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Sere blu d'estate alla fine ci rimane solo la poesia

Le sere blu d’estate, andrò per i sentieri / graffiato dagli steli, sfiorando l’erba nuova: / ne sentirò freschezza, assorto nel mistero. / Farò che sulla testa scoperta il vento piova. / Io non avrò pensieri, tacendo nel profondo: / ma l’infinito amore l’anima mia avrà colmato, / e me ne andrò lontano, lontano e vagabondo, / guardando la Natura, come un innamorato».

È tempo d’estate, è tempo di vacanze. Ma la poesia di Arthur Rimbaud sembra fuori posto, ricca com’è di sentimento, di gioia intima inseguita e trovata. Quale gioia? Quale gioia si può trovare a Bari, in Puglia, in Italia, in questi giorni di caldo torrido, di difficoltà economiche, di comizi, di dibattiti politici (?), di… preparazione alle elezioni del 25 settembre.

Le sere blu d’estate noi umani vessati da mille problemi lotteremo per non deprimerci e non saremo neppure capaci di ribellarci, di issare cartelli di protesta, di gridare contro lor signori che dovrebbero governarci e che invece continuano a regalarci un Paese che batte tutti i record di instabilità. Il Pnrr, ‘sto cavolo di Piano nazionale di ripresa e resilienza, annunciato come manna scesa dal cielo per farci risalire la china di una crisi senza fine, rischia di lasciarci briciole.

Le serate blu d’estate saranno turbate dalle bollette varie da pagare, un incubo non addolcito dalle musiche in piazza o dai concerti negli stadi. Un incubo che va oltre le bollette con un mix terribile di covid, incidenti stradali, accoltellamenti, aggressioni, sullo sfondo la guerra.

Le serate blu d’estate ci costringono a fare i conti con gli euro che ci sono rimasti in tasca o sul conto corrente perennemente in rosso. Le vacanze? Siamo in Puglia, terra felix per attori e imprenditori super-ricchi, ma off limits per chi ha uno stipendio medio-basso. Un turismo cieco che fra l’altro si sta bruciando il futuro con gestioni volte al profitto immediato.

Allora? Ci tocca soffrire in attesa di tempi migliori. Siamo rassegnati e ci ripetiamo il ritornello da anni. Però, diamine, in questo brutto 2022, va anche peggio: dobbiamo votare il 25 settembre e la nostra testa vacilla. Per chi votiamo? Astenersi o lasciare una scheda bianca? No, dobbiamo votare! È un dovere civico, gridano in tv. È un dovere, certo. Beati i poveri di spirito che hanno già scelto, che sanno che Tizio è meglio di Caio, che Tizio è meno peggio di Caio.

Allora? Allegria… Votate e fate votare Antonio, come gridava Totò col megafono. E siate fiduciosi una volta tanto: dopo il 25 settembre tutto cambierà. Governo coeso e lungimirante spalle, riforme giuste, fondi uguali per tutti, lotta alla criminalità e agli evasori.


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