Pierucci: "La città è pronta, Bari è cambiata"


Secondo l'assessore ci sono le condizioni per diventare meta culturale

La sfida del Comune di Bari nella realizzazione di un evento musicale di portata europea interessa non solo l’aspetto artistico, ma anche e soprattutto quello logistico e produttivo di un’intera città. Ne abbiamo parlato con Ines Pierucci, Assessore alle Culture, Marketing territoriale e Turismo, attualmente impegnata su più fronti per la ripresa post-Covid del settore creativo.

In una recente intervista, il sindaco ha annunciato che nell’estate 2021 ci sarà l’anticipazione di un festival di musica di 3 giorni, una manifestazione che si ispirerà al Primavera Sound di Barcellona e al festival di Utrecht. Anche punto siete coi preparativi?

La nostra città, sin dalla candidatura a Capitale italiana della cultura, ha l’ambizione e le potenzialità di diventare una città europea, e ispirandosi ai grandi modelli di esperienze storiche del panorama musicale internazionale realizzerà a Bari un’occasione dello stesso livello ma con una grande caratterizzazione nella scelta del luogo che assecondi il nostro territorio. I preparativi guardano attualmente alla individuazione del luogo nonché alla scelta artistica della line up.

Chi sta facendo questa scelta artistica?

Al momento il Comune.

Quale sarà il soggetto che si occuperà dell’evento? Il comune o uno specifico operatore culturale? Ci sarà un bando a tal proposito?

Siamo attualmente in fase di valutazione, lo capiremo più in là.

I riferimenti esteri per questo evento sono fra i migliori del pianeta, in che modo il comune si sta attrezzando a mantenere standard così alti?

Le occasioni per i grandi artisti sono ideali se si offrono le condizioni adeguate ad ospitarli ma altresì a favorirne la corretta fruizione da parte del pubblico, che tornerà in sicurezza a riunirsi per grandi concerti.

Bari sta dunque per importando un programma pluriennale per imporsi a livello nazionale (e magari internazionale) per la musica di carattere non commerciale?

Guardiamo naturalmente a grandi artisti che garantiscano la trasversalità generazionale e attraverso i generi rock e indie.

Si punterà su una manifestazione dunque a pagamento, sulla scorta degli esempi esteri, o gratuita?

Sarà una manifestazione a pagamento, come tutte le grandi occasioni festivaliere, che portino nuovamente i professionisti della cultura a operare dopo 18 mesi di blocco e altrettanti di programmazione saltate.

Dal punto di vista infrastrutturale e di accoglienza, Bari è pronta ad assorbire il pubblico che ci si aspetta per un evento del genere?

Bari è cambiata da quando urbanisticamente ha compiuto delle scelte coraggiose come quella di abbattere le grandi cerniere di cemento per permettere ai cittadini di vivere diversamente il rapporto tra il territorio e il mare. Sin dalla prima consigliatura Decaro c’è stata una forte strategia politica volta alla sostenibilità ambientale e alla rigenerazione urbana, che necessariamente dialoga con le attività all’aperto, con grandi potenziali di viabilità che tendono anche ai grandi eventi. La città è ormai un importante hub di arrivo e partenze per i tanti turisti che auspichiamo tornino quanto prima a visitare la nostra città. La messa a sistema del grande cartellone di eventi che tutto l’anno valorizzano un’importante offerta culturale sposterà sempre di più la vocazione turistica della città di Bari a meta culturale.


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