Popolare di Bari dopo 14 mesi è sempre in mezzo al guado

Mi dispiace, ma dobbiamo tornare a occuparci della Banca Popolare di Bari. È un dispiacere doppio, sia perché vuol dire che telenovela prosegue secondo i canoni delle peggiori produzioni sudamericane, sia perché, soprattutto, la banca non riesce a vedere la luce, dopo il salvataggio dello Stato, e l’economia pugliese continua a non poter contare sull’apporto importante della sua azienda di credito che, è il caso di ricordarlo, conta circa 69mila soci. Soci ai quali, dopo le speranze, l’intervento pubblico ha sostanzialmente tolto anche la parola.

Continuiamo così ad assistere inermi ai balletti dimissionari di manager e sindaci, cominciati a settembre. L’ultimo, in ordine di tempo, ma il più importante riguarda colui che avrebbe dovuto traghettare verso lidi tranquilli e nuovamente fecondi la banca: l’amministratore delegato Giampiero Bergami. Nel momento in cui scriviamo sembra che il posto debba essere occupato da Cristiano Carrus, attuale business chief officer (una sorta di direttore generale), nonostante le perplessità di alcune parti politiche. Inoltre, sarebbe in bilico anche il presidente Gianni De Gennaro. Insomma sta per essere varato un rimescolamento di carte e personaggi a soli 14 mesi dall’acquisizione del gruppo bancario.

È l’ulteriore segnale che finora si è sostanzialmente perso tempo. Sul numero di EPolis del 5 novembre scrivevamo: «…al miliardo e 402 milioni di “buco” che sarebbe stato nascosto dagli Jacobini, ci sono da aggiungere 114 milioni di perdite scaturite nel corso della nuova gestione, tra gli ultimi tre mesi dell’anno scorso e come emerge dalla semestrale 2021, presentata con ampio ritardo rispetto ai tempi consueti. A dimostrazione che il piano industriale, per ora, non sembra produrre gli effetti tanto annunciati, fondandosi prevalentemente su tagli di personale e chiusure di sportelli, con queste ultime che stanno provocando numerose proteste, soprattutto al di fuori della Puglia. Mentre dell’azione di rilancio della banca non si vede traccia...».

Per completare il quadro, occorre sottolineare che alla base delle dimissioni di Bergami, oltre ai risultati non brillanti in oltre un anno di gestione e ai contrasti con i vertici di Mediocredito Centrale, in particolare l’amministratore delegato Bernardo Mattarella, ci sarebbe anche la mancata acquisizione di 150-200 sportelli da Mps, ritenuta molto utile per l’azione di rilancio della Popolare.

Sinceramente, i giochi di potere interni al Mediocredito e alla holding controllante Invitalia, ci appassionano poco. Quello che interessa a noi, come ai 69mila soci e a moltissimi pugliesi, è capire come, quando e se sarà rimodulato un piano industriale che ha dimostrato la sua inadeguatezza, come sosteniamo sin dal principio. Questo nell’esclusivo interesse di comunità, quella pugliese e meridionale, che sulla Popolare di Bari hanno contato e vogliono continuare a contare per lo sviluppo dei nostri territori. Il “blabla” sulla trasformazione in Banca del Mezzogiorno lo lasciamo a chi vuole usare questo argomento per lanciare polvere negli occhi. Dopo 14 mesi che avrebbero dovuto segnare un metto cambio di rotta, che invece non c’è stato, i pugliesi (e non solo) hanno il diritto di chiedere e pretendere progetti concreti di rilancio e azioni in grado di ridare la fiducia a soci, correntisti e investitori. Questo, mentre chi dovrebbe alzare la voce al riguardo, i politici e i rappresentanti delle istituzioni regionali e locali, da troppo tempo si tengono alla larga dal problema. Forse è troppo vasto l’incendio e temono di scottarsi. Meglio optare su argomenti più semplici e facilmente gestibili dalla macchina della propaganda, sempre impegnata in importanti azioni di distrazione di massa.


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