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Quante storie nella storia dei sindaci

Bari, città dei sindaci. Bari, città di uomini, politici ed istituzioni che hanno rappresentato, talvolta bene o benissimo, talvolta male o malissimo, tutti i cittadini. Bari, capoluogo di regione, città volitiva e spesso dotata del giusto imperio ad emergere contro ogni visione di chiusura o mediocrità. Città che, almeno, ha qualche volta provato a pensarsi in grande. Ed i sindaci, i primi cittadini di Bari, sono ed hanno rappresentato magna pars di questa stessa storia. Una storia che è comune, che riguarda la città tutta in ogni suo aspetto, ma che poi inevitabilmente afferisce a categorie personali e biografiche specifiche. Insomma, ogni sindaco ha la sua vita, le sue vicende, la sua storia. Le recenti elezioni amministrative, che non hanno riguardato la città di Bari, ci hanno spinto nella riemersione di queste curiosità attorno a nomi e profili ormai da tempo consegnati alla storia ed agli studiosi oppure, venendo più ai nostri giorni ed anni, ancora inseriti nella memoria più recente e viva della comunità. Ecco, quindi, che divideremo questo viaggio e questo percorso attorno ai sindaci di Bari in due 'puntate'. Dapprima i sindaci dell'inizio dell'età contemporanea, vissuti ed in carica a cavallo tra l'Ottocento ed il Novecento. In un secondo momento, poi, quelli del XX secolo propriamente detto, specie dal fascismo e dalla Seconda guerra mondiale in poi, fino agli anni Ottanta e Novanta. Ci soffermeremo su alcune personalità di cui magari si parla poco, anche in riferimento agli stessi decenni scorsi. E già perché invece, quanto agli albori del secolo scorso, un certo affievolirsi del ricordo e della conoscenza del dato storico si fa ahinoi quasi fisiologico, eccezion fatta per appassionati e, come si diceva già, studiosi. Saranno tre i sindaci di cui ci occuperemo in questo primo 'tour' attraverso la storia, tre uomini e relative attività del tutto esemplari e specchio per un'intera epoca, quella in cui la politica attiva non era certo possibilità per tutti ma esclusiva di una classe sociale, agiata, altoborghese. Figure, talvolta, nemmeno native precisamente di Bari ma espressione della provincia più facoltosa ed illuminata e che quindi riconosceva nel capoluogo il faro ed il luogo di un'intensa azione civica, politica, culturale. Era la Bari del Petruzzelli, della borghesia appunto più aggiornata ed in linea con le suggestioni italiane ed europee della cosiddetta Belle Époque, segno di un secolo, il '900, che nacque sotto buoni auspici e speranze, per poi dipanarsi attraverso lutti e tragedie. Partiamo dunque davvero dai primissimi tempi, quelli della Bari appena postunitaria, ancora a poco più della metà dell'800. Primo sindaco di Bari è un terlizzese di origine, Nicola De Gemmis, classe 1818, apprezzato letterato e fervente patriota. Esponente del famoso e nobile casato del paese a nord di Bari, studiò all'Università di Napoli dove si laureò in ben tre discipline: giurisprudenza, lettere e filosofia. Fiero combattente antiborbonico, nel 1860 fu nominato da Giuseppe Garibaldi in persona primo sindaco di Bari del Regno d'Italia. Una fase storica, dunque, in cui si diventava sindaco per nomina e non certo per elezione, tantomeno diretta come sarà solo dopo, moltissimo dopo (e ne parleremo). Come sindaco di Bari fu attento ad unire una importante città e realtà del Sud al nascente sentimento nazionale, promuovendo feste commemorative e rivolgendo più pubblici appelli e manifesti patriottici alla cittadinanza. Fu poi più volte consigliere e deputato del Consiglio Provinciale di Bari ma anche

Presidente del Consiglio Provinciale Scolastico. Sulle questioni di natura scolastica fu noto a livello nazionale. Morì a Bari il 6 maggio 1883. Suo nipote Gennaro fu un famoso e munifico chimico ed agronomo, pure legatissimo a Bari.

Gian Domenico Petroni (1838-1908), prettamente barese, è il secondo sindaco di cui ci occupiamo. Fu un apprezzato avvocato, noto propriamente per la sua cultura di giurista. Nella sua carriera politica fu deputato al parlamento nazionale del Regno d'Italia e sindaco, carica che ricoprì in quanto leader cittadino dei progressisti. Fu primo cittadino di Bari per due anni, tra il 1880 ed il 1881, esponente della Sinistra storica. Lasciò tracce, specie nell'attenzione al centro storico, alla rete fognaria. Si interessò tantissimo all'istruzione pubblica, anche come parlamentare. Alla Camera davvero numerose le sue proposte di legge. In parlamento, nel 1905, appena tre anni prima di morire, si fece portavoce di una iniziativa singolare e curiosa: l'organizzazione di una grande tombola popolare a beneficio dei baresi dopo la tragica inondazione che proprio quell'anno colpì la città. Si trattò di un momento particolarmente difficile per la città, un tema su cui abbiamo già scritto, qualche mese fa, su queste stesse colonne.

Giuseppe Capruzzi (1847-1912), anch'egli avvocato, fu sindaco di Bari a più riprese: 1887-1890, 1898-1901, 1910-1912. Nativo di Bitonto - a testimonianza di quel che si diceva circa la provincia più meritevole impegnata a Bari-, appartenne alla Sinistra storica, assieme a Gian Domenico Petroni. Fu per tre volte anche deputato del Regno d'Italia. Morì il 25 marzo 1912, proprio mentre ricopriva la carica di sindaco. A suo nome la famosa estramurale che costeggia esternamente la linea ferroviaria di Bari. Suo figlio fu un letterato assai apprezzato e di Giuseppe Capruzzi scrissero poi storici e ricercatori come Michele Viterbo e, dopo, Pasquale Sorrenti. Gli successe Sabino Fiorese, di Grumo Appula. Un sindaco intellettuale che, in uno dei suoi primi scritti (“Il contadino nella Terra di Bari”, Bari 1877), svolse un'accurata e precisa analisi della situazione agraria dell’epoca. Capruzzi, intanto, non resterà l’unico sindaco barese ‘bitontino’: dopo due precisi decenni, fu la volta di Giuseppe Capaldi, anch’egli proveniente dalla città degli ulivi.

Della Destra storica, invece, era stato sindaco, in precedenza, Giuseppe Re David, a volte scritto anche Redavid (1852-1913). Ancora un avvocato, uomo di grande eleganza, fu esponente di una corrente il cui leader barese era Vito Nicola De Nicolò. Fu sindaco di Bari dal 1894 al 1898. Visse pienamente la drammatica crisi del costo del pane di fine XIX secolo, costretto anche alle dimissioni per questo grave motivo sociale. Capruzzi successe proprio a lui. I due in realtà si alternarono alla guida di Bari, una staffetta di indubbio valore. Suo padre, Gaetano Re David, fu patriota, garibaldino, avvocato e massone. Suo figlio invece, anch'egli di nome Gaetano, fu medaglia d'argento al valor militare nella Prima guerra mondiale, fascista, presidente della Camera di Commercio di Bari e parlamentare del Regno dal 1924 al 1934. Tutte notizie che acquisiamo da diverse pubblicazioni storiche su Bari (del citato Sorrenti e di Vito Antonio Melchiorre su tutti).

Sindaci, cittadini, comunità. Storia e storie di Bari. Al prossimo appuntamento.

Marino Pagano

Gli anni difficili di Giuseppe Bottalico

Merita sicuramente una citazione Giuseppe Bottalico, barese, sindaco del capoluogo pugliese dal 1914 al 1920. Vale a dire primo cittadino durante gli anni drammatici del primo conflitto mondiale. Un sindaco poco ricordato. “Vigile senso del dovere, singolare dirittura morale, fermo e deciso polso, con aperta intelligenza”. È ricordato così su alcuni portali istituzionali. Orgogliosamente innamorato di Bari, inserì la città nel più grande circuito nazionale, un po’ quello che accadde con Nicola De Gemmis subito dopo l’Unità d’Italia. Amministratore scrupoloso, mirò alla crescita di Bari anche come città capofila regionale. Fu un uomo colto ed illuminato. La sua visione aperta alle sfide della modernità aprì la strada alla Bari di don Araldo di Crollalanza, futuro podestà fascista e noto ministro mussoliniano, interprete ed autore di una certa ‘grandeur’ barese: il lungomare, la crescita territoriale della città, il rapporto diretto con il capo del fascismo assicurato dal prestigio dello stesso di Crollalanza.

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