Pasculli-Ferrara, la Signora del barocco pugliese

L’arte di Puglia, specie dell'età barocca, ha una sua signora, una donna capace di conoscere questa età culturale e storica sin nelle viscere dei territori, delle scuole artistiche, delle correnti e delle botteghe che agivano in ogni area della Puglia, soprattutto in prossimità dei centri maggiori.

Questa signora è Mimma Pasculli Ferrara, nata a Bitonto ma dalla vita compiutamente barese, protagonista della nostra intervista, figura di spicco nella 'galleria' dei big baresi impegnati nella trasmissione della conoscenza delle specificità culturali e storico-artistiche della nostra Terra.

Tante le sue pubblicazioni nel corso dei decenni, tanti anche gli anni di insegnamento, idem dicasi per i 'ragazzi' che ha contribuito a formare, alcuni dei quali oggi docenti o ricercatori.

La prof. Pasculli è stata docente di Storia dell'Arte Moderna, presso la Facoltà di Lingue dell'Università di Bari. A questa cattedra va aggiunta quella di Storia delle Arti Applicate, alla seconda Università di Napoli, dal 1995.

Professoressa Pasculli, la sua è una vita di ricerca e di studi infaticabili attorno alla storia dell'arte del Mezzogiorno d'Italia e non solo. Negli anni l'ha spesso contraddistinta la difesa a spada tratta del Barocco pugliese dagli scempi di inizio '900 quando, per riportare le nostre cattedrali romaniche ad un presunto splendore originario, furono distrutte molte testimonianze di quel periodo. E perché è importante difendere il Barocco?

La difesa, come dice lei, del Barocco è nata in me nell’ambito della collana editoriale Atlante del Barocco in Italia, curato da Marcello Fagiolo, con l’elaborazione del I volume “Atlante del Barocco in Italia. Terra di Bari e Capitanata” (1996), con seconda e terza edizione 2002 e 2008. Un grande successo per le puntualizzazioni spesso allora del tutto inedite del grande patrimonio del Barocco presente anche nella Puglia centro settentrionale, a fronte del sempre noto Barocco leccese. Una significativa rivoluzione culturale a cui ho partecipato con grande entusiasmo, esplicando gli insegnamenti della prof. Luisa Mortari, con cui mi sono laureata a Bari (già Soprintendente ai Beni Storici Artistici Architettonici del Molise), del prof. Cesare Brandi alla Specializzazione in Storia dell’Arte Medioevale e Moderna a Roma, ma “in nuce” da mio padre Giacomo, il primo difensore di quel Barocco che si andava distruggendo (quando era un giovane esterrefatto) nella ‘sua’ cattedrale di Bitonto. A me studentessa liceale, nei suoi interessanti racconti del passato, chiedeva perché potesse essere successo un tale massacro di opere d’arte di grande valore come tutte le preziose cappelle laterali. A lui però ho saputo rispondere solo quando, laureata in Storia dell’Arte moderna, sono venuta a conoscenza di questo aberrante fenomeno del “restauro di ripristino al romanico”, a lui ho potuto dedicare tutto il capitolo sul Barocco perduto nell’ambito I volume dell’Atlante citato.

Un impegno che continua, il suo?

Le rispondo di sì, ma la difesa per i Beni Culturali è stata sempre in me presente per una problematica molto importante, la difesa dei “giardini storici” ottocento-primo Novecento dei nostri centri storici. Penso al mio impegno per il giardino di Piazza Umberto a Bari, che stiamo seguendo con attenzione, a fronte di un ‘preliminare’ che si sta elaborando non rispettoso delle regole della “Carta dei giardini storici di Firenze del 1981”, come si può verificare dai rendering apparsi sulla stampa.

Tra le sue ultime pubblicazioni più note, quella sul famoso Cappellone di San Cataldo della cattedrale di Taranto. Adesso su cosa si stanno concentrando le sue ricerche?

Quello del Cappellone di San Cataldo è un antico amore, partito dalla monografia del 1985 con decine di ritrovati documenti sugli scultori-marmorari fra ‘600 e ‘700, in pieno seguito temporale all’opera “Arte napoletana in Puglia dal XVI al XVIII secolo” del 1983 in cui scrivevo preannunciando il fenomeno del diffondersi della sontuosa decorazione marmorea napoletana in Puglia (a intarsio e a intaglio). Un amore poi giunto a conclusione con il volume “Il Cappellone di San Cataldo. Il trionfo dello scultore Giuseppe Sanmartino e dei marmi intarsiati nella Cattedrale di Taranto”. Le ricerche, anche qui, continuano.

Ci dica qualcosa di più, allora?

Sulla scia del mio volume “Atlante del Barocco in Italia. L’Arte dei marmorari in Italia meridionale. Tipologie e tecniche in età Barocca”, edito nel 2013, ho effettuato ulteriori precisazioni, per esempio sull’altare maggiore settecentesco della cattedrale di Bisceglie, per il libro in onore della prof. Concetta Di Natale dell’Università di Palermo, di imminente pubblicazione.

Un altro campo di ricerca importante, foriero di novità, è scaturito dal recente quinto anniversario della morte di Leonardo Da Vinci, portandomi ad indagare ulteriormente su figure già note agli studi quali Isabella d’Aragona e sua figlia Bona Sforza. Il rapporto di Bari con Milano è assai interessante.

La sua storia professionale si è sempre integrata con l'impegno fertile legato al Centro Ricerche di Storia Religiosa in Puglia, nell'ottica anche di una collaborazione coi territori. Allo studio ed alla salvaguardia dell'arte pugliese e meridionale quanto hanno concorso questi impegni di 'provincia', spesso magari effettuati da storici non sempre di professione ma animati da grande passione ed entusiasmo?

Allo studio e alla salvaguardia dell’arte pugliese e meridionale, nonché alla storia delle Confraternite laicali committenti prodighe nei confronti delle chiese e cappelle, si è sempre interessato -e lei fa bene a richiamarlo- il nostro Centro Ricerche di Storia Religiosa (presidente onorario il caro prof. Cosimo Damiano Fonseca). Centro Ricerche in cui ho sempre fortemente creduto grazie proprio al prezioso apporto culturale di tanti studiosi seri con metodo, potremmo dire, ‘universitario’ (anche se spesso non docenti universitari), fini conoscitori dei propri territori e perciò preziosi per il loro bagaglio di conoscenze capillari, convogliando i loro studi nella nostra collana “Biblioteca della ricerca. Puglia storica”, diretta da me e dal Prof. Giovanni Dotoli (con l’editore Schena di Fasano). Ricordo ad esempio i volumi di S.Milillo, D. Donofrio, V. Fumarola, A. Di Santo, M. Pirelli, G. Schinco, A. Latorre.

La ricerca in storia dell'arte nella nostra Terra, negli ultimi decenni, ha potuto contare su figure carismatiche e di grande spessore. Penso, tra gli altri, naturalmente inclusa lei, ai coniugi Michele e Pina Belli D'Elia, a Maria Stella Calò Mariani, ad Adriana Pepe, a Clara Gelao. Come vede il naturale avvicendamento generazionale tra le figure al timone della ricerca? Volendo quasi volgarizzare, la qualità è salva?

Ognuno dei personaggi da lei citati ha lasciato un grande segno nell’ambito delle conoscenze storico artistiche e ambientali e quindi una tangibile eredità per tutti coloro che leggono i loro studi, ma particolarmente forte è il naturale avvicendamento nel campo universitario dove si forma generalmente la cosiddetta “scuola”. E qui mi piace personalmente segnalare la mia ‘discepola’ Isabella Di Liddo, docente oggi di Storia dell’Arte moderna e di Storia delle Arti Applicate nell’Università di Bari, nonché una serie di miei fedeli allievi da Marianna Saccente, segretaria del Centro Ricerche di Storia Religiosa in Puglia, a Rosanna Zucaro, Ruggiero Doronzo, Irene Malcangi.


Da 110 autori un omaggio alla docente

Il nostro box non poteva non concentrarsi sulla mastodontica opera a più voci, ben 110 autori, “Viridarium Novum. Studi di storia dell’arte in onore di Mimma Pasculli Ferrara”. Il libro, a cura di Cosimo Damiano Fonseca ed Isabella Di Liddo, è un omaggio alla studiosa, articolato essenzialmente sui rapporti tra Italia e Spagna in età moderna; studi sulla Puglia, Napoli e l'Italia meridionale. Al centro dell'iniziativa editoriale e scientifica anche il passato ed il presente delle architetture cittadine europee ed italiane: centri storici, tutela, restauro, tema della valorizzazione dei beni culturali. Ancora: pittura, scultura in legno, in argento e decorazione marmorea fra Cinquecento e Settecento, con aperture anche all'arte contemporanea, alla musica, all'archeologia, alla letteratura italiana e straniera. Il volume è stato pubblicato anche grazie al contributo del Consiglio regionale della Puglia, realizzato con il coordinamento della sezione Biblioteca e Comunicazione Istituzionale.


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