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Politica e mafia finalmente si fa sul serio?

C’è l’arroganza, c’è la violenza verbale e c’è un chiaro oltraggio alla democrazia, nelle oltre mille pagine dell’ordinanza che ha portato all’arresto di 19 persone su ordine del Gip di Bari, Rossana de Cristoforo, che ha accolto le richieste dei pm Fabio Buquicchio e Michele Ruggiero. Tutti accusati, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsione, associazione finalizzata allo spaccio, alla corruzione elettorale e allo scambio elettorale politico-mafioso. Proprio su quest’ultimo punto che politica e malavita si stringono la mano e fanno affari arraffando voti a volte attraverso vere e proprie piccole somme di denaro, specialmente per le elezioni minori. Più spesso si tratta di favori meno palesi da individuare: contratti di lavoro a tempo o di collaborazione. Lo stesso sistema si ripete, cambia la promessa, lo scambio: se non è il lavoro, sono buoni benzina o cifre che oscillano dai 25 ai 30 euro a preferenze. Come nelle elezioni comunali di Bari e in quelle, pochi mesi dopo, di Valenzano. Sì, proprio Valenzano, considerato tra i comuni a maggiore infiltrazione mafiosa di Italia, tanto che nel 2017 fu prosciolto proprio per questa ragione. Solo un anno prima, il comune alle porte della città, finì alla ribalta della cronaca nazionale per il caso della mongolfiera con la dedica di un capo clan in occasione della festa patronale: Giuseppe Buscemi non si accontentò di sponsorizzare la festa ma ci tenne anche a dire, con una lettera ai giornali locali, che non era un messaggio mafioso ma solo devozione nei confronti del patrono della città, San Rocco, e un tributo alla memoria del figlio, Michele, ucciso 8 anni prima, e coinvolto in alcune inchieste di malavita.

“La storia del comune di Valenzano – spiega Leonardo Palmisano, sociologo – è molto particolare. Proprio qui la criminalità locale e le sue logiche si sono incontrate con quelle di cosa nostra a causa della presenza della famiglia Buscemi, di origine siciliana ma trapiantata in Puglia. Famiglia che ha stretti rapporti con i Parisi, i Palermiti e gli Stramaglia” Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti proprio Salvatore Buscemi era a capo di una associazione finalizzata allo spaccio da una parte ma anche ben radicata con la politica del territorio.

“Questo sodalizio tra politica e mafia non è sfuggita agli investigatori – spiega Palmisano. Ma a quanto pare sciogliere il consiglio comunale non è servito. Il marciume è rimasto ben radicato. Io credo – prosegue – che vada ricostruita la coscienza nelle giovani generazioni e in questo la scuola svolge un ruolo fondamentale. Ma non basta: la politica deve prendersi le proprie responsabilità. Non dobbiamo dimenticare – spiega ancora Palmisano - che oggi è la politica a chiedere aiuto alla mafia. E la mafia poi presenta sempre il conto. Un conto fatto di interferenze nel tessuto economico del territorio”. Per Palmisano non si possono arginare questi fenomeni se non si comincia a moralizzare la politica. “L’ex presidente della commissione antimafia, Rosi Bindi, ci ha lasciato un messaggio importante: bisogna controllare le candidature, assicurarsi dello spessore e della posizione di chi partecipa a una competizione elettorale. I candidati non devono essere solo portatori di voti ma innanzitutto devono essere credibili. Questa non è una regola imposta dalla legge – conclude - ma deve necessariamente essere imposta dalla politica con un’etica condivisa”.

Eppure, di etico scorrendo le carte di questa inchiesta c’è ben poco. Non solo a Valenzano ma anche nel capoluogo dove a finire in carcere c’è una consigliera comunale, Francesca Ferri. Secondo l'accusa la candidata, poi eletta, era disposta a pagare dai 25 ai 50 euro per ogni singola preferenza. A finire in carcere anche il suo compagno Filippo Dentamaro e l'ex consigliere comunale e regionale, ed ex presidente del Foggia calcio, l'imprenditore Nicola Canonico (agli arresti domiciliari).

Secondo quanto accertato dagli inquirenti, per le amministrative di Bari fu Canonico a creare la lista civica 'Sport Bari', nel maggio del 2019, a sostegno del candidato sindaco del centrodestra Pasquale Di Rella (non indagato) e nella quale si candidò, poi eletta al consiglio comunale, Francesca Ferri. Per quest'ultima, scrivono i giudici, "l'attività investigativa ha dimostrato come la stessa, attraverso il ripetuto ricorso a condotte oltremodo spregiudicate, abbia di fatto impostato il suo intero percorso politico sul malaffare". E su questo presupposto puntava - secondo i pm - a conquistare un seggio alle regionali del 2020.

Nicola Canonico - si legge nell'ordinanza - invece "costituiva per carisma, forza economica ed esperienza politica la figura di vertice del gruppo; garante del risultato dell'illecita impresa e degli equilibri economici sottesi agli accordi corruttivi". Per questi fatti il gip ha contestato i reati di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione elettorale. Lo stesso sistema Ferri e Dentamaro pochi mesi dopo sarebbe stato 'trasferito' a Valenzano, dove - con il sostegno di Buscemi – avrebbero cercato di assicurarsi l'elezione in consiglio comunale di candidati a loro vicini. In cambio del 'supporto', a Buscemi erano state promesse modifiche al piano regolatore per facilitare suoi possibili futuri progetti. Per questa seconda vicenda il gip ha contestato lo scambio elettorale politico-mafioso. In diversi passaggi dell'ordinanza si evidenzia l'intesa tra Dentamaro e il presunto capo clan Buscemi. "Vuole conquistare il consiglio comunale di Valenzano - scrivono i giudici riferendosi a Dentamaro – con qualsiasi mezzo e, chiaramente, quello più facile è avvalersi del peso che Salvatore Buscemi può fornirgli". E così l’intreccio rischiava di diventare ancora più solido.

Bari e Valenzano dunque. La Ferri e Dentamaro da una parte, che hanno comprato voti per entrare in consiglio comunale e il tentativo di fare scacco anche a Valenzano, stringendo rapporti con il presunto boss Buscemi. Ma non sempre l’arroganza trova capi che si chinano: il comune di Bari, infatti, si presenterà parte civile al processo. L’indagine è partita in seguito alla denuncia di due dipendenti comunali che, secondo quanto emerso, sarebbero stati costretti, sotto minaccia, a compiere atti d’ufficio, nel tentativo di influire sugli stessi, nella procedura di liquidazione dei rimborsi degli oneri retributivi e contributivi spettanti ai due imputati. Nei corridoi del Comune di Bari tutti con le bocche cucite. La sensazione è che non sia finita qui.

PER PASSARE ALL'INCASSO BASTA UN CLIC

Il 16 aprile 2014 il senato ha approvato in definitiva la modifica dell'art 416 che disciplina le sanzioni penali sul voto di scambio politico-mafioso. Il nuovo testo dell'articolo 416-ter prevede che chiunque accetti la promessa di procurare voti in cambio dell'erogazione o della promessa di erogazione di denaro o di altre utilità (cancellato il termine ''qualsiasi'' riferito ad altre utilità) è punito con la reclusione da 4 a 10 anni mentre, nella vecchia formulazione, la reclusione era compresa da 7 a 12 anni.

il problema del "voto di scambio" è sempre quello di riscontrare oggettivamente che quella persona in particolare abbia votato quel partito, uomo politico preciso, il che sarebbe teoricamente impossibile grazie al voto segreto.

In realtà di metodi ce ne sono diversi, specialmente grazie alla preferenza, in cui si scrive il nome del candidato e lo si può scrivere in modo riconoscibile e alla presenza di tanti seggi che delimitano molto il loro àmbito, da quando però esistono e sono così diffusi apparecchi fotografici di piccole dimensioni e digitali, quindi senza meccanismi rumorosi, il "voto di scambio" è diventato semplicissimo da effettuare. L'elettore corrotto entra nel seggio elettorale, segna la scheda e la fotografa con il telefono cellulare o la fotocamera, poi mostra la fotografia al politico o chi per lui che gli elargirà il favore richiesto.

Per questo motivo, durante il Governo Prodi II, sono state stabilite con decreto il 1º aprile 2008 regole severe e pene esemplari fino all'arresto per chi si reca a votare munito di una fotocamera inclusa quella del telefono cellulare.

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