Se il potere si... distrae emerge il buon teatro

L’Italia è il Paese delle clientele, salvo rare eccezioni. La Puglia pure. Funziona così da sempre: la meritocrazia si impone di rado, per un’improvvisa disattenzione di chi ha il potere. Incredibile ma vero, accade anche nel mondo dell’arte che in teoria dovrebbe essere fuori da ogni gioco politico, essendo “immateriale”, essendo cultura e anima.

In tempi di quarantena e di Covid 19, si ha il tempo per esaminare fatti e comportamenti. Oggi voglio, fortissimamente voglio, riflettere sul teatro, che amo al pari del cinema. Da anni seguo le stagioni pugliesi, con abbonamenti e puntate qua e là. Ho visto spettacoli belli, ho ammirato attori di vaglia, ma ho toccato con mano anche i “pacchetti” preparati dal Teatro Pubblico (due buoni e quattro “che ci devono stare”, con il sì pronto dei direttori delle varie location, spesso incompetenti). Così va, ma non dovrebbe andare così. Ho visto opere indegne, con attori spesso di provenienza televisiva. Roba da sbadigli dopo dieci minuti. Si dice: “Ma la gente vuole i soliti noti e fa la fila ai botteghini”. Non è una giustificazione: la gente va educata, la gente cresce e apprezza. 

Il teatro è una cosa seria e deve far leva essenzialmente sulla “levatura” dell’attore, al di là delle scenografie bizzarre e degli effetti speciali. Diceva il polacco Jerzy Grotowski: «Eliminando gradualmente tutto ciò che è superfluo, scopriamo che il teatro può esistere senza trucco, costumi e scenografie appositi, senza uno spazio scenico separato (il palcoscenico), senza gli effetti di luce e suono…. Non può esistere senza la relazione con lo spettatore in una comunione percettiva, diretta…». 

Verissimo. Un esempio? Sere fa sono stato a Palese (Teatro ragazzi, Festival Ecomuseale delle Arti, organizzato da Eugenio Lombardi) per vedere “La casa degli errori”, liberamente ispirato al “Libro degli errori” di Gianni Rodari. È un lavoro della compagnia “Formediterre”, con regia e musiche di Antonio Minelli. Interpreti lo stesso Minelli, Alessia Carrieri, Silvia Mastrangelo, Antoniella Fanelli. Bene: una rappresentazione incredibilmente bella, con i bambini e i grandi (io compreso) coinvolti. Applausi a non finire.

Vengo al dunque, con una domanda: “Uno spettacolo siffatto perché non deve essere rappresentato nei grandi teatri, nelle scuole ed entrare comunque nei circuiti?”. D’accordo, c’è la chiusura per il virus, ma pensiamoci quando la pandemia sarà passata. Il Teatro Pubblico ha il dovere di scegliere con serietà, al servizio degli spettatori. Ci sono compagnie e attori in Puglia, a Bari, in provincia, che fanno teatro di qualità, anche sperimentale, da prendere in considerazione, da far conoscere, da premiare. Andiamo più piano, con le clientele. Almeno proviamoci.

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