Sanità in Puglia dopo il Covid bisogna voltare pagina

Salute, assistenza sanitaria, diritti dei cittadini. Tutti temi particolarmente cari all’opinione pubblica, su cui i fari sono costantemente accesi. A tracciare la fotografia della situazione della sanità in Italia è stato il “Rapporto civico sulla salute 2022 – i diritti dei cittadini e il federalismo in sanità”, curato dall’associazione no profit Cittadinanzattiva.

Uno studio che l’organizzazione ha fondato sulle segnalazioni pervenute dai cittadini, in caso di insoddisfazione per quanto riguarda le prestazioni sanitarie sui territori. Bene, al secondo posto delle regioni che maggiormente si sono rivolte a Cittadinanzattiva per segnalare dei disservizi c’è la Puglia (16,67% dei casi), preceduta solo dal Lazio (20,72%). Da ridire sulle prestazioni dei loro servizi sanitari hanno avuto anche i cittadini di Basilicata (13,29%) e Veneto (9,96%). A protestare meno di tutti, in Italia, sono i cittadini di Valle d’Aosta, Calabria, Abruzzo, Trentino Alto-Adige e Molise, tutte regioni al di sotto dello 0,5% di segnalazioni; il che, va da sé, non vuol automaticamente dire che questi siano effettivamente i più soddisfatti.

Insomma, tornando a noi, la Puglia non parte bene nel “pagellone” di Cittadinanzattiva. Ma qualcosa da cui ripartire c’è: la Puglia nel 2019 è per la prima volta dopo molto tempo rientrata fra le regioni che rispettano i Lea (livelli essenziali di assistenza). Citando i dati del Ministero della Salute, il rapporto dice che la nostra regione è rientrata fra i “promossi” con un punteggio sufficiente secondo tutti i tre parametri considerati: area prevenzione (81,59 punti, la Pa di Trento ne fa 78,6 tanto per fare un esempio), area distrettuale (76,53 punti, parecchio lontani comunque dai 97,64 del Veneto) e area ospedaliera (72,22 punti, appena sufficiente rispetto per esempio ai 94,66 dell’Emilia Romagna).

Promossi senza debiti; è già qualcosa, visto da dove eravamo partiti. Nel 2019 il punteggio totale (overall) della Puglia è di 81,59, appena tre anni prima (nel 2016) era di 55,68. Una piccola crescita che ci propone come i migliori al Sud, ma comunque distanti anni luce dalle eccellenze del Centro-Nord. Qualche esempio nel 2019: Veneto 94,13 punti, Lombardia 91,95 e Piemonte 91,72. Certo, poi ci sono anche i cattivi esempi da cui la nostra Puglia fa bene a tenersi a distanza di sicurezza: la Pa di Bolzano nel 2019 ha totalizzato la misera di 53,78 punti, meno anche di Calabria (59,9) e Sicilia (58,18).

Altra questione molto dibattuta è quella dei vaccini (i dati sono aggiornati al 2019-’20, quindi prima delle vaccinazioni anti Covid). La nostra Puglia è al terzo posto per spesa pro capite (10,93 euro), preceduta solo da Lazio (11,27 euro pro capite) e Pa di Trento (11,21 euro pro capite). Ma spendere tanto non sempre vuol dire spendere bene. Il rapporto civico di Cittadinanzattiva “inchioda” la Puglia: nella nostra regione la copertura di vaccinazioni esavalenti, da somministrare entro i primi 24 mesi di vita, oscilla tra il 94,6% del 2019 e il 95,2% del 2018, numero che fa del “Tacco dello Stivale” una delle sei regioni bocciate. Male, invece, va un po’ tutta Italia per quanto riguarda i vaccini contro morbillo, parotite e rosolia: la Puglia nel 2019 sale al 94,4% (era 94,2% un anno prima), ma finisce lo stesso dietro la lavagna insieme ad altre undici regioni della Penisola.

Tutte le regioni d’Italia, inoltre, si sono dimostrate ampiamente insufficienti (cioè sotto la soglia del 75%) per quanto riguarda la copertura di vaccinazioni antinfluenzali, anche nel biennio 2020-2021 caratterizzato dal Covid. La Puglia, secondo i dati del Ministero della Salute, si ferma al 25,6% della popolazione generale e al 61% della popolazione anziana; la media italiana è, rispettivamente, del 23,7% e del 65,3%, quindi ampiamente insufficiente un po’ dappertutto.

Altro tasto dolente: l’interruzione dei servizi sanitari. Certo, va ricordato che il 2021 è stato l’anno del Covid, e che quindi tante prestazioni non urgenti sono state “spalmate” nel tempo, ma quanto raccolto e studiato dai segretari regionali di Cittadinanzattiva ci dice che Emilia Romagna, Lazio, Molise, Piemonte, Puglia (non per il colorettale), Toscana, Sardegna (non per il mammografico), Trentino Alto Adige, Veneto, mostrano una quantità più evidente di sospensioni.

La Puglia, quindi, si riporta in linea di galleggiamento con i Lea, ma c’è ancora parecchio da fare. Soprattutto per quanto riguarda la fiducia dei cittadini nel servizio sanitario regionale. Un esempio valido (fonte Ministero della Salute) può essere quello relativo all’adesione a test in programmi di screening oncologico organizzati. Sono sette, infatti, le regioni che non raggiungono lo score ritenuto sufficiente, ovvero 9: Calabria (2), Molise (3), Campania (3) Puglia (4), Sicilia (5), Basilicata (6), Lombardia (7). Però, c’è da dire che qualcosa sta cambiando: «Cittadinanzattiva – si legge nel report 2022 - ha promosso una campagna di sensibilizzazione sullo screening mammografico, in particolare sui territori delle aree interne, proponendo alla Asl di Foggia l'acquisto di un camper attrezzato per la promozione della medicina di prossimità e ottenendo eccellenti risultati (ha partecipato quasi il 100% delle donne)».

Un altro nervo scoperto è quello dei ritardi nell’erogazione di prestazioni relative a interventi chirurgici, fotografato dal “Rapporto annuale sull'attività di ricovero ospedaliero” (Sdo 2019) e dai dati del Ministero della Salute. Nel 2019 (quindi già prima dell’emergenza Covid), in Puglia l’attesa media in caso di tumore al colon retto è di 15,2 giorni (23,1 la media italiana), di 29,3 giorni per il tumore alla mammella (sopra la media italiana, che è di 26,6 giorni). Si attende in media 57,4 giorni per un intervento di rimozione del tumore alla prostata (52,8 media italiana) e 16,2 giorni per un’angioplastica (27,3 media nazionale).

Per chiudere, val la pena esaminare l’incidenza del Covid nell’erogazione delle prestazioni sanitarie. Un’ analisi condotta da Agenas e laboratorio MeS della Scola superiore Sant’Anna di Pisa ha messo a confronto le prestazioni ospedaliere erogate nel 2019 con quelle del 2020. Le variazioni più marcate in termini percentuali riguardano Calabria con un –30,6%, Puglia con –28,1%, Basilicata con –27,1%, Campania – 25%. Le regioni che hanno fatto registrare una riduzione di volumi più contenuta sono state: Veneto –15,2%, Lazio –16,4%, Friuli Venezia Giulia –16,6%, Emilia Romagna, Abruzzo e Toscana con circa un –18%.

Stop all'hub vaccinale in Fiera del Levante

La regione Puglia ha detto “stop” all’hub vaccinale della Fiera del Levante, istituito negli scorsi mesi come centro di riferimento per le operazioni di immunizzazione contro il Covid-19. Lo si è letto in una nota al report settimanale sulla campagna vaccinale del 29 aprile scorso. A causa della costante diminuzione degli accessi, la Asl Bari ha deciso di “spalmare” i centri vaccinali della provincia su tre hub: quello di Catino per la città di Bari, quello di Sammichele di Bari per l’area Sud e quello di Grumo Appula per l’area Nord. Le vaccinazioni anti-Covid continueranno a essere somministrate in alcuni ambulatori del servizio igiene e sanità pubblica della Asl Bari.

Scrivi all'autore