Recovery plan la Puglia non si smentisce

La Regione Puglia concorre all’utilizzo del Recovery plan con 167 progetti per un valore pari a 17,9 miliardi di euro. Detta così ci sarebbe da esserne contenti, finalmente la Regione ha scelto direttrici di sviluppo chiare e progetti utili al rafforzamento delle infrastrutture e della competitività del sistema economico pugliese.

Invece, gratta gratta, si scopre che la lista degli interventi candidati è un semplice “impulso alla discussione” messo sul tavolo del Governo. Per la serie “Guardate che ci sono anche questi…”. Non solo, si tratta di progetti già esistenti, un riciclaggio. Certo, i vertici regionali tengono a sottolineare che il pacchetto non è definitivo, “ma suscettibile di modifiche e integrazioni anche attraverso il confronto con il partenariato”. Peccato che l’Italia debba presentare il piano entro la fine di aprile e il Governo non può aspettare i comodi della Puglia.

Cosa c’è nella lista della spesa presentata? Si oscilla tra la sistemazione del nodo ferroviario di Bari e il raddoppio dell’interporto barese, una sistematina a porti e aeroporti, una rinfrescata alla Fiera del Levante per farla diventare un centro di formazione artistica e manageriale, un tesoretto per sistemare i servizi scolastici, un bel malloppo per progetti di sviluppo delle imprese, un po’ di economia “green”, qualche rattoppo alle strade, soprattutto del Tarantino e del Leccese. E alla fine il gioco è fatto.

In tutto questo c’è anche il parco costiero candidato dal Comune di Bari, forse l’unico vero progetto strategico, anche se non ci sarebbe dispiaciuto che si risolvesse una volta per tutte la vicenda della condotta Matteotti, quella che quando piove allaga con l’acqua della fogna il tratto di mare e la spiaggia di Pane e Pomodoro, spargendo in maniera meticolosa e uniforme milioni di colibatteri. Inoltre, c’è la vicenda del po-vero San Nicola, che viene ormai tirato in ballo in qualunque progetto, dalla megastatua alta 70 metri al concorso per la capitale della cultura, fino a un parco tematico da realizzare nell’area ex Stanic. Poi dicono che San Nicola è amante dei forestieri… per forza!

Ma cerchiamo di essere positivi, facciamo l’ipotesi che, per assurdo, questi quasi 18 miliardi di euro arrivino con la benedizione dell’Europa e del governo Draghi. C’è da tremare al pensiero che possano essere gestiti dagli stessi che non riescono a spendere i soldi che ogni cinque anni l’Ue destina alla nostra regione.

Un esempio? L’ormai tradizionale telenovela dei fondi destinati al Piano di sviluppo rurale. È di qualche giorno fa la notizia che la Commissione europea sta verificando se ci sono le condizioni per evitare il disimpegno automatico di 200 milioni di euro di fondi per Sviluppo rurale della Regione Puglia "e quale importo oggetto del disimpegno possa essere esentato". Lo ha scritto il commissario all'agricoltura Janusz Wojcie-chowski, rispondendo all’iniziativa bipartisan degli eurodeputati Paolo De Castro e Raffaele Fitto, che lo avevano sollecitato a trovare una soluzione per evitare la perdita dei fondi. Una situazione che si è verificata "anche lo scorso anno", sottolinea il commissario nella sua risposta, ravvisando "una questione più strutturale" del problema, che "richiede sforzi da parte delle autorità" per evitare "che si ripeta nei prossimi anni".

Come si dice a Bari, “ormai ci siamo fatti conoscere”.

Peccato, perché agli agricoltori quei soldi fanno comodo, come farebbero comodo i fondi del Recovery plan per garantire che l’acqua arrivi nelle campagne, che le infrastrutture siano degne di questo nome e che si possa finalmente puntare in maniera decisa sull’innovazione. Per fare questo bisognerebbe avere una visione d’insieme del sistema economico pugliese, senza chiudere i settori in compartimenti stagni, in mo-do da coniugare innovazione, tradizione, competenze, valorizzazione del territorio. Invece, si preferisce recuperare un pacchetto di progetti già esistenti ai quali destinare un po’ di soldi.

Sic transit gloria Recovery plan.


Scrivi all'autore