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"Servizi alla comunità": Bari spende 50 centesimi

Secondo il regio decreto n.2578 del 1925 i comuni italiani devono spendere, per alcuni settori che riguardano i servizi alla comunità, un capitolo di spesa delle loro casse.

Ma quanto spendono e per cosa?

A dircelo, consultando i bilanci comunali riferiti al 2020, è Openpolis fondazione che raccoglie “dati” per metterli a servizio delle comunità, delle istituzioni, di chi fa informazione e ricerca.

Secondo l’ente a Bari la spesa pro capite per reti e altri servizi di pubblica utilità ammonta a poco più di 50 centesimi. La domanda è lecita. Sono pochi o sono tanti?

Sono pochi perché a Trieste nel 2020 se ne sono spesi 16,23 euro pro capite (ma è una mosca bianca) mentre la media delle città italiane con più di 200.000 abitanti è quella di città come Roma dove se ne spendono 5,39 euro o Genova con 5,30. Le città che spendono di meno invece soprattutto al Sud - unica eccezione Bologna con 0,19 - sono nell’ordine dopo Bari: Messina con 0,23; Palermo con 0,12 e Napoli con 0,10.

Ma per capire meglio il fenomeno è meglio analizzare cosa prevede il Testo unico della legge sull'assunzione diretta dei pubblici servizi da parte dei Comuni e delle Provincie e cioè il Regio decreto del 15 ottobre 1925, n. 2578.

Secondo la legge firmata addirittura da Vittorio Emanuele: “I comuni possono assumere l'impianto e l'esercizio diretto di alcuni pubblici servizi e cioè: costruzione di acquedotti e fontane e distribuzione di acqua potabile; impianto ed esercizio dell'illuminazione pubblica e privata; costruzione di fognature ed utilizzazione delle materie fertilizzanti; costruzione ed esercizio di tramvie a trazione animale (ricordiamoci che parliamo di una legge del 1925 ndr) o meccanica; costruzione ed esercizio di reti telefoniche nel territorio comunale; nettezza pubblica e impianto ed esercizio di farmacie”.

Oltre a queste ultime sono incluse numerose altre attività come gli interventi di vigilanza e controllo su alcune filiere della produzione di beni di origine animale, come le centrali del latte e i mattatoi.

Sono presenti anche le spese per lo sviluppo della banda larga, per lo sportello unico per le attività produttive e gli oneri legati alle affissioni e alle pubblicità.

Tornando quindi alla classifica stilata da Openpolis possiamo notare come il valore triestino è il triplo anche della media nazionale, che si attesta su una cifra pro capite di circa 5,61 euro. I comuni che in media riportano uscite maggiori sono quelli altoatesini (45,81 euro), quelli toscani (16,69 euro) e quelli campani (10,45 euro). Invece, le amministrazioni che spendono di meno sono quelle del Veneto (1,62 euro), della Valle d'Aosta (1,32 euro) e del Molise (1,28 euro).

La Puglia abbiamo detto che si posiziona in una fascia bassa della classifica ma analizziamo quanto spendono in totale le maggiori città del tacco d’Italia.

Foggia la posizioniamo al vertice della classifica perché non dichiara quanto spende. Barletta invece spende 136.621.28 euro e cioè 1,47 euro pro capite. Andria ne spende 140676.03 quindi 1,44 euro, Trani non pervenuta. Brindisi ne spende 370.271.4 quindi alza le media con 4,42 euro pro capite; Taranto ne spende 117.548.27 quindi ben poco e cioè 0,62 euro pro capite, anche Lecce non dichiara nulla.

E le altre?

Ci sono piccoli comuni virtuosi e altri meno. Al primo posto c’è Ruffano (Lecce) che in assoluto spende più di tutti con una cifra totale, a bilancio comunale, di quasi 660 mila euro e una spesa pro capite di 69,86 euro, a seguire Taviano sempre nel Leccese, con 730 mila euro (i dati vanno suddivisi in base al totale della popolazione) che pro capite spende poco più di 62 euro, poi Peschici (Foggia) con quasi 248mila euro per una spesa pro capite di quasi 68 euro e infine Montesano Salentino con una spesa totale di oltre 115mila euro per una spesa che per ogni cittadino ammonta a 44,27 euro. Agli ultimi posti della classifica, escludendo quei comuni che non hanno dichiarato nulla, c’è Minervino di Lecce dove l’amministrazione comunale per reti e servizi di pubblica utilità ha speso nel 2020 solo 22 euro in totale e quindi lo 0,01 euro a testa.

Ma lasciando da parte i numeri, vediamo cosa si possono fare con questi fondi. Abbiamo parlato ad esempio delle farmacie: un servizio essenziale per permettere ai cittadini il pieno godimento del diritto alla salute.

Istat ha analizzato quindi quanti italiani assumono farmaci e con che frequenza. I dati sono interessanti. In Puglia le persone che hanno consumato farmaci negli ultimi due giorni (secondo quanto indicano dall’indagine) sono circa 38 ogni 100 persone con le stesse caratteristiche. Tendenzialmente, il consumo di prodotti farmaceutici risulta essere maggiore nel centro-nord. Tra le regioni italiane, quella in cui più persone dichiarano di assumere farmaci è la Liguria (47 persone ogni 100 con le stesse caratteristiche). Seguono Umbria (42,8), Lombardia (42,8) e Piemonte (42,1). Al contrario, i valori più bassi sono riportati in Basilicata (36,2), Campania (35,1) e Provincia Autonoma di Bolzano (31,9).

Per concludere questa panoramica relativa ai servizi, sempre nel Regio decreto si legge che sono considerati interventi da bilancio comunale anche i controlli su alcune filiere della produzione di beni di origine animale, come ad esempio le centrali del latte e i mattatoi.

Sebbene alcune città italiane conservino ancora la Centrale del latte, a Bari purtroppo non esiste più da tempo. Si tratta di una palazzina gialla con un ampio giardino che sorge in viale Orazio Flacco e che iniziò ad operare nel 1938 per mezzo del Consorzio Centrale del Latte e dell'Amministrazione degli Aiuti Internazionali, che fornì gratuitamente l'impianto di pastorizzazione. La Centrale di proprietà dell’amministrazione comunale di Bari fu poi concessa al Consorzio per circa 10 anni, al termine passò nuovamente al Comune di Bari. Ora ospita l’associazione stomizzati e le ambulanze dell’Oer (operatori emergenza radio). L'idea però, per la quale c’è già uno studio di fattibilità bloccato però dalla Soprintendenza, dall’amianto e dalla burocrazia, è di allestire un poliambulatorio grazie anche alla vicinanza con i servizi del Policlinico. Da circa un anno è tutto fermo. La Asl aveva già raggiunto un’intesa con il sindaco Antonio Decaro per la cessione dell'immobile in comodato d'uso per 19 anni in cambio dei costi della riqualificazione. La firma del protocollo con l'Amministrazione comunale, c’è, ma per ora della struttura destinata ad ospitare ambulatori per i servizi territoriali specialistici del distretto resta solo una “promessa” su carta. E il latte? In realtà il latte della Centrale di Bari si produce ancora, lo fa uno stabilimento di Matera la “Latte di Puglia e Basilicata S.r.l.” che dal 1999 ha acquisito il marchio “Nuova centrale del latte di Bari” e che continua a distribuirlo nei supermercati per quei nostalgici del “latte di una volta”.

Il comune ha un progetto: Bari Smart City


Il Comune di Bari ha avviato da qualche anno un percorso programmatico chiamato “Bari Smart City” finalizzato alla conversione della propria realtà urbana in “smart” mediante l’attuazione di interventi finalizzati al miglioramento della qualità della vita dei cittadini potenziando l’e-government, la gestione delle infrastrutture impiantistiche e della loro manutenzione, una migliore mobilità, una efficace gestione della raccolta dei rifiuti.

Per fare tutto ciò serve una rete urbana a Banda Ultra Larga (la famosa 5 G) in grado di connettere tutti gli oggetti della città come pali della Pubblica illuminazione, semafori, sensori di traffico, telecamere, etc.

Alla luce di ciò, il comune sta valutando l’opportunità di utilizzare i cavidotti esistenti della Pubblica Illuminazione di proprietà comunale, per realizzare una rete di connettività urbana, integrata con l’infrastruttura della pubblica illuminazione, e con dispositivi radio (sistemi wireless per garantire la centralizzazione dei dati provenienti dagli oggetti). Tale rete rappresenta l’elemento portante del cosiddetto Bari Urban Service Hub una piattaforma integrata in via di implementazione, in grado di erogare funzionalità e servizi destinati sia ai cittadini che agli enti della pubblica amministrazione realizzata parallelamente a tutti gli interventi previsti dal PON METRO. Attendiamo.

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