Poche idee e ben confuse per i musei pugliesi

Svenduta la dignità nazionale con la vendita di fregate ad al-Sisi, venduto a turchi e cinesi il molo polisettoriale di Taranto (nuovo tassello della Via della Seta), che altro ci riserva la “saggia” realpolitik dell’Italietta? Magari il “tutto come prima” del Covid-19 nei modelli culturali. 

All’avanti-indietro-tutta stiamo già assistendo con il ritorno delle kermesse “mordi e fuggi” che, quando hanno a pretesto il libro, sono un inganno ancor più cocente. Si potrebbe concepire altro, certo, solo che ci vorrebbero capacità visionaria e programmazione, qualità ed expertise che purtroppo mancano.

Riflettiamo ad esempio sui musei, elemento importante della catena MAB (Musei-Archivi-Biblioteche), a sua volta parte integrante della macrofiliera CIF (Cultura-Istruzione-Formazione): punti di forza dovrebbero essere i fondi, la documentazione, la didattica, la formazione, la comunicazione e l’iper-realtà.

In Puglia servirebbe un vero e proprio “Building Museums”, cioè la capacità di “costruire” una dorsale museale moderna che attraversi tutta la regione. Oggi ognuno procede a modo suo: il MiBACT (Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo), i Comuni, la Regione, la Città Metropolitana, qualche privato. Il risultato è un “sistema” museale regionale obsoleto, privo di vera attrattiva, ricco invece di lacune e di ripetitività. 

Alcuni “fari” ci sono, è da rimarcare; ad esempio il Museo Pino Pascali in Polignano a Mare, innovativo, stimolante, internazionalmente aperto: penso al magnifico film-opera “Allegoria Sacra”, premio Pascali 2015, del collettivo russo “AES+F” che richiama Guy Debord, Paul Virilio e il nostro Giovanni Bellini detto “Giambellino”. Ma per il resto, pur se molto dignitose, le presenze operative sono del tutto tradizionali: soprattutto musei archeologici ed esposizioni pittoriche. Sono importanti, certo, ma ci vuole ben altro! Sono importantissimi i simboli del MArTA di Taranto e cioè la testa greca del IV secolo a.C. trovata a Crispiano e i meravigliosi ori quasi al 100%, ma bisognerebbe prestare più attenzione a quanto ebbe a dichiarare qualche anno fa Tiziana Maffei (ICOM-International Council of Museums): «Dobbiamo pensare alla crescita della comunità e non solo al turismo. Ricordiamoci che sette italiani su dieci non sono mai entrati in un museo». Eppure in Italia ne esistono 5.000: quanti ne promuoviamo, obiettivamente? 

Guardiamo la Puglia. C’è un importante museo del clima? No. C’è un importante museo dell’acqua? No. Al proposito torno su una mia proposta annosa: trasformiamo in un grande museo dell’acqua il palazzo “Cambellotti” di Bari, togliamolo alle scartoffie dell’AQP…

C’è un importante museo della Terra? No. Un importante museo dell’emigrazione? No. Delle scienze? No. Anche la rete, nata anni fa, degli “Ecomusei” è stata umiliata dall’attuale Giunta Regionale, eppure potrebbe essere un tramite formidabile con le comunità.


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