Più di 5mila posti a rischio in Puglia

Sono 49 i "tavoli di crisi" aziendale ereditati dal 2021, di cui 20 solamente nella provincia di Bari, e 5.324 posti di lavoro a rischio. Il 2022 è iniziato con incertezza e molte preoccupazioni, nonostante le previsioni dicano che ci sarà ulteriore crescita del Pil. Sono attesi nuovi investimenti, soprattutto nella zona industriale di Bari pronta ad allargarsi, ma parallelamente migliaia di lavoratori vivono ancora con il fiato sospeso. Dalla Bosch alla ex Osram, passando per Brsi e Dana Graziano, le vertenze sono ancora molte. Senza dimenticare ovviamente l’ex Ilva. Un andamento che non è nemmeno in miglioramento rispetto al 2020, quando i tavoli di crisi gestiti dalla Regione Puglia furono 54, appena cinque in più, mentre nel 2019 furono 52. Insomma, una situazione stabile da tre anni, ma in negativo. L’emergenza sanitaria ha acuito le difficoltà: la crisi provocata dal Covid ha interessato il 53% dei lavoratori del settore industriale in senso stretto; il 29% appartenente al settore dei servizi produttivi; il 18% equamente distribuito tra comparto del commercio e servizi alle persone. Ridotte del 10,2% nel 2020 le ore complessive lavorate e, nonostante il blocco dei licenziamenti a livello nazionale, il numero di occupati in Puglia è calato di 13mila unità. A pagare il prezzo più alto sul fronte occupazionale sono stati soprattutto i giovani e le donne, con il 70% dei posti di lavoro persi a causa della crisi economica e occupazionale per la pandemia. Si riparte, quindi, da uno scenario figlio delle interlocuzioni e trattative che la task force ha intrattenuto lungo tutto il periodo della pandemia in Puglia, sia ai tavoli di negoziato delle crisi aziendali, sia nel confronto continuo con gli imprenditori, con i sindacati e le istituzioni. Complessivamente, il 35% delle crisi in gestione al Sepac è soggetta a monitoraggio stretto mentre per il restante 65% si procede con monitoraggi ordinari con scadenza trimestrale. Per sette aziende il Sepac ha dovuto attivare tavoli negoziali al ministero del Lavoro ed al Mise. In Puglia, le ore di cassa integrazione ordinaria autorizzate a luglio 2021 sono state 5,5 milioni e si riferiscono quasi interamente alla causale “emergenza sanitaria Covid”, mentre 403.601 sono le ore di cassa integrazione straordinaria autorizzate. Secondo uno studio della Cisl, l’economia pugliese vale 76 miliardi di euro di Pil e circa 1 milione e 200 mila occupati. Nelle regioni del Mezzogiorno è seconda solo alla Campania. Quindi, parliamo di una regione fondamentale anche per la crescita dell’intero Paese e sistema Italia. Tra le vertenze più complesse del territorio c’è quella della ex Ansaldo caldaie di Gioia del Colle con i suoi 150 addetti. Poi ci sono i 96 lavoratori della Brsi di Bitritto. Nella zona industriale di Bari c’è anche la ex Osram, ora Baritech. La trattativa con la srl attuale proprietaria interessata a proseguire per almeno un altro anno la produzione del cosiddetto tessuto non tessuto utilizzato per la confezione delle mascherine, sembra ormai esaurito. L’azienda puntava a un accordo con Invitalia per portare la produzione nel sito della zona industriale di Bari, ma non ha avuto alcuna risposta dal Governo. Così, lo stabilimento, smaltite le ultime 500 tonnellate di materiale, rischia di fermarsi e gli ammortizzatori sociali coprono i 120 dipendenti fino al prossimo aprile. Senza contare altre decine di imprese che sono in difficoltà ma la cui posizione non è ancora finita all’attenzione del Comitato per il monitoraggio del sistema economico produttivo.

Nel 2020 rispetto all’anno prima, la Puglia sul fronte dell’occupazione ha provato a tenere botta: l’occupazione è calata dell’1%, meno della media nazionale, -2%. Ma se nel settore dei servizi la perdita è stata contenuta, -0,6%, e nelle costruzioni c’è stato persino un miglioramento netto, +5,3%, è nel settore dell’industria che c’è stato un tracollo: -6,5%, mentre nel resto del Mezzogiorno c’è stato addirittura un minimo incremento, +0,1%, e la media nazionale si è attestata ad un -0,4%. Il Mezzogiorno, secondo uno studio di Confindustria, nel suo complesso ha avuto una riduzione del 2%, pari a quella nazionale e a quelle delle altre aree territoriali. Spiccano, invece, a livello regionale le perdite di occupazione in Sardegna (-4,6%), Calabria (-4,3%) e Molise (-3%). Complessivamente stabile è stata l’occupazione del manifatturiero nel Mezzogiorno, un risultato migliore di quello nazionale e del Nord. Positiva la crescita occupazionale nelle costruzioni, indotta dai favorevoli incentivi alle ristrutturazioni, con un +2,1% nel Mezzogiorno, rispetto al +1,4% nazionale. Molto positiva la crescita occupazionale in Sicilia (+17,9%) e Sardegna (+19,4%) e molto negativa in Calabria (-15,4%). Nei servizi, si registrano cali occupazionali in tutto il Paese, tra il -2,5% del Mezzogiorno e il -2,8% a livello nazionale. Insomma, la crisi Covid ha colpito duro il sistema economico del Sud e quello regionale, anche se la Puglia ha retto meglio del resto del Mezzogiorno e ora si intravedono i segnali di crescita. L’unica nota dolente, come detto, riguarda l’occupazione nelle fabbriche: si sono persi migliaia di posti, oltre la media nazionale e del Sud.


Confindustria:

La risalita della produzione e dell’economia pugliese è iniziata. Lo sostiene uno studio di Confindustria sul Mezzogiorno che evidenzia alcuni dati che evidenzierebbero la ripresa. Ad esempio, nel terzo trimestre del 2020 le imprese attive in Puglia erano 328.881; nel terzo trimestre del 2021, invece, erano 333.352, una variazione positiva dell’1,4%, superiore persino alla media nazionale che è pari allo 0,9% e del Cen-tro-Nord, 0,6%. Evidentemente c’è maggiore fiducia adesso e ci sono nuovi investimenti.

Se si prendono in considerazioni le società di capitali, nel terzo trimestre del 2020 erano 65.077, un anno dopo sono 69.019, +6,1% addirittura, fa meglio solo la Sicilia (+6,2%), ben oltre la media italiana (+4,9%) e del Centro-Nord (+4,4%). “Al III trimestre 2021 – si legge nel report - le imprese attive nel Mezzogiorno sono più di 1 milione e settecentomila e in leggera crescita (+1,6%) rispetto all’anno precedente. Fatta eccezione per il Molise, che registra una lievissima decrescita, il numero delle imprese attive è in aumento in tutte le regioni del Sud. Le imprese di capitali al Sud sono ormai più di 370 mila, con una crescita del 5,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, che equivale a circa 21mila nuove imprese di capitali in più. Tutti i dati mostrano una maggiore dinamica imprenditoriale nel Mezzogiorno”.


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