Se la stampa dà i numeri la confusione va alle stelle

La Puglia cresce? Sì, no, forse. Ma come, un +6% nel 2021 rispetto all’annus horribilis 2020 è una crescita sensibile. Eh, però rispetto al 2019 dobbiamo recuperare ancora un 2%. Sì, ma poi è arrivata la guerra e qui sta crollando tutto: prezzi delle materie prime stratosferici, energia alle stelle. Certo, però il vero problema è la burocrazia, la macchina amministrativa delle nostra regione impiega 214 giorni in più rispetto alla media nazionale per progettare, aggiudicare e realizzare un’opera pubblica. Allora saranno guai in vista del PNRR.

Se un lettore si fosse preso la briga di leggere tutti gli articoli pubblicati sul rapporto della Banca d’Italia sull’economia regionale, prima sui siti online e poi sui quotidiani, avrebbe rischiato un mal di testa epocale, determinato dalla confusione che lo avrebbe inevitabilmente travolto.

Eppure le cifre sono quelle, uguali per tutti. Quello che cambia è la lettura che se ne fa, quale elemento si privilegia per raccontare la “fotografia” scattata da Bankitalia. Ma è determinante anche il tempo che si ha a disposizione per leggere quelle cifre, che sono una grande quantità. Inoltre, per evitare di incorrere in letture precipitose, e quindi sbagliate, bisogna considerare che il nucleo più corposo del rapporto di Bankitalia è “datato”, cioè è vecchio di almeno sei mesi, fotografa una situazione che nel frattempo è già cambiata. Come clamorosamente è accaduto in questa prima metà dell’anno, a causa di un evento esterno ai meccanismi economici, ma di forte impatto soprattutto sull’economia, come la guerra in Ucraina.

Quindi un rapporto “vecchio” è inutile? Tutt’altro, è prezioso, perché spiega i processi di sviluppo, racconta l’andamento dei settori produttivi e “suggerisce”, a chi vuole ascoltare, tendenze e politiche da perseguire e da mettere in atto. Non solo, lo sforzo del nucleo di ricerca economica della Banca d’Italia pugliese è puntato sull’attualizzare al massimo quelle cifre, intercettare i processi in atto, quindi i segnali di rallentamento, i rischi di una stagnazione, sono stati evidenziati. Con il linguaggio dei tecnici, dai quali non sentirete mai fare previsioni nette, ma vengono proposti spunti di riflessione, che portano a dire: “se continua così, siamo in guai seri”, con lo spauracchio della stagnazione (anticamera della recessione) che fa capolino dietro quei segnali delle tendenze in corso.

Un esempio? Le esportazioni nel 2021 hanno ripreso a correre (+4,9%), coinvolgendo tutti i principali comparti, ad eccezione della componentistica dei mezzi di trasporto, dell’aerospaziale e del farmaceutico. Detta così, si è portati a pensare “vabbè poco male”, invece se si entra nel dettaglio, ci si accorge che il risultato è determinato soprattutto dalla crescita dei prodotti chimici, dei mobili, del siderurgico e delle automobili. L’aumento dell’export di prodotti siderurgici è dovuto principalmente alla ripresa produttiva dell’ex Ilva di Taranto, che da sempre ha un considerevole impatto sui conti della Puglia. Ecco perché le scelte politiche che si fanno e si faranno sulla testa dell’ex Ilva sono fondamentali per la nostra regione, ma anche per il Mezzogiorno e l’intero Paese. Inoltre, componentistica dei mezzi di trasporto, aerospaziale e farmaceutico non sono comparti marginali del sistema produttivo regionale, anzi, sono molto importanti, soprattutto per l’area barese, per quella brindisina ed anche tarantina. Rappresentano una sorta di spina dorsale, anche per le capacità di innovazione che riescono a esprimere.

Dietro una semplice cifra, che sia assoluta o in percentuale, si nasconde un mondo, bisogna decodificarla nella maniera giusta, se si vuole fare informazione corretta e “informata”. E questo ha diritto di chiedere il lettore, sia per evitare il mal di testa, sia, soprattutto, per essere un cittadino più consapevole.

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