Per la cultura e il turismo la Puglia recita a soggetto

La nostra Regione ha un deficit quanto a strategie per la cultura. Vari i segnali, per primo il restare focalizzata su una micro-industria di servizi allo spettacolo che ha portato finora solo un po’ di reddito attraverso le “location” scelte per questa o quella serie televisiva, questo o quel film e lungometraggio.

Tutto qui l’imprinting culturale delle Film Commission? Ora anche i parchi divertimento gabellati per parchi culturali!

Mentre resta al palo su tematiche più sfidanti e di maggiore impatto, appunto per la Cultura, come il sistema museale o archivistico-bibliotecario e, entro questo ambito, la rete degli ecomusei pugliesi: un potente asset quest’ultimo, sia pure in difficoltà, dato che dalla precedente giunta regionale la realtà ecomuseale è stata con miopia del tutto trascurata.

Eppure gli ecomusei, nati dalle visionarie intuizioni della “nouvelle musélogie”, sono una sicura occasione per inverare Cultura (non turismo!) nel cuore dei territori. Riguardo ai musei veri e propri vi è una frontiera incredibilmente feconda che bisognerebbe percorrere: come ha scritto l’egittologo Christian Greco, i musei possono essere insieme luoghi della memoria collettiva e laboratori di innovazione per il futuro. Per cui ad oggi in Puglia l’unica rilevante impresa culturale, pur se potenziale, sono i fondi spesi per il “polo del Knowledge” nella ex Caserma Rossani: sul serio moltiplicatore di impatti per le risorse umane e non effimero “entertainment”, sempre se si saprà suggellare l’investimento con una gestione adeguata (qui il suo essere potenziale).

Il deficit di visione riguarda anche questioni “cool”. Ad esempio una coda del “derby” sulle capitali italiane “perso” dalla Puglia è l’accordo messo su prima del verdetto nella illusione di presentarsi più convincenti. Taranto e Bari unite specie per la promozione di una Mostra Biennale del Mediterraneo a Taranto e una Fiera del Libro a Bari. Una joint – recita lo storytelling – per esaltare il sistema culturale e turistico pugliese. Un “sistema regionale” monco di Brindisi, Lecce e Foggia, ma è particolare di poco conto…

Inoltre non si comprende bene cosa dovrà fare Taranto per la Fiera del Libro e Bari per la Biennale, ma tant’è. Oltretutto per la Fiera del Libro la “visione” già presentata alla giuria che poi ha assegnato la palma a Procida è di scarsa qualità, perché si immagina una Fiera del Libro rapportata al Salone di Torino con un respiro assicurato dal fatto che c’è una Fiera del Levante collaudata che può offrire un valore aggiunto anche di segno meridionale al progetto. Mentre la realtà è che la Fiera del Levante agirebbe giocoforza come mero contenitore (viste le condizioni in cui è) e la valenza meridionale potrebbe essere data, semmai, da una relazione virtuosa con Napoli e Palermo (ove già si svolgono Fiere del Libro), non certo con il salone torinese.


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