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"Recuperare la Salute e il valore del tempo"

Federico Dolce, 40 anni, portavoce nazionale Diem25 in Italia. Laureato in Scienze Politiche, presidente Centro Studi Argo di Torino, più di 20 anni di esperienza lavorativa nell'IT e comunicazione.

Come nasce l’idea di questo progetto?

Diem25 è nato 6 anni fa dalla volontà di Yanis Varoufakis di lanciare un movimento pan europeo capace riunire militanti di sinistra, movimenti di protesta di base e "regioni ribelli" di tutto il continente. Un movimento che scuota l'Europa con delicatezza, compassione, ma con fermezza perché "l'Europa sarà democratizzata, o si disintegrerà, e lo farà abbastanza velocemente". Il nostro progetto a breve termine è creare una proposta concreta per i cittadini in ogni Paese europeo per permettere loro finalmente di tornare a riprendere in mano il proprio futuro grazie ad una visione ed una prospettiva concreta ma radicale, razionale e rivoluzionaria.

Cosa è cambiato nel mondo del lavoro in Italia durante la pandemia?

La pandemia è stato un catalizzatore di enorme potenza per tutte le ingiustizie e le diseguaglianze presenti nella nostra società. Chi stava bene prima, ha tutto sommato potuto resistere dignitosamente, chi era in difficoltà ha passato l'inferno, chi era al comando si è arricchito a dismisura. Allo stesso tempo però ha risvegliato in molti la coscienza di cosa conta davvero nella vita (la salute, il valore del tempo, uno Stato e una comunità in grado di aiutarti nel momento del bisogno) e ha cominciato a guardare in modo diverso aspetti che abbiamo sempre dato per scontati con rassegnazione. In molti si chiedono se davvero sia inevitabile perdere 30 ore al mese nel pendolarismo verso il luogo di lavoro, se le condizioni - economiche, di sicurezza, di prospettiva, di libertà - del proprio impiego valgano la pena del sudore e sangue che ogni lavoratore mette in quello che fa, ma soprattutto in molti non sono più disposti ad accettare questo ricatto economico e morale del lavoro. Un ricatto che mostra oggi dopo trent'anni, tutti i suoi risultati disastrosi: più di 3 milioni di famiglie lavoratrici sotto la soglia di povertà, un mercato del lavoro ingessato e senza prospettive, un Governo incapace di dialogare alla pari con le imprese e guidare i propri settori strategici per farli crescere.

È un caso che questo progetto nasca da un gruppo di 40enni? Quando si raffronta con i suoi coetanei cosa emerge del mondo del lavoro?

Parlo da 40enne: davanti ai nostri occhi sono passati tutti i processi di distruzione della dignità del lavoro, qualcuno di noi è riuscito a prendere l'ultimo treno, in moltissimi invece si sono trovati spaesati e incapaci di reagire con forza - o anche con furbizia - ad un cambiamento di paradigma deleterio, e si "sono arrangiati". Ma il discorso generazionale non può essere esaustivo, chi ci ha seguito - i giovani - non se la passa certo meglio, ma ha una consapevolezza in più: non si può e non si deve accettare tutto questo passivamente.

Parlare di lavoro in questo paese senza cadere nella retorica: come riuscirci?

Uscire dalla retorica dominante è un esercizio faticosissimo. Anni di propaganda martellante ci hanno oramai convinto di concetti e morali che abbiamo introiettato senza accorgercene, ma che sono fuori dal mondo. Soprattutto questa retorica è figlia di una visione del mondo ferma agli anni 60 e al miracolo italiano: la gavetta necessaria per iniziare a lavorare era una cosa giusta e seria quando dopo l'apprendistato c'era una prospettiva di crescita, di sicurezza, o anche di poter trovare di meglio. Ora impieghi stagionali a 300 euro al mese per 60 ore settimanali sono il massimo a cui aspirare. Non è possibile continuare ad applicare gli stessi valori di 50 anni fa ad un mondo completamente diverso.

Cosa vede nel futuro?

Vedo sempre più persone che reagiscono all'individualismo e alla disintermediazione con una volontà di ritrovarsi e lottare per la propria comunità. Vedo una moltitudine di persone che “vuole lavorare”. Vedo una lotta durissima con un establishment - imprenditoriale, politico e mediatico - che non ha nessuna intenzione di mollare perché ha capito che può ottenere sempre tutto quello che vuole se alza la voce. L'esito di questa lotta però questa volta dipende da noi.

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