Turismo e cultura senza strategia è "opera perduta"

Chi sostiene che la cultura non dia da mangiare sbaglia. Basta guardare all’ormai famigerato binomio cultura-turismo. Per non parlare delle roboanti kermesse culturali disseminate lungo lo stivale e ripartite in questa estate. Senza dimenticare le mostre di grandi artisti capaci di attirare migliaia di appassionati d’arte (e anche chi non ci capisce niente, che potrà raccontare nelle serate d’inverno agli amici di aver vissuto un’estate culturale, visitando questa e quella mostra lontano dai malsani assembramenti in spiaggia).

E la cultura, da madre generosa alla quale tutti possono abbeverarsi, riesce a dare da mangiare anche ai delinquenti. Come è accaduto a Bari nella prima fine settimana di luglio, quando l’apertura straordinaria nell’àmbito della “Notte dei musei”, fino a tarda sera di sabato 3 e domenica mattina 4 luglio, della Pinacoteca Provinciale “Giaquinto” si è trasformata in una ghiotta occasione per rubare un quadro del pittore macchiaiolo Silvestro Lega.

L’opera è intitolata “L’Arno a Rovezzano” e misura 20,4 cm di larghezza per 11 di altezza, quanto un tablet di prima generazione, un 8 pollici, e risale ai primi anni del decennio 1880-1890. Il quadro ritrae un barcone in primo piano dolcemente cullato dalle acque dell’Arno, mentre sullo sfondo si dipana un paesaggio fluviale dominato da un colle. Un luogo magico, che ha ispirato scrittori come Papini, Pratolini, Palazzeschi, D’Annunzio, e al quale Montale ha dedicato una poesia. Il quadro faceva parte della donazione Grieco, che proprio poche settimane fa aveva trovato una nuova sistemazione nelle sale della Pinacoteca, al quarto piano del palazzo della Provincia. Chi lo ha rubato non dovrebbe essere un visitatore rapito dalle pennellate lente e poderose di Lega, ma qualcuno che conosceva perfettamente l’ambiente in cui il quadro era collocato, tanto da sapere che era in un angolo “cieco” del sistema di videosorveglianza, cioè in un punto in cui le telecamere non arrivavano a controllare. Se non ci fosse stato quell’angolo cieco, il quadro molto probabilmente non sarebbe stato rubato. Diciamo che l’occasione (conosciuta) ha fatto l’uomo o la donna ladro/a.

Aldilà del gesto e del valore perduto, è questo che fa male: quando si tratta di cultura c’è sempre qualcosa che manca. Non era possibile collocare un paio di telecamere in più per controllare il totale degli ambienti? Chi governa spara slogan sull’importanza della cultura, sul suo irrinunciabile ruolo come traino per il turismo. Eccolo il nocciolo del problema: per la politica, per i rappresentanti delle istituzioni, per chi amministra, la cultura è un accessorio del turismo, utile in quanto capace di attirare presenze e quindi garantire consumi, occupazione di posti letto, e così via.

D’altro canto, anche il PNRR, il piano di rilancio dell’economia del nostro Paese, che destina oltre 6,5 miliardi di euro alla cultura si propone di “incrementare il livello di attrattività del sistema culturale e turistico del Paese…”

Finché non riusciremo a svincolare la cultura da logiche sfacciatamente consumistico-turistiche, mancherà sempre qualcosa per completare il… quadro. Finché non si investirà nella cultura, inteso come valore a sé stante, pilastro del vivere civile, a cominciare dalla scuola per arrivare ai festival letterari, ai musei e alle mostre, dovremo fare i conti con le reiterate occasioni perdute. Rischiamo di doverci rassegnare alla scarsa valorizzazione di tutela e di sviluppo del nostro patrimonio culturale, artistico e architettonico che, come si sosteneva fino a pochi anni fa, è il nostro petrolio. Non bastano iniziative straordinarie come “La notte dei musei”, perché se non si investe seriamente l’altra faccia della medaglia è il dover fare il conto delle opere perdute.

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