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Sistema di prossimità: così Milano fa scuola

L'assessore lombardo Bertolè illustra la strategia del capoluogo lombardo


La disabilità è un tema che richiede profonda analisi, soprattutto nelle grandi città. Il rischio di creare delle reti urbani efficienti solo per una fetta di popolazione è alto. Il rischio di vedere tagliati fuori quei cittadini che hanno uguali diritti di godimento dei beni pubblici è concreto. Per conoscere il modello seguito da Milano sulle colonne di Epolis abbiamo raccolto l’intervento di Lamberto Bertolè, assessore comunale al Welfare. Oggi Milano è l’unica città d’Italia ad aver portato in consiglio comunale una realtà civica interamente dedicata al mondo della sanità come è stata la lista Milano in Salute

Assessore come si imposta il lavoro di un’amministrazione che vuole tutelare i cittadini con delle disabilità, garantendo loro tutte le possibilità che sono riservate a tutte le persone che non devono convivere con questo problema?

L’approccio deve essere il più trasversale possibile. Uscendo dunque dall’ambito si importante ma non sufficiente del welfare. Quindi i diritti e la piena inclusione delle persone con disabilità si possono raggiungere con un approccio integrato che da parte di tutti i componenti dell’amministrazione.

In che modo una città è vicina alle persone con disabilità?

Penso ad esempi molto concreti. La mobilità, l’arredo urbano, l’educazione, il welfare ovviamente e la cultura.

A Milano che modello avete seguito?

Noi andiamo dalle mostre accessibili anche a persone con disabilità, sia dal punto di vista architettonico che dal punto di vista della fruizione delle opere d’arte. Quindi con carattere speciali in alcuni casi. Alle volte chiediamo che siamo poste in essere delle accortezze che servono per rendere i servizi accessibili a tutti. Anche a disabilità complesse.

Quali i temi su cui intervenire?

Sicuramente la mobilità è un argomento complesso. Non possiamo dimenticare però l’accesso al mondo del lavoro. E ancora penso ai servizi dedicati che tengono delle disabilità e delle indigenze. L’approccio deve essere integrato.

In ambito sanitario come avete strutturato la rete milanese?

Rispetto al tema della salute è necessaria l’integrazione sociosanitaria. Dobbiamo fare di tutto perché gli interventi sulla salute e le prestazioni sanitarie si integrino con una presa in carico complessiva del paziente. E del suo nucleo familiare. Così che si possano dare delle risposte complessive di sistema.

La medicina di prossimità è la soluzione per fornire assistenza costante e rapida a tutti i soggetti portatori di disabilità?

Sicuramente la prossimità è un tema ma non solo medicina. Non basta. Serve il sistema di prossimità. Quindi dobbiamo parlare di servizi in grado di ricomporre i bisogni e devono essere in grado di fornire delle risposte. Se noi inseguiamo i bisogni delle persone con la produzione dei servizi e con la quantità, rischiamo di non farcela.

Quindi che strategia immagina?

Noi abbiamo bisogno di ricomporre le risposte in modo integrato. E puntare molto sull’appropriatezza delle risposte. Io penso che la vera sfida sia integrare le risposte. Quindi avere dei luoghi di prossimità che siano di orientamento rispetto ai bisogni ma anche luoghi in cui si fa sintesi e dove dei team multidisciplinari offrano le risposte più appropriate.

Nelle grandi città, rispondere alle esigenze di specifiche categorie implica delle complessità logistiche?

Milano è una città molto ricca da un punto di vista delle risposte sociali nel territorio. Ha un potenziale molto alto in termini di risposte. Al tempo stesso è una città che vive molta frammentazione in queste risposte. C’è un potenziale alto per rispondere ai bisogni ma richiede un forte investimento sulle connessioni. Se noi non investiamo su questo, facendo incontrare bisogni e risposte sociali non lavoriamo molto su questo matching rischiamo di rendere la vita delle disabilità nelle nostre città molto difficile e molto complessa. C’è un potenziale per dare delle risposte di qualità, immediate ed efficaci. Il potenziale però si applica se siamo in grado di valorizzarlo, altrimenti dobbiamo fare i conti con delle realtà che nella loro complessità sono difficili.

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