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Politica ed economia "ripartivano" con la Fiera

La storia della Fiera del Levante è ed è stata la storia di un Sud in fermento ed in esibizione, soprattutto in apertura e dialogo col mondo. Ma è stata anche una storia politica, che la politica ha sempre intrecciato e che con essa sempre si è confrontata, col passare dei decenni, attraversando anche le novità ed i cambiamenti della politica stessa. E però la Fiera non è stata lo specchio fedele della politica. Il mondo dell'economia e del commercio ha sempre saputo guadagnarsi una sua autonomia di ambito e settore, nell'influsso anche dei mercati internazionali. La politica, invece, ha tante volte dominato la scena, specie quella istituzionale e d'apparato. L'apertura della Fiera del Levante: un rito tra i più significativi nelle varie stagioni politiche. Emblematico il periodo: settembre, la ripresa, l'economia che riparte. E che riparte al Sud. Quando parte e riparte, tra l’altro, considerate le note difficoltà a queste latitudini. Ed ecco che l'inaugurazione della grande rassegna internazionale assumeva ed assume lo spessore di un simposio di rilievo attorno proprio alle sorti del Mezzogiorno. I più significativi leader delle varie fasi della politica italiana si sono confrontati a Bari sullo stato di salute del Sud, su quali progetti bisognasse intraprendere per risollevarne il destino. In particolare, il discorso del presidente del Consiglio: sin dagli albori della stagione repubblicana e postfascista la cartina di tornasole del periodo attraversato dal Paese tutto, certo con un occhio particolare al Sud. Da Amintore Fanfani ed Aldo Moro a Romano Prodi, da Giulio Andreotti a Bettino Craxi, Silvio Berlusconi, Matteo Renzi: tutti sono passati da Bari e dalla sua Fiera.

Non sono mancate le polemiche tra gli enti governativi ed amministrativi; le frecciate da parte dei rappresentanti pugliesi e baresi alla politica romana in merito all'attenzione alle dinamiche delle nostre terre; in egual modo non sono mancati i 'rimproveri' nazionali alle scelte delle classi dirigenti meridionali, specie quando queste sembravano (o sembrano ancora) insufficienti contro i famosi e secolari "ritardi" del Sud. La Fiera come ritratto anche della baresità ha da sempre attratto l'attenzione degli storici e divulgatori. Uno su tutti, Vito Maurogiovanni (1924-2009), espertissimo di storie baresi, a livello anche antropologico e popolare. Una grande personalità di cui abbiamo già parlato su queste pagine. In diversi suoi libri parla dell'evento, anche con riferimento agli avvenimenti più propriamente storici che accadevano attorno all'appuntamento annuale. Si pensi al 1947, anno della ripresa della rassegna dopo le difficoltà del periodo bellico. Ecco le pubblicazioni “Cantata per una città”, “Come eravamo” e "Bari nel tempo" (Levante i primi due, Adda il terzo), testi in cui Maurogiovanni scrive abbondantemente dell’importante campionaria, sottolineando la visione coraggiosa delle autorità politiche dell'epoca che decisero la ripresa e la riapertura in accordo generale tra le varie forze e posizioni ideologiche. Il presidente pro tempore della rinata Fiera fu il giornalista Leonardo Azzarita (1888-1976), già direttore Ansa e del Corriere delle Puglie, "che con i suoi collaboratori fece l’impossibile per ridarle l’antico volto", leggiamo in alcune ricostruzioni storiche. Il nastro augurale dell’XI edizione (appunto, 1947) fu tagliato dal salentino Giuseppe Grassi, studioso di diritto, che con l’augurio del capo dello Stato Enrico De Nicola e di quello del governo, Alcide De Gasperi, ridette splendore alla grande rassegna internazionale. Un dinamismo che spinse la Fiera a stringere legami con altre realtà economiche, a cominciare dalla Fiera internazionale di Milano. “Crebbe anche una generazione di meridionalisti (Vittore Fiore, Mario Dilio, Pasquale Satalino) che contribuiva a tenere vivi i fermenti e le prospettive incoraggianti emersi in quegli anni”. Così in una sintesi a cura di Lino Patruno, anni fa.

Ma Bari, grazie alla Fiera, è stata per anni laboratorio di riforma di strategie politiche. In Fiera Aldo Moro, nel 1975, affermò la necessità di “riconoscere la forza e il peso del Pci nella vita del Paese. Nessuno –sostenne– può, soprattutto oggi, pensare di sottrarsi a un confronto serio, non superficiale, né formale con la massima forza di opposizione sul contenuto del programma e sulla intuizione politica”. Moro era convinto di dover “percorrere fino in fondo questa strada ed esplorare fino in fondo la possibilità di condividere il governo con i comunisti”. La centralità del Mezzogiorno è stata una costante nei discorsi dei vari presidenti del Consiglio e la Puglia, anche grazie a tutto ciò, veniva spesso definita, in maniera forse sin troppo ottimistica ed immaginifica, la “California del Sud”. La fiera ha poi attraversato molte fasi, alcune –specie a cavallo tra i due secoli- anche oggettivamente declinanti. Già nel 1969 erano nate le prime rassegne specializzate, con il grande quartiere fieristico che è andato ampliandosi sempre più nel tempo. La Fiera ha promosso contatti fra espositori del mercato centromeridionale, del sud est europeo e, in generale, dell'area mediterranea. Migliaia gli espositori e, in media, oltre due milioni i visitatori l’anno, provenienti dall'Europa e dal bacino del Mediterraneo. Obiettivo principale della rassegna è stato sempre cercare di internazionalizzare l'economia meridionale, contando su un mercato costituito dalle regioni del nostro Sud, del Sud est europeo, del Medio Oriente e dell'Africa settentrionale. Le principali iniziative all'estero sono la "Fiera del Levante in Albania", le partecipazioni alla fiera di Ulma e di Essen in Germania, alla fiera internazionale di Skopje, in Macedonia, a quella di Tripoli in Libia e a quella di Bucarest in Romania.

L’estero, già: insieme ai simboli della già richiamata baresità più verace (focaccia, Peroni, per tacer delle storiche merendine Aida), per decenni icone ed emblemi della Fiera, come non citare il Padiglione delle Nazioni? E quello dei Mobili? E l’oreficeria di lusso, le auto, i grandi macchinari agricoli, le barche? Da sempre in tanti, tra i baresi, andavano e vanno in Fiera ‘solo’ per questi motivi.

E l’impianto monumentale, così circondato da mura, con varie porte di accesso? Indubbiamente, sin dai primordi, un’idea quasi fortificata di spazio però esito anche di grandi e coraggiose ‘visioni’. Lo stile fu dotato della giusta ‘grandeur’: un quartiere per Uffici ed ufficio Stampa, con salone decorato da due enormi tele dei famosi fratelli Raffaele e Francesco Spizzico; un altro salone a due piani, ancora più grande, sull’ingresso ovest per congressi e premiazioni.

Successivamente, negli ultimi anni, una grande novità: la strategica collaborazione con la Fiera di Bologna S.p.A., partner industriale della Nuova Fiera del Levante S.r.l., detentrice del 15% del suo capitale sociale. Strada obbligata quando persino Expo Arte. la prima Fiera d’Arte in Italia, chiuse. La crisi parve inesorabile ed i bilanci pericolosamente in rosso.

Le strade decise negli ultimi anni, indubbiamente, avevano contribuito a sensibili obiettivi di risanamento o quantomeno rilancio della storica istituzione. “Una sfida impegnativa in nome dello sviluppo, dell’innovazione e della tradizione da affrontare con gli operatori economici e imprenditoriali della regione. Il primo banco di prova è stata l’edizione 2018, che ha riaperto la speranza”. Si era espresso così il giornalista barese Michele Cristallo, dopo anche l’accordo con l’ente fieristico felsineo. È arrivato poi il Covid. E addirittura la sospensione dell’edizione 2021, uno stop che c’era stato solo in occasione della guerra. Ora si “riparte” per davvero: appuntamento al periodo tra il 15 e il 23 ottobre.

Due libri per 'vedere' e saperne di più


Non pochi i libri apparsi sulla storia della fiera, sul significato della rassegna, sia nel senso storiografico sia in quello più economico. Immagini, date, personaggi. Molti anche gli scrittori sulle ‘questioni’ legate alla Fiera: Melchiorre, Maurogiovanni, Cristallo, Patruno, De Tomaso ed altri. Scegliamo, in particolare, due volumi, per altrettante differenti ragioni. Ecco, nel 1986, la “Storia della Fiera del Levante di Bari attraverso le immagini”, apparso per i tipi della benemerita Adda. La pubblicazione, certo datata ma per questo anche affascinante, ha il dono di un apparato iconografico ingente. La storia della rassegna, come il titolo recita, per immagini. Pubblicazione ormai introvabile, se non presso qualche mercatino di libri oppure nelle case dei tanti baresi che allora si riconobbero in un volume che tanto raccontava di una storia importante per Bari. L’altro volume riguarda l’incontro tra politica e Fiera, di cui si è diffusamente parlato. Aldo Moro è stato un politico particolarmente presente alla rassegna barese di settembre. “La Fiera del Levante, il Mezzogiorno, l'Europa e il mondo nei discorsi inaugurali di Aldo Moro”: recita così il titolo di uno studio (2018), a cura di Antonella Daloiso, appositamente dedicato alle suggestioni morotee a Bari durante il celebre ed affollato evento dell’inizio della Fiera.

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