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Trasporto pubblico: ecco la Transiberiana degli annunci

Per tre mesi, dal primo settembre al 31 dicembre, i pendolari spagnoli non pagheranno il costo dell’abbonamento per viaggiare sui treni a breve e media distanza, fino a 300 chilometri. Lo sconto sarà valido anche per i collegamenti Avant (treni a 250 chilometri orari) Madrid-Segovia-Valladolid, Málaga-Córdoba-Siviglia, Barcellona-Tarragona-Lleida. Resteranno a pagamento i singoli biglietti sui convogli ad alta velocità (treni a 350 km orari). Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha detto che la promozione del trasporto pubblico è una delle misure necessarie per il risparmio energetico e per combattere l’inflazione e gli aumenti dei prezzi causati dalla guerra in Ucraina.

Non è gratuito, ma di certo molto conveniente, il Klimaticket introdotto in Austria a novembre scorso. È il “biglietto climatico”, un abbonamento unico annuale per circolare senza limiti in tutto il paese su treni, tram, metropolitane, bus e filobus. Il Klimaticket costa 1200 euro per far viaggiare anche quattro bambini fino a 15 anni per famiglia. Costa 821 euro per giovani, disabili e anziani e dal primo luglio si è aggiunto un mese ulteriore di bonus. Il “biglietto climatico” vale dunque tredici mesi. L’obiettivo del governo di Vienna è semplice e chiaro: “un prezioso contributo al clima del nostro pianeta”, si legge sul sito ufficiale. Tutti i trasporti pubblici con un unico biglietto, per usare meno l’auto.

Anche in Germania i cambiamenti climatici e la crisi energetica passano per l’incentivo all’uso dei trasporti pubblici. Per tre mesi – da giugno ad agosto – il governo federale ha deciso di offrire ai cittadini abbonamenti gratuiti ai trasporti, al costo di 9 euro mensili. I tedeschi possono viaggiare su metropolitana, autobus, tram, treni regionali e traghetti locali. L’iniziativa ha avuto grande adesione e a Berlino si sta discutendo su una eventuale proroga.

Al Lussemburgo va dato atto di aver anticipato di gran lunga i tempi della promozione del servizio pubblico di mobilità, ben prima della guerra e della crisi energetica. Nel Granducato tutti i trasporti locali sono completamente gratuiti da più di due anni. Si viaggia senza pagare su treni locali e nazionali, bus e tram. Basta un documento di riconoscimento, anche se si è turisti. Si pagano invece i viaggi in prima classe e quelli sulle tratte internazionali. Un altro piccolo paese europeo ha fatto la stessa scelta: a Malta i trasporti pubblici saranno gratuiti dal prossimo ottobre.

E da noi? Tutto tace, a parte sporadiche iniziative locali. Il trasporto pubblico, soprattutto al sud, è da sempre una cenerentola. In Italia, per citare l’ultimo rapporto “Pendolaria” di Legambiente, ci sono soltanto 248 km di metro, meno della città di Madrid (291 km). Negli ultimi quattro anni abbiamo viaggiato a un ritmo di meno di 600 metri all’anno di nuove metro. Quanto alle nuove tranvie, nel 2019-2020 dieci chilometri in tutto e neppure un chilometro nel 2021.

Mentre i paesi più avanzati rendono gratuito il servizio, da noi si paga per aspettare tempi biblici alle fermate e poi viaggiare come sardine. In compenso siamo sommersi dagli annunci, dai rinvii e dalle promesse mancate. A Bari è già un tormentone il bus elettrico “rapido” del futuro, mentre è definitivamente naufragata la filotranvia costata decine di milioni e mai entrata in funzione. La ferrovia Bari-Bitritto è sempre una chimera e la tratta Andria-Corato è ancora scandalosamente chiusa a sei anni dal grave incidente ferroviario che è costato la vita a 23 persone. A mettere in fila i comunicati stampa farlocchi diffusi negli ultimi dieci anni verrebbe fuori una Transiberiana. Di parole e di carta.


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