Pane e pomodoro la fogna e i lavori annunciati

A Rimini, la città più balneare e vacanziera d’Italia, ogni estate la popolazione passa da 200mila a 560mila abitanti. Sembra incredibile, ma persino a Rimini quando ci sono forti temporali, il sindaco è costretto a emanare il divieto di balneazione in molti tratti del litorale perché il depuratore non è in grado di accogliere volumi così elevati di acqua. Fogna bianca e fogna nera scaricano in mare senza alcun trattamento, altrimenti la città si allagherebbe e il depuratore subirebbe gravi danni. Anche durante questa estate, si legge nell’ultima ordinanza di maggio, “in caso di pioggia persistente e/o di notevole intensità che causi l'apertura degli sfioratori di piena è vietata temporaneamente la balneazione nell'intera acqua di balneazione corrispondente agli sfioratori interessati dall'apertura delle paratoie sia durante l'apertura degli stessi che per le 18 ore successive alla loro chiusura”.

Le cause? La rete fognaria è vecchia, costruita secondo il vecchio criterio di mancata separazione di acque chiare e nere. C’è stato poi il forte e disordinato sviluppo urbanistico, mentre le infrastrutture non sono cresciute in modo adeguato. Infine ci sono gli eventi atmosferici, sempre più violenti, provocati dal cambiamento climatico.

A Rimini, però, l’incubo sta per finire grazie al PSBO (Piano di Salvaguardia della Balneazione Ottimizzato), la più grande opera di risanamento idrico attualmente in corso in Italia, a cui il gruppo Hera sta lavorando insieme con il Comune e Romagna Acque. Con un investimento di 154 milioni di euro, il progetto garantirà entro il 2024 la completa balneabilità del litorale riminese, eliminando le “acque nere” di tutti gli undici scarichi a mare.

Come funziona? Con un sistema di vasche grandi quanto 20 piscine olimpiche, collocate a 40 metri di profondità. Una vasca raccoglie le acque di prima pioggia mentre l’altra si occupa della “laminazione” delle acque bianche convogliate a mare. Il problema del cattivo odore è stato affrontato con un meccanismo di ventilazione forzata, che porta l’aria aspirata dalle vasche al sistema di trattamento con tecnologia con carboni attivi. Le vasche sono collegate all’impianto di sollevamento a deflusso e al depuratore di Santa Giustina.

Il sistema tratta tutte le acque provenienti da scarichi domestici e industriali del territorio riminese e dello stato di San Marino. Il depuratore rende trasparenti e pulite le acque di scarico grazie alle membrane micro filtranti, una tecnologia all’avanguardia che consente di catturare anche particelle microscopiche come virus e batteri.

Anche a Bari da tempo immemore la frequentazione della spiaggia di Pane e Pomodoro è condizionata dagli eventi atmosferici. Se piove in abbondanza, scatta il divieto di balneazione. A ottobre 2020 l’Acquedotto Pugliese ha finalmente approvato un investimento di circa 32 milioni di euro. Serviranno per rinnovare le reti fognarie e risolvere il problema degli scarichi in mare, anche con il prolungamento della condotta sottomarina del depuratore Est fino a due chilometri e mezzo dalla costa. I lavori dureranno tre anni dall’avvio del cantiere, dice l’Acquedotto Pugliese. Sarebbe un tempo accettabile, se fosse rispettata la scadenza. Purtroppo abbiamo fatto il callo agli annunci propagandistici e all’eterno prolungarsi dei termini per la conclusione delle opere pubbliche. A Rimini sono in dirittura di arrivo. A Bari incrociamo le dita.

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