Pirè: "Ogni carcere ha esigenze diverse"


Il rapporto Antigone evidenzia in Italia un dato sul personale carcerario: il rapporto poliziotti/detenuti e poliziotti/altro personale più alto in Europa

Valeria Pirè: Quando si parla del rapporto tra detenuti e polizia penitenziaria la mia pressione arriva a 450 in due secondi netti. Non si possono confrontare realtà completamente diverse, bisognerebbe entrare nel merito di ogni singolo carcere.

Bari è un carcere sanitario e comporta attività che altre carceri non hanno. Abbiamo un reparto detentivo nel policlinico con dieci posti letto e la necessità di avere tre poliziotti fissi, che ci sia un detenuto o ce ne siano dieci. Gli invii in urgenza all’esterno. Oggi non è venuto il radiologo e abbiamo autorizzato l’uscita di 15 detenuti per effettuare delle radiografie con 3 agenti di scorta per ognuno.

Il nucleo traduzioni di Bari ha 42 poliziotti, ce ne chiede 7 o 8 al giorno perché la pianta organica sarebbe di 82. Il rapporto tra detenuti e poliziotti è uno spot, ci dice quanto costa il detenuto allo Stato, poi però bisogna andare a vedere nel merito. Stesso discorso per la gestione all’interno. Noi ormai siamo fissi su tre turni (invece dei quattro previsti ndr). I poliziotti entrano e lavorano almeno 8 ore.

Gli agenti con maggiore anzianità hanno più ferie, inoltre la maggior parte dei trasferimenti ci arriva per assistenza a disabili per cui noi su 257 effettivi abbiamo 104 agenti che fruiscono dei permessi riconosciuti dalle norme.

La domanda corretta dovrebbe essere: quanti poliziotti sarebbero necessari? Per questo ci vorrebbe una politica penitenziaria nazionale che sia costante nel tempo.

E la sproporzione con gli educatori?

Vogliamo dire che non abbiamo investito abbastanza nell’educazione? Bene. Diciamolo. Perché Bari, secondo me, e non ho paura di essere smentita, avrebbe necessità di 10 educatori (ne sono previsti 4 – ndr).

Bari ha un turn-over pazzesco di detenuti, ha tra i 1.000 e 1.200 ingressi l’anno che sono altrettanti colloqui con i “nuovi giunti”, solo il colloquio iniziale. Due educatori redigono più di 3.000 rapporti l’anno (permessi premio, liberazioni anticipate, etc.), il problema non è il numero dei poliziotti, ma partire, nella determinazione degli organici, dalle attività effettivamente svolte.

Se poi si vuole un modello alternativo, bisogna investire in questo modello, non è riducendo la polizia penitenziaria che si ridefinisce un modello. Per avere un modello che equilibri la sicurezza con la funzione rieducativa ci devono essere tutte le figure e 10 educatori è il minimo sindacale per prevedere un’articolazione organizzativa che riconosca veramente nella sostanza, e non solo nella forma, la funzione rieducativa della pena.

Come si dovrebbe intervenire?

Bisogna avere il coraggio di rivedere le piante organiche, perché è vero che sono in arrivo circa 200 nuovi educatori, ma a Bari ne sarà assegnato uno. Per carità, vista la situazione siamo contentissimi e lo aspettiamo come la Madonna di Lourdes, ma dobbiamo ragionare sulle effettive esigenze perché per anni c’è stata una logica che ha privilegiato, sempre nel delirio delle carenze organiche, le case di reclusione con i definitivi perché si presuppone che l’educatore debba impegnare risorse ed energie essenzialmente per la loro rieducazione, il che è vero, però se vogliamo fare un ragionamento corretto intellettualmente noi dovremmo averne 10 e l’istituto che ospita i detenuti definitivi 15.

Perché, a parte che abbiamo quasi 200 detenuti definitivi, una casa circondariale oggi raccoglie tutto il disagio esterno, tutti i mancati investimenti nel settore dei servizi sociali, le difficoltà del servizio sanitario, cioè tutto ciò che non funziona all’esterno si riverbera automaticamente all’interno e noi raccogliamo tutto questo dovendo seguire persone che commettono atti di autolesionismo, che tentano il suicidio…

Responsabilità?

In realtà è un problema che è stato sottovalutato nel tempo. Visto che si fa il confronto dei poliziotti con l’Irlanda, sarei curiosa di sapere in Svezia o nelle situazioni più virtuose quanti educatori ci sono in rapporto ai detenuti.

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