Regione e Fiera: c'è l'intesa manca la strategia

Dal vaso di Pandora della corruzione diffusa nella Regione Puglia, dove il governatore in carica si sente esonerato dal darne conto solo perché non è arrivata la camionetta sotto casa, è spuntato fuori un nuovo “male” (ci atteniamo alle immagini del mito greco). Si tratta del “Creative@hubs dell’agricoltura”. Un appalto di oltre 6 milioni di euro per intervenire su alcuni padiglioni della Fiera del Levante, gestito dall’ex capo della Protezione Civile.

La cronaca ci parla di incredibili vicende e di intrecci altrettanto improbabili con la cultura, anzi con l’insediamento di uffici burocratici regionali che si occupano di cultura e arte. Agricoltura e cultura fanno rima, si sa.

Ma procediamo con ordine e, soprattutto, cerchiamo di focalizzare il vero aspetto disarmante di tutta la questione.

Anzitutto il fatto che nell’area della Fiera del Levante vi siano uffici burocratici della Regione è di per sé un controsenso, perché essi non fanno parte della “mission” che dovrebbe avere un quartiere fieristico. Questa commistione innaturale a me ha fatto venire in mente la situazione annosa degli uffici burocratici AQP insediati nel magnifico Palazzo Cambellotti in via Cognetti a Bari: chiamato pomposamente “palazzo dell’acqua”, in realtà è più prosaicamente la sede di scartoffie burocratiche mentre dovrebbe essere riqualificato come un esclusivo vero e proprio sito museale.

A parte questo “particolare”, i 6 miliardi riguardano soprattutto un finanziamento Interreg Grecia-Italia, finalizzato a creare una rete sostenibile per la filiera agro-alimentare adriatico-jonica. Sostanzialmente, e più banalmente, padiglioni espositivi e sede di meeting per gli operatori della filiera.

Ho una qualche esperienza di programmi Interreg, essendo stato, in tempi lontani, partner leader di due Interreg durati alcuni anni e mi sembra opportuno riproporre una criticità già evidente in quel periodo. Il problema è quello della settorialità dei fondi comunitari, praticamente sorte di compartimenti-stagno che non dialogano fra loro. Noi oggi affrontiamo (sbalorditi) i risvolti illegali nella gestione di questo specifico finanziamento tutto ripiegato sulla mera infrastrutturazione, ma abbiamo la sia pur minima contezza dell’enorme tematica implicita? Stiamo parlando, infatti, di filiere agro-alimentari e di bacino inter-adriatico, ma potenzialmente potremmo estendere la prospettazione strategica all’intero Mediterraneo, quindi ai rapporti con la sponda africana (se ne fossimo capaci e se non rimanessimo prigionieri dei compartimenti-stagno).

Di tutte queste potenzialità non è rimasto nulla fuorché una squallida vicenda di illegalità per l’infrastrutturazione di 4 padiglioni. Eppure l’Africa sta sempre lì ad attendere. Soprattutto in fatto di agroalimentare, dato che larghe fasce del continente africano sono oppresse da insicurezza e penuria alimentare. E quale migliore sede della Fiera del Levante?


Scrivi all'autore