Tateo: la burocrazia mortifica l'Università

Un’autorità indiscussa nel campo degli studi di italianistica e di critica e storia della letteratura italiana; un ruolo apicale nelle strutture universitarie del capoluogo pugliese; un attivismo mai domo, irrefrenabile, sempre entusiasta. Parliamo di Francesco Tateo, classe 1931, nato a Mola di Bari, storico preside per decenni (dal 1977 al 2004) della facoltà di Lettere all’ateneo di Bari, studioso e ricercatore di chiara fama, specie relativamente agli studi letterari inerenti l’età medievale ed umanistica. Personalità caratterizzata per davvero da un invidiabile ed efficiente attivismo, nelle logiche sia afferenti alle capacità organizzative e ‘manageriali’ sia a quelle scientifiche e di analisi dei processi culturali, Tateo è oggi un novantenne continuamente mosso da curiosità ed interessi nuovi in merito alle sue stesse ricerche. Ricerche che non finiscono di certo. Così come non finiremmo in questo pezzo di elencare tutti gli incarichi e gli insegnamenti specifici ricoperti e tenuti da Tateo durante la sua intensissima attività. Basti dire che già dal 1957 al 1969 ha insegnato Letteratura latina medievale, Letteratura umanistica e Lingua e Letteratura italiana, sempre a Bari naturalmente. È dal ’69 che diventa docente ordinario, prima ancora di Letteratura umanistica, in seguito di Letteratura italiana. Insegnare la Letteratura del nostro Paese agli studenti pugliesi formatisi tra quello stesso ’69 e il 2006 -anno in cui Tateo lascia la cattedra ma non certo la facoltà e gli studi- significa abbracciare simbolicamente una bella fetta di ‘ragazzi’ del tardo ‘900 ed inizio 2000 e secondo millennio, incrociandone speranze e amore per lo studio, magari anche affanni. Tateo, dunque, tra i più importanti intellettuali, studiosi e formatori di Puglia del ‘900. E le sue pubblicazioni? Infinite. Partono addirittura dal lontano 1954 (un saggio su “L’Arcadia del Sannazaro e la crisi del regno di Napoli nel sec XV”) ed arrivano fino ad oggi: quasi settant’anni di studi. Ne accenniamo (o, quantomeno, proviamo a farlo) nel box a parte. Ma ecco, direttamente, la voce di Francesco Tateo.

Professore, la sua un’attività ultradecennale di insegnamento e ricerca attraverso la storia della letteratura italiana ma anche la storia della Puglia e di Bari. Un'attività instancabile. Quali gli obiettivi attuali in merito ai suoi studi, quali nuove priorità si è imposto nella ricerca?

Sono, innanzitutto, molto contento di questa bella opportunità che il vostro giornale mi offre. Spero sia di interesse per i vostri lettori quanto possiamo raccontarci circa le mie attività. Bene, negli ultimissimi anni mi sono concentrato su due filoni di studio che ho avuto presenti all'inizio della mia carriera e che ho coltivati a più riprese, Dante e il Rinascimento meridionale, con particolare riguardo al grande letterato e politico Giovanni Pontano, di cui ho appena pubblicato un libro sulla "Guerra nel Regno di Napoli". Dante mi ha occupato per tutto quest'anno su vari fronti, ma una priorità vorrei dare in futuro (se ce la farò) all'approfondimento da me sempre rincorso, della sua arte metrica, la forma musicale dei suoi versi, magari attraverso le letture dantesche che continuo saltuariamente a produrre. Questo versante dello studio dantesco, assente nella scuola per la scarsa attrezzatura degli insegnanti, riguarda l'educazione alla bella lettura in quanto dizione, che è il nerbo della formazione di ogni persona colta, affidato spesso solo a discutibili modelli della canzone e a cattivi modelli televisivi. Di Pontano vorrei portare a termine la traduzione e interpretazione dei suoi trattati morali, che sono pietre miliari del Rinascimento europeo, e cioè della nascita del mondo moderno.

Dante, così come Boccaccio, è stato spesso al centro delle sue pubblicazioni. Crede che l'Italia stia celebrando a dovere l'importante anniversario dantesco (considerando anche i problemi imposti dalla pandemia e relative restrizioni ad eventi in presenza)? E la Puglia come ha risposto?

La celebrazione dell'anniversario dantesco è stata dovunque in Italia notevole, tenuto conto delle limitazioni dovute alla pandemia, che ha costretto il più delle volte a incontri online, con tutto il loro carattere riduttivo. A parte le cerimonie ufficiali, diffuse per televisione, con musica e performance di altissimo pregio, le letture dantesche a carattere colto o didattico che ho potuto seguire su vari canali hanno reso un servigio, che ormai le scuole non rendono più, alla conoscenza di una parte così importante della nostra storia. Apprezzabile sicuramente la varietà di libri allestiti per l'occasione, che hanno ulteriormente informato, talora approfondito, talora divagato più o meno opportunamente. La Puglia ha risposto bene con le sue diramazioni della ”Dante Alighieri”, fra cui attivissima, mi consta, quella di Trani. Ricordo anche un piacevole Dantedì di Polignano. Uno straordinario programma, che si protrarrà nel prossimo anno, ha prodotto l'Accademia Pugliese delle Scienze, che ha coinvolto, in felice interazione, le università della Puglia e della Lucania e il Comune di Venosa, dove personalmente terrò a settembre una conversazione su Orazio e Dante per celebrare quello che è, in effetti, il più significativo legame fra Dante e la tradizione meridionale. Il giardino di Villa La Rocca si è poi prestato magnificamente a spettacoli di lettura e di musica, dedicando anche una sezione a Dante nei dialetti pugliesi.

Memorabile la sua monografia ‘96 Laterza su Boccaccio. A che punto è la storia della critica a proposito dell'autore del Decameron? Quale sorpresa può ancora riservarci?

Le sorprese, in questo campo, riguarderebbero l’auspicato ritrovamento di autografi, che è sempre una manna, ma decisamente più per i filologi. Le date anniversarie, che ormai da tempo decidono sulla ripresa degli interessi di storia letteraria, sono purtroppo molto lontane per Boccaccio: la composizione del Decameron e la morte dell'autore, a metà e a fine secolo. Sicuramente l'interesse attuale per i problemi del 'gioco' e del 'riso', e per lo studio della narratologia, soggetto ad approfondimenti metodologici sempre nuovi, non potranno non riguardare un colosso come il nostro Boccaccio. Io vedrei molto bene una maggiore attenzione a far conoscere le sue deliziose, ma ostiche per un pubblico ampio, opere cosiddette minori o erudite: l'enciclopedia mitologica di Boccaccio, ad esempio, è un libro bellissimo riservato agli specialisti, eppure fondamentale nella storia della coscienza poetica.

Infine, una domanda allo 'storico' preside della facoltà di Lettere all'Ateneo di Bari. Se, per forza di cose, sono nel tempo venuti meno alcuni altrettanto 'storici' docenti, uomini che hanno formato generazioni di studenti, come si sta riorganizzando la facoltà di Lettere in particolare rispetto a questo naturale avvicendamento tra le generazioni anche nello stesso corpo docenti?

Risponderei con il sempre attuale Dante: «Tu vuo' ch'io rinnovelli/disperato dolor», non certo in riferimento alla mia facoltà di Lettere e Filosofia, ma all'intera università italiana, sottoposta a una serie di ristrutturazioni, in cui il maledetto sistema burocratico è stato capace persino di rovinare anche quanto si è fatto, e magari si voleva fare, di buono. Le norme di reclutamento hanno prodotto guasti indicibili, ai quali certamente, come sempre, le scelte fondate sui valori reali, quando ci sono state, hanno evitato il peggio. Vedo, però, nel nostro ateneo, specialmente nel settore umanistico, ma direi anche altrove, realizzarsi un positivo progetto di riaccorpamento dipartimentale che promette di correggere quelle storture avvenute con la soppressione delle facoltà e la creazione degli stessi dipartimenti.


Una imperdibile

Tra le centinaia di pubblicazioni a firma di Francesco Tateo appare davvero non peregrino il rischio di perdersi. Di sicuro, però, tra le più significative, oltre a quelle relative agli studi specifici e specialistici di critica e storia della letteratura italiana, non si può non citare, tanto più in questa sede, il lungo e certosino lavoro, a sua cura, della celebre “Storia di Bari” edita da Laterza, operazione editoriale cominciata più di trent’anni fa, in sei tomi, che vide impegnati i più importanti studiosi e ricercatori baresi e pugliesi, attenti nel cercare di offrire un itinerario anche identitario alla città di Bari attraverso i secoli, cosa non semplice già di suo per svariati motivi. “Letteratura italiana. Dall'età dei lumi alla crisi del realismo”, con Nicola Valerio, edizioni Graphis ’97, un suo famoso testo di storia della letteratura italiana.



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