Terza dose: paghiamo il caos dell'avvio


La Puglia sta scontando i ritardi e i disagi della prima campagna

Ma è proprio vero che la Puglia è in ritardo con la somministrazione della terza dose del vaccino anti Covid? I numeri dicono di sì, almeno secondo quanto registrato dal report dell’associazione indipendente Gimbe a fine ottobre.

Ma per una volta si deve necessariamente guardare indietro, per capire e ricostruire quanto accaduto nei mesi scorsi. In particolare da gennaio ad aprile, quando la Puglia ha cambiato decisamente marcia nella gestione della campagna vaccinale.

Non va dimenticato che la terza dose va fatta ad almeno sei mesi dalla seconda somministrazione e siccome sei mesi addietro, ovvero a maggio, eravamo molto indietro, è ovvio che inevitabilmente per rispettare i tempi imposti si sia “indietro” anche stavolta. In realtà, il dato che va contestualmente analizzato, e che lascia teoricamente tranquilli, è quello del totale dei vaccinati in Puglia, che ci conferisce il quarto posto in Italia. Il che dovrebbe voler dire che nel rispetto delle scadenze previste, tutti dovrebbero approcciarsi alla terza dose.

Ma perché siamo partiti in ritardo? Proviamo a ricapitolare quei mesi convulsi che certamente non ci hanno fatto onore.

La settimana precedente Pasqua, la Puglia conquistò uno spazio sull’influente ed austero quotidiano economico britannico “Financial Times” per essere additata a cattivo esempio in termini di organizzazione e di capacità gestionale. Il quotidiano d’oltre Manica impietosamente scrisse che “alla fine della scorsa settimana il 98% delle persone in Puglia di età compresa fra 70-79 anni stava ancora aspettando la prima dose, insieme con quasi la metà degli over 80”.

E dopo essere stati bacchettati da “Il Sole 24ore”, nello stesso periodo anche il magazine di sondaggi e trend sociali, economici e politici Youtrend diffuse una classifica sull’efficienza della campagna vaccinale in Italia, nella quale la Puglia era all’ultimo posto, a causa del ritardo nella inoculazione della prima dose nella fascia di età 70-79 anni (3 %, un quinto della media nazionale del 15%). Così come era sotto la media nazionale anche la percentuale per i vaccini nelle Rsa (69% contro l’84% italiano), mentre era leggermente più vicina quella delle prime dosi negli over 80 (60 contro 64%).

Insomma, dopo un avvio che sembrava promettente, la campagna vaccinale proseguì all’insegna dell’improvvisazione. Indimenticabile il primo giorno di prenotazione gli over 80, che avevano due opzioni: prenotare su internet o accedere attraverso una farmacia. Un po’ tutti, per motivi di scarsa dimestichezza col web, si affidarono a figli e nipoti, ma la piattaforma andò in tilt e così la maggior parte degli anziani si ritrovò a fare la fila davanti alle farmacie. In sostanza facendo la sola cosa che non bisognava fare: assembrarsi.

Per non parlare del caos del giorno di Pasquetta, aperto e liberalizzato ai cosiddetti caregiver, che si trasformò in un assalto delle quarte e quinte generazioni di parenti dei disabili senza che nessuno potesse controllare.

Memorabile domenica 11 aprile sul piano della confusione: per cercare di recuperare il tempo perso, la Regione prima emanò una circolare che apriva le vaccinazioni dal giorno dopo a tutti gli over 60 non fragili e senza prenotazione, poi tornò sui propri passi, “spiegando” che in realtà si sarebbe allargato prima ai 79enni e solo successivamente agli altri.

Furono i sindaci, interpellati nella tarda mattinata, a sventare quello che, il giorno dopo, sarebbe diventato una sorta di assalto autorizzato. Come fosse stato possibile non pensare ai problemi di ordine pubblico che sarebbero derivati dal “liberi tutti” e dagli assembramenti che inevitabilmente si sarebbero creati, resta un mistero anche a distanza di mesi.

Ma proprio quella domenica è stata di fatto quella della svolta: il presidente Emiliano decise di affidare la gestione della campagna vaccinale alla Protezione Civile e dunque al responsabile regionale, Mario Lerario. Portando l’assessore alla Sanità Pierluigi Lopalco all’incarico di coordinatore scientifico. Da allora, la Puglia ha cominciato a galoppare. Ma era già aprile inoltrato.

Praticamente sette mesi fa. Ecco perché per la terza dose non siamo indietro. Dobbiamo solo aspettare.


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