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Questione morale, vergogna e indignazione

Possiamo girarci intorno quanto vogliamo, tuttavia la questione è allo stesso tempo assai semplice e assai grave. La Puglia non ha solo una "questione immorale", ma ha una sua peculiare amoralità nell'affrontarla.

E no, questa volta non scriviamo di criminalità organizzata o comune. Questa volta in campo c’è la politica, i suoi livelli di corruzione e anche di arroganza. Una partita che solo apparentemente vede due squadre: da un lato i centri del malaffare e dall'altro forze di polizia e magistrati.

La decadenza della classe politica non è un fenomeno isolato perché in fin dei conti a piazzarli sulle poltrone siamo sempre noi.

Ciò che, secondo la ricostruzione degli investigatori, è accaduto per l'ospedale in Fiera ha pochi precedenti nella storia del nostro Paese. È uno scandalo difficile da immaginare che, invece, si è sviluppato sotto gli occhi indifferenti di tanti.

La questione, come abbiamo detto, è tanto semplice quanto grave. Ciò che accade, infatti, sembra non suscitare quella indignazione che meriterebbe. È un atteggiamento suicida perché consente con il solo silenzio di coprire misfatti di gravità inaudita.

In realtà, non tutti stanno in silenzio e con svizzera puntualità il segretario regionale del PD, Marco Lacarra, sfodera dal suo repertorio alcune perle di rara... saggezza politica.

Da un lato soccorre Emiliano perché "non si può ogni volta criminalizzare politicamente il presidente per tutto ciò che succede"; dall'altro veste i panni del sacerdote del consenso e di “raffinato” stratega e ci spiega che "la politica si fa con i voti". Caspita, che delusione per chi pensava si facesse con le idee. Una rivoluzione copernicana.

Ora, sia chiaro, la responsabilità penale è personale e certamente non siamo fanatici della "responsabilità oggettiva", ma Emiliano non si è certo risparmiato in questi anni nel descrivere il suo "fiuto" di consumato investigatore e la sua dichiarata volontà di essere garante della correttezza nella gestione della cosa pubblica. Da Emiliano ci si aspettava una parola chiara, mentre, a parte frasi di circostanza, il suo silenzio ha sovrastato ogni cosa.

Infine, a parte le timide prese di posizione di un'opposizione inconsistente, è venuta meno una presa di coscienza collettiva dell’”opinione pubblica”. Da un lato manca la vergogna, dall'altro l'indignazione. Una miscela esplosiva per una società civile.

La Puglia è ormai un mosaico da migliaia di pezzi che si assemblano, ha ragione Lacarra, solo in funzione del consenso e dei voti. Una frammentazione che ha nelle liste civiche (che già si configurano come una colonia di formiche) un capolavoro perché prospetta "obiettivi" per tutti e alla fine genererà un esercito di delusi (pronti per le prossime promesse).

La dura legge dei fatti, dunque, non è più così dura. Piegata dalla manipolazione della propaganda e ramificata in mille rivoli dalla digitalizzazione, i fatti soccombono sotto l'effetto sorpresa di roboanti annunci di una Puglia che semplicemente non esiste. Sanità, turismo, criminalità: sono temi eccellenti per quel "brivido da sorpresa" (definizione del filosofo sud-coreano, Byung-Chul Han, autore, tra gli altri, di "Le non cose") che ci viene somministrata da una politica irresponsabile e arrogante.

La Puglia esulta mentre arretra. Un gioco mortale con una classe politica mossa da un istinto di conservazione del potere che per tanti dura da decenni.

La questione immorale è un tema centrale per lo sviluppo. Al deficit di vergogna si aggiunge quello di indignazione. Alla prova dei fatti, è ancora più grave la mancanza di consapevolezza della “società civile”. Abbiamo una moltitudine di media, siamo travolti dalle notizie. È un peccato che ci sfuggano realtà e verità.


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