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Riecco la B, ma Bari ora "chiede" la A

Mandiamo le lancette dell’orologio un po’ indietro, fermando la linea del tempo al 26 maggio 2021. La fotografia immortala un Bari che esce a testa bassa dai playoff promozione, senza essere riuscito a fare un goal in 180’ alla modesta Feralpisalò; solo il San Nicola a porte chiuse può evitare ai calciatori, a mister Auteri e alla SSC Bari l’onta dei fischi assordanti.

Adesso azioniamo il fast forward e fermiamo l’immagine al 3 aprile 2022. Il Bari vince 0-1 a Latina e strappa il pass matematico per la promozione in serie B, quattro (lunghissimi) anni dopo il fallimento, la discesa all’inferno della serie D e il purgatorio triennale in C.

Dalla Feralpisalò, il punto più basso, al Latina, il vertice, in meno di un anno. Il Bari torna lì dove aveva lasciato a causa della gestione Giancaspro, per cui sono già stati spesi tutti gli aggettivi deteriori possibili. E succede proprio a Latina, sul campo che l’11 giugno 2014 aveva decretato l’ingiusta eliminazione dei galletti ai playoff promozione per la serie A, con in doppio 2-2 all’andata e al ritorno, nell’anno della “magnifica stagione fallimentare”. In tanti pensavano che quella delusione sarebbe stata l’alba della nuova era post Matarrese, ma in realtà fu semplicemente l’inizio della fine.

Ma questa è storia. Ora è il momento della festa. Il merito? Tutto di Luigi De Laurentiis e famiglia. Sì, perché i migliori sono quelli che sbagliano meno e che, soprattutto, imparano dagli errori. Ci son voluti tre anni a LdL per capire che un Bari vincente si poteva costruire solo tagliando il cordone ombelicale con Napoli e mettendo in piedi una realtà autonoma. Una lezione che il presidente ha imparato a sue spese (è il caso di dirlo, visti tutti i soldi sprecati per allestire squadre sconclusionate), ma di cui ha fatto tesoro.

E, infatti, non per caso la promozione in B arriva nell’anno in cui De Laurentiis mette al timone un direttore sportivo giovane, capace e «Indipendente», come lo stesso presidente ebbe a dire presentandolo a stampa e tifosi. Il suo nome è Ciro Polito, a tutti gli effetti l’artefice di questa cavalcata trionfale. Ex portiere dalla buona carriera, 42 anni, è uomo di poche parole e tanti fatti: «Mi vedrete solo quando le cose andranno male», disse sempre nella conferenza stampa di presentazione. E così è stato: per fortuna, lo abbiamo visto solo due volte, dopo le sconfitte contro Virtus Francavilla e Campobasso. Ma ci arriveremo.

È il nuovo diesse che fa sedere in panchina Michele Mignani, personaggio umile ma determinato, e la coppia mette insieme uno spogliatoio forte, unito e trainato dai tre grandi “vecchi”: sulla promozione del Bari ci sono le parate del “muro” Frattali, la leadership di capitan Di Cesare e le 17 firme di bomber Antenucci.

Polito fa un mezzo miracolo portando a Bari dei top player come il terzino Mazzotta, il centrocampista D’Errico e il trequartista argentino Botta, ma il mercato si arena dopo l’acquisto del terzino Belli e dell’attaccante Cheddira. Di soldi ce ne sono pochi, e allora bisogna far cassa liberandosi degli ingaggi insostenibili elargiti negli anni precedenti a calciatori sopravvalutati. E Polito fa l’altro miracolo: fuori i vari Sabbione, Perrotta, Terrani, Ciofani, D’Orazio, Corsinelli e Berra, nelle ultime ore di mercato arrivano gli esperti difensori Gigliotti e Terranova, i terzini Pucino e Ricci, il jolly di centrocampo Mallamo, l’attaccante Paponi e il regista Di Gennaro, uno dei pochissimi acquisti non azzeccati. Polito costruisce una squadra di suoi “fedelissimi”, che lui dirige fra campo e scrivania.

Eppure le cose non partono bene: un ritiro estivo bruciato dal focolaio Covid, la contestazione degli ultras che chiedono ai De Laurentiis di farsi da parte, la sconfitta contro la Fidelis Andria nel turno preliminare di coppa Italia ad agosto, davanti ad appena 2mila tifosi tornati allo stadio dopo un anno e mezzo di porte chiuse.

E qui il miracolo lo fa Mignani, che nel tempo di un “Amen” trasforma un gruppo di “prime donne” in una squadra forte e compatta. Il 4-3-1-2 è il suo “Vangelo”, la capacità di leggere le partite in corso d’opera la sua fortuna, il coraggio di fare scelte impopolari la sua dote. «Sarà il nostro mister anche in B», ha detto Polito fugando ogni dubbio.

Un Antenucci in ritardo di condizione resta fuori per quattro partite di fila (scelta che ripeterà più avanti anche con D’Errico, altro pezzo da 90 della rosa), il tecnico trova i goal dalla panchina di Simeri per battere Picerno e Catania, scopre il veterano Scavone goleador contro Potenza, Monopoli e Turris, mette Botta nelle condizioni di esprimere classe e grinta. Nelle prime dieci giornate arrivano altrettanti risultati utili, il Bari prende il primo posto al quarto turno grazie a concretezza e idee, con anche sprazzi di buon gioco.

Poi il pari col Foggia (davanti ai 20mila del San Nicola) e la flessione: le sconfitte esterne con Virtus Francavilla (0-3 umiliante, che costa anche l’infortunio al ginocchio di capitan Di Cesare, poi tornato a tempo record) e Juve Stabia fanno male, Polito alza la voce e nel mezzo c’è la prima vittoria 2-1 contro il Catanzaro, temibile avversario che però (insieme ad Avellino e Palermo) è staccatissimo. Il girone d’andata si chiude con cinque vittorie e due pareggi, +7 su un coriaceo Monopoli.

Ma è ancora l’incubo Covid a fare capolino tra 2021 e 2022: si ritorna in campo solo il 23 gennaio, ed è 3-3 con il Catania al San Nicola, quando si fa male Botta. Nel frattempo Polito torna sul mercato: arrivano il regista Maiello (una garanzia davanti alla difesa) e la mezzala Misuraca, oltre al ritorno di Galano che però incide poco. Febbraio è il mese più duro, con otto partite in 28 giorni: il Bari perde in casa 1-2 col Messina e 2-3 col Campobasso, il Catanzaro dell’ex Vivarini si porta a -4.

La differenza, quest’anno, la fa la qualità dei protagonisti. Polito tiene fermo il timone, Mignani tiene dritta la barra, i leader prendono la squadra per mano: Maita torna straripante nel mezzo, Antenucci firma il successo sul Picerno, l’eurogoal di Mallamo vale il 2-2 nel derby di Foggia (nella palude dello Zaccheria), la rete all’ultimo respiro del ritrovato Citro segna il successo 2-1 sul Francavilla (nella palude del San Nicola). Il Bari arriva a +7 allo scontro diretto di Catanzaro, deciso 1-2 dal rigore di Antenucci, dalla perla di D’Errico e dalle parate super di Polverino (chiamato a sostituire Frattali) per decretare la rimonta che vale il +10 e la promozione in tasca. Il certificato aritmetico arriva a Latina: il 3 aprile si chiude il cerchio, dove era iniziata la fine principia la nuova avventura.

E adesso? «Noi siamo seri, dedicati e sappiamo di avere delle responsabilità. Chiudiamo quest’anno per poi iniziare già a lavorare per una bellissima serie B che ci aspetta». Sono le parole di Luigi De Laurentiis nella notte di festa. Ora è tempo di celebrare un traguardo a lungo inseguito, ma poi andrà fatta chiarezza. Cosa fare del Bari in B? All’orizzonte c’è la data del 2024, quando tutte le multiproprietà nel calcio dovranno sparire e i De Laurentiis dovranno scegliere tra Napoli e Bari. La piazza biancorossa ora vuole la serie A, e la FilmAuro non potrà non prendere in considerazione l’idea di tenere il Bari cedendo il Napoli. I 24mila di Bari-Fidelis Andria, d’altra parte, stanno lì a dimostrarlo: ove opportunamente stimolati, Bari e i suoi tifosi sanno dare soddisfazioni e sanno essere anche un ottimo investimento.


Con De Bellis e Resta riviviamo germania 2006

Un viaggio nell’estate del 2006, tra il 9 giugno e il 10 luglio. “Notti mondiali”, il primo romanzo dei baresi Roberto Debellis e Riccardo Resta (Edizioni di pagina), racconta le gesta dell’Italia campione del mondo nella rassegna iridata di Germania attraverso gli occhi di un 15enne, che cresce in quei 31 giorni insieme agli azzurri di Lippi.

È una storia di calcio, ma anche della società italiana alle prese con un decisivo referendum, con il terremoto di Calciopoli e con l’ingresso nella nuova era di Amazon e Google.

Ma questa è, soprattutto, una storia di formazione: l’adolescenza, i primi amori, i sogni e le delusioni, l’elaborazione del lutto come momento di consapevolezza del sé. Fra calcio e musica, due compagni di vita, “Notti mondiali” raccoglie il diario di un ragazzo che a scuola (il liceo classico Socrate di Bari) fa esperienza delle sue passioni e delle sue paure. E sullo sfondo c’è Bari, che negli anni ’00 vive tra il fermento dei festival musicali e la tradizionale birra “sudata” sul mare.

Con ironia, “Notti mondiali” affronta politica, etica e analisi psicologica, restituendoci lo spaccato di un’Italia che, come il protagonista, sale sul tetto del mondo nel momento in cui meno se lo aspetta.

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