Piccolo cabotaggio e retorica l'eterna condanna della Puglia

Elezioni prima e Fiera del Levante subito dopo. Un doppio appuntamento di non trascurabile importanza per baresi e pugliesi. Il primo consegnerà la Puglia per 5 anni a una nuova amministrazione (che in parte potrebbe risultare... vecchia). Il secondo dovrebbe riportare il presidente del Consigio Conte a farci tante promesse sul Sud al pari di ogni suo predecessore (nessuno escluso). Promesse regolarmente tradite non solo per l'efficienza delle lobby del Nord, ma anche per l'ignavia della classe politica parlamentare meridionale che bisticcia su tutto, propaganda su ogni starnuto, promette il paradiso terrestre. senza mai concludere un granché.

Sullo sfondo del chiacchiericcio alimentato da ogni media ci sono studi, ricerche, statistiche. Quelli che un mondo dell'informazione sempre più superficiale e dedito al copia e incolla ignora. Nel senso che talvolta proprio ne ignorano persino l'esistenza.

Il collega Pino Ricco questa settimana ci riporta il quadro fosco di uno studio della Uil sulla programmazione e la spesa dei fondi strutturali. Quei fondi che hanno cambiato e stanno cambiando il volto di molti Paesi europei grazie a un processo di modernizzazione pensato da cabine di regia competenti.

I dati contenuti nello studio della Uil sono da brivido e demoliscono la stucchevole propaganda sui singoli provvedimenti (gli starnuti, appunto) che hanno portato briciole alla Puglia. La Regione ha speso meno di 2 miliardi e ne ha a disposizione altri 5,2 che giacciono nelle casse UE. Il che dovrebbe farci pensare che siamo una regione ricca di servizi. Come se non avessimo bisogno di investimenti su lavoro, conoscenza e inclusione (Fondo Sociale Europeo) o su imprese, ricerca, ambiente, energia e infrastrutture (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale). 

Certo possiamo accontentarci di uno slogan, di una comparsata televisiva, di un numero di telefono di questo o quel leader e magari di un selfie, ma restiamo confinati nel campo dell'effimero. Condannati all'arretratezza reale e "ricompensati" da una manipolazione che ha format collaudati e, purtroppo, ancora vincenti.

Non c'è alcuna svolta in questa nostra regione. La meritocrazia resta un miraggio e la fuga dei nostri ragazzi ne è un esempio eloquente che non ha bisogno di spiegazioni. Un'emorragia di chi conta su valore e impegno e non sull'appartenenza. 

Le varie agenzie di cui si è dotata la Regione sono club "esclusivi" dotate di grandi budget gestiti dai soliti noti e assegnati ai soliti noti. Il collega Gianni Spinelli ce ne offre un piccolo spaccato per quel che accade nel teatro. 

Andava meglio ieri o l'altro ieri? No, non andava meglio. Ed è questa la condanna di questa regione: cambiano gli schieramenti, non il modo di gestire la cosa pubblica.

La nostra rappresentanza è ingessata. I due principali contendenti sono sulla scena politica da una vita e la Puglia non riesce ad esprimere un ricambio o una successione.  

Le statistiche sulla qualità della vita ci danno sul fondo di ogni classifica da più di 30 anni e non riusciamo a svincolarci dalla nostra condizione di arretratezza. Quasi sempre manca persino la percezione dei nostri ritardi. 

I tagli dei nastri nei vari reparti non saldano il conto con un sistema sanitario "messo in ginocchio da anni di cattiva amministrazione e di un uso essenzialmente politico" (Giandomenico Amendola, Corriere del Mezzogiorno dell'8 settembre).

La Puglia si trascina sospinta da una retorica vuota, stantìa e noiosa. È in questo modo che abbiamo perso e stiamo perdendo terreno e soldi rispetto ad altri territori.

Disporre di autentici tesori e non saperli sfruttare è, alla prova dei fatti, una condanna senza appello per chi dovrebbe programmare lo sviluppo della Puglia e, invece, si dedica anima e corpo al piccolo cabotaggio. Comunque vada non ci aspetta un gran futuro.


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