Quella zona grigia che non sa proprio dire di no

L’indagine della Guardia di Finanza coordinata dal pm Perrone Capano conclusa in questi giorni, con notifica di conclusione delle indagini a diciannove incensurati, tira giù di nuovo il velo su quel-

la zona grigia tra criminalità e onesti cittadini che più volte negli ultimi anni è stata citata come pessima abitudine di una Bari che si scopre ogni giorno un po’ meno per bene.

E così, a cascata dalle risultanze della inchiesta della DDA – conclusa con condanne – contro Vito Martiradonna, i suoi figli e altri, tra cui Tommaso Parisi, ecco spuntare fuori un codino che ci racconta degli approfondimenti partiti proprio seguendo uno dei fili rossi che da quelle agenzie di scommesse si dipanavano.

I proventi di quelle attività, gli incassi di quelle gestioni, dove finivano?

A sentire i magistrati, per parte questi venivano utilizzati per l’acquisizione di quote in attività o l’acquisto di immobili. E parliamo di investimenti in Italia e all’estero – quasi sempre in Paesi a fiscalità agevolatissima, in cui il pagamento in contanti è ancora considerato una pratica corretta e in cui è complicatissimo, per la magistratura italiana, avere risposte. In patria, invece, sempre secondo le risultanze investigative della GdF e della procura antimafia, Martiradonna si sarebbe avvalso di una coordinata rete di incensurati a cui questi immobili e queste quote societarie venivano fittiziamente intestate.

Attenzione: nei fascicoli d’inchiesta non si parla di proprietà di poco conto. E la gran parte, in termini di valore, non la fanno certo auto di lusso e natanti – ormai scartati per la loro veloce perdita di valore. Nelle carte della procura fanno bella mostra unità immobiliari di pregio, una quantità importante di agenzie di scommesse diffuse anche sul territorio provinciale, una cartoleria e quote di società che gestivano ristoranti e locali in luoghi esclusivi della città. Col sospetto fondato che fuori dai confini, nei paradisi fiscali che l’inchiesta madre ha dimostrato sono ben conosciuti e praticati dai Martiradonna, ci siano altri beni. . A servizio della holding di famiglia di Martiradonna, lo ricordiamo, secondo la Procura, diciannove incensurati. E ristoranti, locali, esercizi commerciali – strumenti economici spesso protagonisti della vita cittadina. Sullo sfondo, un sospetto che lascia il retrogusto più amaro: pur ammettendo che tutti i trasferimenti e le acquisizioni abbiano seguito canali di legittimità amministrativa e giuridica, sicuri che nessuno, al di fuori del cerchio magico dei Martiradonna, sapesse o sospettasse? Intestare un immobile non è più “cosa da poco”. Come non lo è trasferire quote societarie.

Ennesimo pezzo, probabilmente, di una zona grigia che a Bari si fa sempre più spessa.

A rincarare la dose, poi, ci pensano le dichiarazioni di un pentito di spicco come Alessandro De Bernardis, per i sodali “Brodino”, per anni uomo di massima fiducia di uno dei fondatori della Camorra Barese, Giuseppe Mercante.

Politici, imprenditori, dirigenti sanitari, primari: tanti, ma proprio tanti, a Natale e in occasione delle ricorrenze erano destinatari di un bel regalo da parte del vecchio boss del Libertà. A sentire il pentito, considerato estremamente attendibile e prezioso dalla Procura antimafia di Bari, quando Mercante, a Natale, riceveva letteralmente camionate di prodotti alimentari pregiati, più che atti-

vare il circuito onorevole della “spartenza” tra sodali, preferiva oleare ingranaggi a suo parere molto più virtuosi: il regalo alla persona che “conta”. Perché, come dire, un domani, quelle gentilezze sarebbero potute tornare utili. E De Bernardis precisa che su questo Mercante era persona intransigente. E così tanto lungimirante da fare, a volte, vere e proprie scommesse sulla crescita dei “borsini” di questa o quell’altra personalità. Scommesse che spesso pagavano – anche lautamente. Nei verbali del Processo Pandora (nell'immagine un'infografica dell'epoca preparata dai Carabinieri) e nelle motivazioni a sentenza, cristallizzato, si può trovare un pezzo importante di queste affermazioni, quando si parla proprio della rete di contatti “illustri” che il vecchio capomafia non lesinava di vantare, quando teneva le sue “lezioni di Camorra barese" presso il bar che aveva eletto a suo personale ufficio. Un tratto, questo, che De Bernardis tributa un po’ a tutti i vecchi Vangeli di Camorra – Savino Parisi e Antonio Capriati su tutti. Un tratto che i nuovi boss ancora non avrebbero imparato, tutti costretti come sono nel loro ruolo di generali di un conflitto infinito per il controllo dello spaccio.

Che il vecchio boss del Libertà fosse un tessitore, più che un sanguinario, era cosa nota. Che le sue capacità persuasive fossero così affinate, era notizia altrettanto risaputa. Stupisce scoprire quanto inclini al rapporto grigio fossero, invece, tanti illustri concittadini.

Ancora una volta: ricevere un regalo non costituisce certo il presupposto di un reato. Certo, domani quel regalo rende molto più complesso e scivoloso pronunciare la parola “No!”.

La forza della zona grigia, nei fatti, sta tutta lì. A ben guardare, però, in questa Bari che da quarant’anni convive con troppi forse e troppi se e ma con la Camorra Barese, un punto di forza ce l’ha anche la capacità seduttiva di certi rapporti a cui tanti baresi non sanno proprio dire di no.


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