Servizi e risorse: ecco come il Covid ha ferito il Sud

Anche nel 2021 il Covid ha provocato un calo delle entrate per il Comune di Bari pari a 32,26 euro per ogni cittadino, complessivamente quindi circa 10,5 milioni di euro; mentre la perdita addizionale Irpef è stata di 2,05 euro pro capite. Il capoluogo pugliese, tra le città sopra i 200mila residenti, è quello che meno ha pagato le restrizioni imposte per fronteggiare l’emergenza sanitaria, sinonimo, evidentemente, di una già bassa capacità di monetizzare i servizi offerti e anche di una bassa offerta dei servizi stessi, si pensi ai trasporti. È quanto evidenzia un approfondimento della fondazione indipendente Openpolis sull’impatto della pandemia sui comuni e sulla finanza locale. “Tenendo conto di una serie di correttivi – si legge nel report - si può stimare che tra i 10 comuni più popolosi sia Milano ad aver registrato minori entrate comunali per il 2021 (al netto delle minori spese). Parliamo di quasi 194 milioni di euro in meno (137,93 per abitante). Il capoluogo lombardo è anche la grande città che ha perso più gettito pro capite dall'addizionale Irpef: 7,21 euro. Ed è anche la seconda in termini assoluti: circa 10 milioni di euro, a fronte dei 13,35 milioni di Roma. In sintesi, dopo Milano, le minori entrate pro capite si registrano a Firenze (78,19 euro pro capite), Palermo (65,84), Bologna (56,61) e Torino (54,57). Mentre la perdita pro capite di addizionale Irpef è stata più grave, dopo il capoluogo lombardo, a Roma (4,76 euro pro capite.), Bologna (4,48), Torino (3,56) e Genova (3,54). Nelle città del Sud, dove già prima della pandemia il gettito dall'addizionale Irpef era più basso, l'impatto del Covid su questa voce appare inferiore: 2,05 euro pro capite di perdita a Bari e meno di 2 euro pro capite a Napoli, Palermo e Catania”. È indubbio, comunque, che la crisi seguita all’emergenza Covid abbia inciso profondamente sul sistema economico e sociale, però ovviamente dove i servizi erano già insufficienti l’impatto ha avuto un effetto più limitato. Questo non vuol dire che Milano abbia “pagato” di più l’emergenza Covid, anzi forse il contrario, perché laddove la situazione era complicata di partenza c’è stato un ulteriore “deterioramento”. L’emergenza sanitaria ha impoverito innanzitutto le famiglie e, a cascata, gli enti: “Una situazione del tutto inedita – analizza Openpolis - che ha accresciuto il numero di famiglie e individui poveri nel nostro Paese. Nell’anno della pandemia, il numero di persone in povertà assoluta è passato dai circa 4,6 milioni stimato nel 2019 a 5,6 milioni. Prima del Covid il 7,7% della popolazione non poteva permettersi il paniere di beni considerati essenziali per mantenere un tenore di vita accettabile (come le spese per la casa, la salute e il vestiario). Nel 2020 questa quota è salita al 9,4%. Un dato senza precedenti nella serie storica, con un impatto dirompente sulla vita delle persone. E, di conseguenza, anche una sfida enorme per le amministrazioni pubbliche”. Da un lato, per la necessità di tamponare la situazione con aiuti destinati alle famiglie in difficoltà, per la perdita del lavoro o per la chiusura temporanea della propria attività. Dall'altro, perché la crisi economica e dei consumi comporta anche un minor gettito con cui fare fronte all'emergenza, così come alle attività ordinarie degli enti. In particolare quelli più prossimi al cittadino, come i comuni e le altre istituzioni locali. Per fare fronte alla pandemia, dallo Stato è stata mobilitata una mole significativa di risorse. Basti pensare che la riduzione media nazionale dei ricavi dell’attività di impresa e lavoro autonomo è stata stimata in misura pari al 18,92%. Un calo che ha avuto, quindi, conseguenze sui redditi e a cascata sul gettito Irpef e sulle casse pubbliche. I Comuni, poi, hanno dovuto anche sopportare maggiori spese: “Ad esempio, nel comparto dell'istruzione, i comuni hanno dovuto sostenere maggiori spese per la sanificazione delle scuole (stimata definendo un costo medio rispetto alla dimensione degli edifici e al numero di alunni)”, evidenzia Openpolis. Gli aiuti dello Stato hanno evitato il tracollo. Isolando sempre le 10 città maggiori, nel 2021 le maggiori risorse incrementali sono state riconosciute - in termini assoluti - a Milano (184,47 milioni di euro), Roma (90,8), Palermo (54,5) e Torino (54). Nonostante tutto, la povertà è lievitata, soprattutto al Sud, sempre Openpolis calcola che a Bari, 3,5% delle famiglie si trova in potenziale disagio economico, nei primi sette posti ci sono solamente città del Mezzogiorno: prima Napoli con il 9,5%, seguono Catania, Palermo, Messina, Reggio Calabria e quindi Bari. Poi ci sono Cagliari e Roma, la prima del Nord è Torino, al nono posto con 1,7% delle famiglie in potenziale disagio economico. “Tra i capoluoghi delle città metropolitane – si legge ancora nella relazione - si nota come siano le città del Mezzogiorno a soffrire maggiormente, con quote che si avvicinano alla doppia cifra a Napoli, Catania e Palermo. Nelle città del centro-nord la percentuale di famiglie in potenziale disagio non arriva al 2%. Cagliari e Roma si trovano a metà classifica, con percentuali molto inferiori rispetto alle città del sud, anche se più alte di quelle settentrionali”.

La mobilitazione di 500 sindaci meridionali

Gli oltre 500 sindaci meridionali riuniti nella Rete Recovery Sud hanno inviato al presidente dell’Anci e sindaco di Bari, Antonio Decaro, una lettera con nove richieste per rivendicare interventi in favore del Mezzogiorno capaci di eliminare il gap con il Nord.

“I sindaci del Sud – si legge nella lettera - reclamano risposte sui temi del divario nelle infrastrutture, nell'istruzione, nei servizi sociali, nell'assistenza sanitaria e pediatrica, nella ricerca, nello sviluppo economico”.

I sindaci lamentano il fatto che “sulla gran parte dei temi posti - le preoccupazioni per l'autonomia differenziata, la mancata approvazione dei livelli essenziali delle prestazioni, l'inesistenza di una seria politica di rafforzamento delle pubbliche amministrazioni, con scarsa capacità di spesa oggi e quindi inadeguate a intercettare i fondi del Pnrr domani - si registra il silenzio della gran parte dei parlamentari meridionali”.

Pertanto Recovery Sud chiede all'Anci, tra le altre cose, anche una “ricognizione delle necessità e delle progettualità dei Comuni del Sud e la istituzione di un Fondo di rotazione per gli Enti locali, destinato alla copertura finanziaria delle somme occorrenti per la redazione della progettazione e di quelle eventuali necessarie per l’approvazione dei progetti riguardanti interventi che concorrano ad eliminare il divario Nord-Sud”; il “rafforzamento dell'assistenza pediatrica nei Comuni del Sud dove la mortalità infantile è sensibilmente più elevata rispetto al Nord”; la “possibilità di assumere personale dipendente nei Comuni in base alla popolazione e non alla capacità assunzionale”. Inoltre, i sindaci chiedono “maggiore presenza di forze dell'ordine per contrastare la criminalità organizzata”, e una “presa di posizione netta contro l'autonomia differenziata, che rischia di aggravare in maniera irreparabile il divario Nord-Sud”.


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