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Smart working? Agile solo per le aziende

Dal lavoro come diritto, sancito dalla Costituzione al lavoro come obbligo. Dal diritto a percepire una retribuzione che permetta al lavoratore una “esistenza libera e dignitosa” alla stagnazione dei salari fermi da oltre 30 anni. In tre righe, è questa l’evoluzione del fenomeno “lavoro” nel nostro paese. Quasi un lusso lavorare, un super lusso essere retribuiti in modo adeguato. Un malessere che nei decenni si è trasformata in rabbia. In frustrazione. Proprio da questa frustrazione è nata una rivoluzione gentile dai contorni europei. Una rivoluzione che proviene dalla volontà di Yanis Varoufakis di lanciare un movimento pan europeo capace di riunire militanti di sinistra, movimenti di protesta di base e "regioni ribelli" di tutto il continente e che ha coinvolto anche giovani italiani. Gli stessi che hanno dato vita a un progetto incentrato sul lavoro, soprattutto all’indomani della pandemia.

“Il Covid – spiega Veralisa Massari a Epolis Week, una delle promotrici del progetto italiano Diem25 – ci ha messo davanti una serie di realtà. Ci ha costretto a cambiare la prospettiva della vita e delle attività che svolgiamo. Ma la pandemia ha fatto anche altro – prosegue - ha fatto emergere la differenza tra i ricchi e i poveri. Tra mega profitti e salari da fame”. Secondo la Massari le soluzioni non vanno ricercati nelle formule del passato, ma con una nuova prospettiva del ruolo del lavoro che secondo la squadra di Diem25 ha ragione di esistere solo a delle condizioni: “solo se il salario è dignitoso, se rispetta l’ambiente, se sul luogo di lavoro sono rispettati i diritti sindacali.

“Siamo convinti – racconta ancora Massari - che oggi serva lavorare meno per recuperare spazi di vita. La conquista del Novecento (8 ore di lavoro – 8 di svago – 8 per dormire) è stata superata non tanto dalle “macchine”: essa risulta piuttosto depredata dalla “tecnologia”. Dal work-life balance (equilibrio tra lavoro e vita privata, ndr), siamo passati al work-life “blending” (connubio tra vita privata e lavoro): oggi i tempi di vita e quelli di lavoro sono, appunto, “mescolati” senza soluzione di continuità, siamo vittime di un ‘tempo di lavoro senza fine’, forse perché la stessa tecnologia è parte “naturale” della nostra vita: chattare, twittare, postare, comprare o pagare on-line, sono azioni normali e che dilatano lo spazio temporale entro il quale ci muoviamo”. Per recuperare spazi di libertà e innalzare le condizioni di lavoro, il gruppo Diem 25 propone il Reddito di Base Universale e il Lavoro di Cittadinanza

“Il reddito di base universale – spiega la Massari - è uno strumento profondamente democratico, volto a dare dignità e cittadinanza in senso sostanziale. In un’ottica femminista, è strumento per promuovere l’autodeterminazione soggettiva e la libertà di scelta. È inoltre uno strumento di lotta contro le nuove forme di sfruttamento, contro i “junk jobs” (lavori spazzatura) come tutti quei lavori che sfuggono alla regolamentazione”.

Come chiaramente il gruppo Diem25 spiega nel manifesto, è necessario che lo Stato vari un piano straordinario di assunzioni. Le politiche restrittive e dei sacrifici hanno reso impossibile l’investimento in risorse umane per la pubblica amministrazione. Oggi bisogna porre rimedio a questo deficit di occupazione pubblica anzitutto disvelando il falso mito che in Italia ci sono fin troppi dipendenti pubblici, soprattutto se in confronto con altri paesi europei. Accanto a questo, servono strumenti innovativi. È qui che entra in ballo un piano per il Lavoro di Cittadinanza che è presto spiegato: se è possibile lavorare meno ore (in ufficio), ma essere in ogni luogo o periodo del giorno raggiungibile, è evidente che il concetto stesso di orario di lavoro, o meglio di “tempo in cui si è a disposizione” che va modificato, prevedendo il diritto alla disconnessione”.

Secondo la Massari tutto ciò è stato ancora più chiaro durante la pandemia: il lavoro era “smart” ma solo per le aziende: per le lavoratrici e i lavoratori si è trattato di “homeworking” senza regole, senza limiti. Se in futuro si vorrà ricorrere a queste formule, sarà bene che siano definiti confini. Insomma, l’idea è quella di rivoluzione il concetto stesso di lavoro cercando di ottimizzare i cambiamenti inevitabili ai quali ci ha costretti la pandemia. La piattaforma di Diem25 (diem25.org) è di fatto ancora in costruzione pronta ad accogliere le proposte di quanti sono pronti a costruire un futuro diverso in cui lavorare sia un diritto. Così come essere retribuiti in modo adeguato.

INTERVISTA FEDERICO DOLCE


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