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Turismo pugliese: tanto tuonò che alla fine spuntò il... sole

In Puglia fino al 6 gennaio sono 43 le iniziative in co-branding che hanno ottenuto dalla Regione finanziamenti per oltre 665mila euro. Si tratta di mercatini di Natale, presepi viventi, iniziative legate al cibo e al vino con le quali il nostro territorio intende accogliere i turisti delle festività natalizie.

Non solo turisti provenienti da altre regioni, se non dall’estero, ma anche quelli “interni”, cioè chi si sposta da un comune pugliese all’altro alla ricerca di qualcosa da fare, da vedere, o da comprare, soprattutto nella fine della settimana. In realtà sembra che l’obiettivo principale siano questi ultimi, una sorta di “panem et circenses” ad uso regionale per i pugliesi, perché ci sono ben altri programmi per cercare di intercettare i flussi internazionali. Pensate che PugliaPromozione (l’agenzia regionale del turismo) ha preparato un superpacco di Natale, che prevede un tour mondiale con due mirabolanti eventi che si terranno ai due capi del globo terracqueo. Il primo in programma il 19 dicembre in Lussemburgo con il “Negramaro wine event”, una giornata sul vino con masterclass e incontri di promozione sul vitigno salentino per eccellenza. Il secondo addirittura in Thailandia, a Bangkok, dove dal 19 al 21 dicembre si terrà “Sawasdee Puglia”, una “tregiorni” tutta centrata sulla cucina natalizia pugliese e la sostenibilità alimentare.

È troppo facile affondare il coltello nella piaga della qualità e della programmazione della promozione turistica della nostra regione. Le scelte si commentano da sole, ma in un periodo di ristrettezze, tagli ai servizi per i cittadini, riduzione della pubblica illuminazione, etc… buttare dalla finestra anche solo qualche migliaio di euro risulta difficilmente accettabile.

Intanto, in attesa di verificare gli strabilianti risultati di cotanta scellerata promozione turistica e di incontrare frotte di lussemburghesi e thailandesi per le strade dei nostri comuni, ovviamente a Natale 2023, chi volesse soggiornare in un agriturismo, durante queste festività, rischia di faticare non poco per trovarne uno aperto. Da una indagine tra le strutture agricole che fanno accoglienza e ristorazione aderenti a Confagricoltura e ad Agriturist Puglia, risulta che oltre il 60 per cento delle strutture agrituristiche pugliesi ha chiuso i battenti dopo il ponte di Ognissanti e non riaprirà prima di Pasqua.

Il motivo? Troppo alti i costi di gestione e quelli energetici. Dopo un’annata discreta che, da gennaio a ottobre, ha fatto registrare 3.902.400 arrivi e 14.956.400 pernottamenti, con rispettivi -1% e +1% rispetto allo stesso periodo del 2019, a Natale preferiscono non aprire, perché se pure si lavorasse con tutte le stanze occupate, ma solo per 6-8 giorni, sarebbe in perdita, soprattutto con i costi energetici alle stelle. Già in estate gli aumenti del 10-15% hanno coperto molto parzialmente i rincari energetici e i guadagni si sono ridotti.

In compenso, c’è una buona notizia: quasi tutte le strutture agrituristiche stanno investendo in fonti di energie rinnovabili, soprattutto il solare. Insomma, per parafrasare il noto proverbio: tanto tuonò che spuntò il sole.

E chissà che prima o poi non sia baciato dal sole anche chi gestisce i denari pubblici e si convinca ad affrontare in maniera organica, a cominciare dal dialogo e dal coordinamento con i rappresentanti degli operatori turistici, per cercare di programmare azioni coordinate ed efficaci. E visto che siamo in tema di proverbi, è vero che la speranza è l’ultima a morire, ma se si continua come fatto finora, muore anche la speranza.

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