Puglia Women Lead: un progetto per crescere insieme

Vogliamo restare in Puglia e restarci al meglio”.

Questa frase sintetizza alla perfezione quello che Puglia Women Lead sta facendo da meno di un anno e vuole continuare a fare nel prossimo futuro. Dare una occasione, una opportunità a chi ha deciso che non poteva rinunciare alla sua terra e a chi ci ha provato ad andarsene ma poi ha deciso che è giusto fare ‘qui’ qualcosa. Si definiscono donne, imprenditrici, startupper, consulenti, maestre. Tutte con background diversi, ma spinte dalla voglia di dire la loro e prendere parte nella costruzione di una Puglia di cui andare orgogliose. “Non siamo femministe – nel senso più negativo che questo termine sta prendendo – e non vogliamo iniziare una lotta per spodestare gli uomini – dicono nella loro descrizione sui social - al contrario, vogliamo creare uno spazio neutrale, in cui, attraverso apertura, dialogo e azioni concrete, riscrivere i ruoli di uomini, donne e comunità LGBTQ+ per raggiungere un obiettivo comune: la crescita di una Puglia piena di (pari) opportunità, in cui poter rimanere, lavorare e vivere serenamente”.

Per capire cosa fa questa associazione che sta creando un vero e proprio fermento nel campo dell’imprenditoria femminile e del digitale, incontriamo la sua presidente Gaia Costantino, giovane mente brillante del digital marketing, pugliese ma cittadina del mondo.


Il termine Puglia, presente nel nome dell’associazione, è un elemento imprescindibile?

Certamente sì. Ho vissuto lontana dalla Puglia prima per studio e poi per lavoro. A Milano ho fondato e ho fatto parte di diverse startup occupandomi sempre di marketing e di digitale. A fine 2020 complice il lockdown e la pandemia sono tornata a Bari, nella mia città, ma ho subito capito che dovevo rimboccarmi le maniche perché qui, a dispetto di Milano, non c’era particolare fermento, diciamo così. Parlando con la vicepresidente Sonia Elicio, abbiamo deciso di provare a cambiare le cose e di scommettere su noi stesse.

Chi siete quindi?

Siamo sette socie fondatrici: Sonia Elicio - consulente digitale; Lara d'Argento – anche lei consulente digitale; Adriana Angarano - consulente marketing e imprenditrice agraria; Sabrina Fiorentino - farmacista e imprenditrice; Gloria Elicio - program manager e Cecilia Petti – insegnante. Io sono la presidente e sono consulente marketing e strategia d'impresa.

Siete nate da poco ma già fate parlare di voi?

Si, siamo nate alla fine del 2021, a dicembre per la precisione, ma da subito abbiamo messo in cantiere cinque eventi di divulgazione per coinvolgere donne e uomini sui temi del lavoro in generale e del digitale per le donne in Puglia.

Ci siamo concentrate sui “Tavoli di lavoro” perché vogliamo creare una rete per migliorare la vita delle donne e per rendere la loro figura più incisiva all’interno degli ambienti di lavoro. Infatti da subito abbiamo aperto le nostre porte ad altri soci, operativi nell’immediato, per sviluppare le attività di quest’anno.

Cosa avete già in programma per il resto del 2022 allora?

In Puglia, secondo i dati Istat 2021, due donne su tre non lavorano e solo una startup su 10 è fondata da donne. In Italia solo una donna su 2 lavora (56%), con un divario occupazionale fra uomini e donne del 19%. Siamo terzi, in negativo, in Europa solo dopo Malta e Romania. Così non va. Per questo grazie a Puglia Women Lead vogliamo cambiare le cose.

La nostra è un’associazione attiva. Il nostro scopo è creare un team che si adoperi su diversi fronti che abbiamo già individuato e metteremo in pratica nei prossimi mesi: comunicazione sui social per divulgare chi siamo e cosa facciamo, organizzazione di eventi (il prossimo in cartellone è il 30 giugno, ndr), avvio di un programma di mentoring (un percorso di apprendimento guidato, in cui il mentor offre volontariamente sapere e competenze acquisite e le condivide sotto forma di insegnamento, ndr) per mettere insieme persone con esperienze diverse e altre che abbiano bisogno di una guida professionale. Infine, allargamento delle nostre partnership per fare project work. Mi spiego meglio. Se un’azienda ha bisogno di inserire una figura che si occupi di digitale, noi avviamo uno stage mirato in cui la persona viene formata dal nostro network però con l’obiettivo di applicare subito ciò che impara sul campo, in quell’ azienda che ha richiesto quella figura, in modo da inserirla subito.

A sentirne parlare così sembra che sia tutto semplice, invece pare non sia proprio così. Tu provieni da esperienze lavorative che ti hanno portato fuori dalla Puglia. Quali sono le differenze più forti tra noi e il Nord da un punto di vista imprenditoriale per esempio?

Innanzitutto, qui in Puglia, l’imprenditoria femminile è molto legata all’ambito familiare. Le donne imprenditrici sono per la maggior parte figlie di imprenditori. Noi donne siamo meno avvezze al rischio per una serie di fattori anche naturali, ma al Sud c’è una mentalità che non incentiva una donna a correre rischi, chi lo fa si sente un pesce fuor d’acqua. Non trova un tessuto sociale che sostenga chi vuole mettersi in gioco, anzi.

Quindi voi vi inserite proprio in questo gap?

Puglia Women Lead vuole fare proprio quello, creare un movimento sociale per il quale le persone, sia uomini che donne, non si sentano isole, non si sentono fuori dal contesto, ma nel contesto. Con noi trovano altre persone simili con sui possono parlare, confrontarsi, supportarsi e crescere. Voglio fare l’esempio di Claudia, una ragazza ventenne che si è rivolta a noi. Aveva iniziato l’Università ma poi aveva lasciato gli studi iniziando a frequentare corsi online per diventare consulente digitale. La sua famiglia l’ha osteggiata tantissimo e non solo lei. “Quando io vado a parlare con le mie amiche mi prendono per pazza” – mi diceva. Per decidere di fare cose diverse serve coraggio. Le nostre donne ne hanno da vendere ma qui è difficile farlo emergere. A Milano ci sono tanti eventi a cui partecipare per confrontarsi, imparare dagli altri, tentare. Ogni giorno, qui da noi non ci sono, noi puntiamo su quello. Il focus iniziale è quello di creare una comunità che parli la stessa lingua. Il primo evento che abbiamo organizzato, quello del 23 febbraio lo abbiamo comunicato solo 5 giorni prima e hanno partecipato circa 80 persone. Cosa ci dicevano? “Ah finalmente esiste una realtà così”. Qui serve supporto, non è affatto una questione di competenze. Abbiamo le migliori laureate in Puglia, serve solo saperle trattenere creando le giuste condizioni ambientali.

Chi si rivolge a voi quindi?

Certamente una buona parte di chi si avvicina a Puglia Women Lead è rappresentata da ragazze che stanno finendo gli studi, ma tante sono quelle che lavorano già ma si sentono fuori contesto, o altre che voglio avvicinarsi al mondo digitale”.

Insomma girl power o non solo?

Partiamo dalle donne certo, ma abbiamo diversi uomini che ci seguono e condividono i nostri stessi obiettivi. Il cambiamento deve riguardare tutti o non può considerarsi tale.

L'imprenditoria femminile è in ripresa


Sebbene in maniera molto timida, secondo le ultime stime di Confesercenti su dati camerali di nascita e mortalità delle imprese, l’imprenditoria femminile made in Puglia rialza la testa. L’analisi territoriale mostra una crescita diffusa di imprese rosa, in aumento in 17 regioni su 20. Tra queste la Puglia appunto per la quale l’incremento è stato più rapido con una variazione in termini di distribuzione delle imprese femminili di oltre l’1,2% rispetto al 2020.

Nel 2021 infatti si sono registrate 7.294 imprese attive in più cioè circa un più 0,6%. Questa timida crescita riporta il totale di imprese femminili a livelli pre Covid-19. Ma chi cresce e chi no? Sempre secondo Confesercenti la crescita non riguarda tutti i settori. A soffrire sono ancora il commercio al dettaglio e la ristorazione che, soprattutto a causa della Pandemia, hanno perso quasi 2mila attività in 12 mesi.

Per quanto concerne la forma imprenditoriale più trainante, Confesercenti vede una crescita soprattutto nelle società di capitali con un +4,1% a fine 2021, con il settore dell’alloggio sopra la media nazionale (+5,5%) mentre si riduce invece il numero di società di persone (-1,7% rispetto al 2020). La ripresa nasce dunque da una tipologia di azienda più strutturata sotto il profilo organizzativo e gestionale. Questo non può che essere un bene da un punto di vista occupazionale.

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