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Salute mentale dei ragazzi: il Covid ha lasciato il segno

Il Covid -19, sia esso passato, affievolito, ritornato, o in pausa, ha provocato certamente molti danni. Non parliamo solo di quelli legati alla mortalità elevata, al long Covid che ancora attanaglia una fetta consistente della popolazione o alle conseguenze economiche sulle attività commerciali. Il covid ha portato disagio e malessere psicologico soprattutto alle fasce più deboli della popolazione e cioè bambini, adolescenti e anziani. Se i più piccoli hanno riscontrato difficoltà in prevalenza sui banchi di scuola con notevoli carenze nelle competenze di base, la fascia 14 -19 anni è quella che più ha sofferto a livello mentale.

L’emergenza Covid ha infatti messo a dura prova la socialità di bambini e ragazzi, la loro possibilità di incontrarsi con gli amici e fare le esperienze formative legate alla loro età. Distanziamento sociale in classe, niente feste con gli amici, abuso di tv, telefono e video giochi ha fatto il resto.

Tutto questo ha avuto un notevole impatto sulla loro salute tanto che la condizione psicologica dei più giovani ha risentito dell’emergenza Covid-19 più di quella degli adulti.

Un problema che ha portato anche all’approvazione di misure normative specifiche, come il bonus psicologo e il potenziamento dei servizi di neuropsichiatria per l’infanzia e l’adolescenza.

A mettere nero su bianco i dati è Istat che in un recente report sulla salute mentale dei giovani, segnala che 220 mila ragazze e ragazzi tra i 14 e i 19 anni non sono soddisfatti della propria vita e si trovano in una condizione di scarso benessere psicologico. Dati confermati anche da un recente rapporto dell'Ospedale Bambin Gesù di Roma secondo il quale l’autolesionismo colpisce in Europa circa 1 adolescente su 5. Se già prima la salute mentale dei nostri ragazzi era minata da isolamento sociale, bullismo e disturbi alimentari, oggi il Covid, il lockdown e le misure restrittive in generale hanno fatto il resto portando ad un aumento delle richieste di aiuto per gravi forme di psicopatologia come l’autolesionismo e il tentativo di suicidio. L’associazione Telefono Amico Italia, ad esempio, ha diffuso di recente alcuni dati relativi alle richieste di aiuto nel 2021: ben 6 mila telefonate, il doppio di quelle ricevute nel 2020. A chiamare sono state soprattutto le ragazze, circa il 57% delle telefonate. Ma l’Italia non è sola, si tratta di un fenomeno che trova conferme anche nel resto del mondo. I dati che riguardano i suicidi mondiali infatti sono allarmanti: 800mila morti all’anno. Anche in questo caso i più fragili sono i giovani. 46mila adolescenti tra i 10 e i 19 anni si tolgono la vita ogni anno. Si tratta della quinta causa di morte più comune tra gli adolescenti, la terza per le ragazze.

Sin qui il quadro mondiale e nazionale – sebbene le patologie mentali non abbiano confine – e in Puglia che succede?

Secondo i dati Istat sulla salute mentale, riportati dalla fondazione Open Polis con i Bambini, in Puglia l’indice di salute mentale totale nella fascia 14 - 19 anni (basato su un questionario standard chiamato SF36 che rilascia un valore da 0 e 100 dove 0 sta per scarsa salute mentale e 100 per ottima) si è abbassato, passando dal 68,9 del 2020 al 68 del 2021. Un dato però, è bene sottolinearlo, in linea con le altre regioni. Nel 2021 Marche e Umbria, hanno registrato l'indice di salute mentale più basso, rispettivamente del 65,3 e del 65,4. Entrambe in calo rispetto all'anno precedente di poco meno di 3 punti. I più alti hanno riguardato la provincia autonoma di Bolzano e la Sardegna, con un indice di salute mentale che per entrambe è di 70. Rispetto al pre-pandemia, il calo maggiore dell'indice si era registrato in Valle d'Aosta (-3,7), Marche, provincia autonoma di Trento, Umbria e Friuli-Venezia Giulia.

L’Ufficio statistico della Regione Puglia ha poi un dato in più, quello delle donne. L'indice di salute mentale del gentil sesso è più basso di quello maschile (-3,3), così come nel Mezzogiorno (-3,9) e in Italia (-4,7). Se guardiamo al resto del Paese però pare che le donne pugliesi reggano meglio stress e ansia. In Puglia, infatti, l'indice di salute mentale delle donne è pari a 67,3, il dato migliore del Mezzogiorno che riporta un valore di 66 e dell'Italia che si attesta sul 65,9.

Ma tornando a bambini e adolescenti, Istat non è l’unico a riportare i dati sulla salute mentale dei bambini post pandemia. Secondo una indagine realizzata dall’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza e dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) siamo di fronte ad una vera e propria emergenza. Gli esperti coinvolti nella rilevazione hanno infatti riportato un aggravamento dei disturbi già diagnosticati e l’esordio di nuovi disturbi in soggetti vulnerabili. Sono cresciuti problemi come l’alterazione del ritmo sonno-veglia, il mancato controllo degli impulsi, i disturbi del comportamento alimentare, l’ideazione suicidaria, il tentato suicidio, l’autolesionismo e il ritiro sociale, insieme ad un aumento di altri disturbi del neuro sviluppo e dei casi di abbandono scolastico.

Questo il quadro inquietante. E le cure? In Puglia ci sono strutture e professionisti in numero adeguato alle richieste?

Secondo il Ministero della Salute (l’indagine è del 2021) su 100mila abitanti abbiamo 1,4 strutture psichiatriche territoriali contro la media italiana del 2,6. Se andiamo ai posti nelle strutture psichiatriche residenziali (considerando una forbice di 10mila abitanti) siamo a quota 5 contro i 5,3 in Italia.

Meglio nelle semiresidenziali (sempre ogni 10mila abitanti) dove abbiamo 3,5 posti in Puglia contro i 3 in Italia.

Sugli ospedali il discorso cambia. Mentre in Italia abbiamo circa 10,5 posti (ogni 100mila abitanti) negli ospedali psichiatrici pubblici o privati, in Puglia siamo solo a 6,7 posti.

E i costi?

Se consideriamo i posti nelle strutture e anche il personale del Dipartimento di salute mentale impiegato (sempre considerando una popolazione di 100mila abitanti), in Puglia siamo a quota 51,2 e in Italia a 57,4. Dovremmo a questo punto avere un costo più basso della media nazionale. Invece non è così. In Puglia abbiamo un costo pro-capite (per strutture territoriali ed ospedaliere) per assistenza psichiatrica di 76,2 euro contro i 67,5 euro in Italia. Insomma meno posti e più costi. Certo questa è la fase conclamata della malattia, in cui ciò che serve è la cura. Quello che ancora manca è invece una diagnosi precoce dei disturbi dei ragazzi attraverso politiche di studio e osservazione delle prime avvisaglie in contesti come quelli scolastici che troppo spesso si rivelano semplici contenitori di corpi e non di menti in cui contano i numeri e non il perché di quei numeri.

Disagio psicologico: indagare non è facile


Indagare il disagio psicologico non è facile e lo è ancora meno a livello statistico. Per farlo però ci si avvale di un questionario standard chiamato SF36 (36-Item Short Form Survey). L’indice varia tra 0 e 100, con migliori condizioni di benessere psicologico al crescere del valore dell’indice. Sviluppato negli anni 80 e pubblicato originariamente nel 1992 da Ware e Sherbourne, l’SF36 appartiene alla serie dei questionari brevi sullo stato di salute del paziente, caratterizzato dalla brevità (10 minuti per la compilazione) e dalla precisione.

L’SF-36 si compone di 36 domande suddivisibili in 8 scale. Le domande si riferiscono alle quattro dimensioni principali della salute mentale: ansia, depressione, perdita di controllo comportamentale emozionale, benessere psicologico. Tra queste: funzionamento fisico, limitazioni dovute alla salute fisica o a problemi emotivi, energia e fatica, benessere emotivo, attività sociali, dolore e percezione della salute generale.

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