un anno dalla sua introduzione, sono oltre 6.500 le richieste ricevute dall’Agenzia delle Entrate per quanto riguarda l’agevolazione, come recentemente emerso durante l’audizione alle commissioni Attività produttive e Ambiente della Camera. Ma buone notizie ed altri dati importanti sullo stato dell’arte dell’intervento sono stati diffusi da Enea, l’ente che ha il compito di monitorare e gestire il Superbonus 110% dal punto di vista tecnico.

Secondo l’Enea sono infatti circa 18.000 i tecnici asseveratori che si sono registrati alla piattaforma online. Il report analizza anche quali sono gli interventi più richiesti dagli italiani. Il primo è l’intervento trainante, ma anche più semplice da implementare, ovvero la sostituzione dell’impianto di riscaldamento, seguito dagli interventi trainanti sull’involucro dell’immobile. Al terzo posto, invece, troviamo gli interventi trainanti sull’involucro del condominio.


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