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Pane e pomodoro dopo 24 anni la farsa continua

Dal 1998 la celebrata spiaggia cittadina ospita, oltre ai bagnanti, colibatteri sversati in mare dalla fogna nera ad ogni pioggia. Uno scempio che non ha eguali. I continui rinvii puntualmente seguiti da annunci hanno stremato anche i cittadini più sensibili che negli anni scorsi hanno inscenato proteste e catene umane. È la punta dell'iceberg: la rete fognaria cittadina è vetusta e incapace di far fronte alle nuove esigenze. In una città che celebra la messa a dimora di qualche alberello e qualche metro quadrato di asfalto la vergogna è letteralmente scomparsa. E ora si parla del 2026


Sperando che non ci siano intoppi, nell’estate del 2026 i baresi potranno godersi la spiaggia di Pane e pomodoro senza il rischio che, alla prima pioggia, i liquami inondino il mare. Insomma, per altri quattro anni bisognerà incrociare le dita e sperare che non ci siano troppe giornate di pioggia nei mesi estivi. Che è anche un darsi la zappa sui piedi da soli visto che la siccità ormai bussa anche alle nostre porte. Pane e Pomodoro, “arricchita” quest’anno dai chioschetti, come se fosse un’innovazione prevede su un lido qualcuno che venda bibite, ha una particolarità che la rende unica nel suo genere nel mondo: non chiude con il maltempo, ma dopo il maltempo. Sotto accusa c’è sempre la condotta Matteotti che, in seguito alle forti precipitazioni, sversa in mare i liquami della fogna nera. Succede dal lontano 1998, quando l’allora sindaco Simeone di Cagno Abbrescia (ex Forza Italia) tagliò il nastro. Sono trascorsi 24 anni e nulla è cambiato. Aqp è chiamato a risolvere il problema degli sversamenti in mare. Ma a guardare il cronoprogramma, sembra che ancora si navighi a vista. La vicenda è ingarbugliata ma si può riassumere così: il Comune di Bari ha l’onere di risolvere i problemi legati alla fogna bianca, mentre Aqp quelli della fogna nera. Acquedotto Pugliese, al momento, ha portato a termine solamente degli interventi preliminari del valore complessivo di 2,5 milioni di euro. Intendiamoci, si tratta – è il caso di dire – di una goccia nel mare. Il grosso degli investimenti è tutto da realizzare. Il progetto riguarda interventi per complessivi 29 milioni di euro che dovrebbero, finalmente, consentire di separare la fogna nera dalla bianca e azzerare il numero di aperture della condotta Matteotti. In poche parole non dovrebbero esserci più i liquami a tuffarsi in mare. La paratia potrà aprirsi ma riversando solo acque di pioggia, quindi non inquinanti. Il progetto da 29 milioni di euro prevede, nel dettaglio, la realizzazione di un nuovo impianto di sollevamento sull’estramurale Capruzzi, attrezzato con pompe di sollevamento, idrovore, un impianto di grigliatura con sistema automatico di estrazione, un gruppo elettrogeno di emergenza e un sistema di abbattimento delle emissioni odorigene. Sarà poi installata una nuova condotta premente in ghisa sferoidale che partirà dal nuovo impianto di sollevamento fino a quello denominato “Torre del Diavolo”, per una lunghezza complessiva di 2.727 metri avente un primo tratto in acciaio e un secondo tratto in ghisa. Si procederà all’eliminazione del vecchio impianto di piazza Diaz, creando un nuovo collettore per collegare la rete fognante dei quartieri Murat, San Nicola e Madonnella al nuovo impianto di sollevamento, da realizzare con la tecnologia del microtunnelling (senza scavo). Ed ancora sarà realizzato un collettore principale su via Capruzzi, parallelo al canale Picone, per circa un chilometro e mezzo e altri collettori secondari all’interno dei quartieri Picone, Carrassi e San Pasquale per circa 2 chilometri e 637 metri. Saranno certamente lavori importanti che, nella sostanza, interesseranno una vasta area della città che va dall’estramurale Capruzzi fino a Japigia. L’appalto è stato affidato, ora si è entrati nella fase della progettazione esecutiva. La stessa impresa aggiudicataria poi realizzerà i lavori. Secondo i calcoli di Aqp, il cantiere dovrebbe essere avviato entro la fine del 2022 e gli interventi dovrebbero durare, cronoprogramma alla mano, tre anni. Quindi, a partire da adesso, ci vorranno altri tre anni e mezzo prima che Pane e pomodoro sia liberata per sempre dai liquami. Rispetto all’iniziale deadline, c’è già un ritardo di un anno sul quale, spiegano i tecnici, ha inciso la pandemia Covid. Ammettendo che nell’estate del 2026 i baresi non dovranno più preoccuparsi delle piogge, saranno trascorsi 28 anni dall’inaugurazione, oltre un quarto di secolo per risolvere un problema che era noto all’origine. E nel 2009, l’allora assessore ai Lavori pubblici, Simonetta Lorusso annunciava (agenzia Adnkronos): ''Il Comune di Bari è pronto a utilizzare parte dei finanziamenti stanziati dalla Regione Puglia per la fogna bianca, 200 milioni di euro per l'intera regione''. Tredici anni si parla ancora di progetti, seppur ein fase esecutiva. Intanto., puntualmente dopo ogni temporale la città va sott’acqua, affoga. Colpa, anche e non solo, di un sistema fognario risalente agli anni Venti e che non è stato adeguato alle esigenze di una città che, nel frattempo, si è espansa moltiplicando il numero dei residenti. Ma, soprattutto, è lievitata la dotazione idrica: per aver un’idea più precisa, oggi la dotazione idrica è di circa 250 litri al giorno per abitante, 40 anni fa era di 150. La fognatura nera, i vecchi collettori non reggono. Le cause dei frequenti allagamenti sono principalmente tre, il primo: terreni meno permeabili a causa dei continui interventi dell’uomo. Per effetto dell’antropizzazione e dell’eccessivo utilizzo di suolo, l’acqua piovana viene assorbita con difficoltà, quindi scivola in superficie aumentando i volumi da smaltire. In sostanza, abbiamo pensato a cementificare ed asfaltare ma abbiamo penalizzato l’aspetto della permeabilità. Poi c’è il fattore mutamento del clima: le piogge oggi sono più brevi ma più intense, quindi cade molta acqua in un brevissimo lasso di tempo, mettendo in crisi le opere di presa e smaltimento progettate con criteri diversi. Infine, c’è un problema di sistema fognario vetusto.

In Giappone 3 anni per un'opera mastodontica

Per avere un termine di paragone, anche se in realtà si tratta di due progetti molto diversi, immaginate che in Giappone, terra soggetta a monsoni e allagamenti frequenti, a Saitama, capoluogo dell’omonima prefettura che è, tra le altre cose, la più popolosa della nazione, per evitare che città e campagne vengano sommerse dalle piogge è stata costruita una delle reti fognarie più moderne e imponenti del mondo. Il sistema fognario di Saitama è unico al mondo: comprende un silos sotterraneo, delle dimensioni fuori dal comune di 177 metri di lunghezza, 65 metri di larghezza e 32 di altezza, connesso a quasi 7 chilometri di tunnel ad una profondità di circa 50 metri dalla superficie. Non c'è nulla di paragonabile in tutto il mondo. Per realizzarla ci hanno impiegato meno di tre anni. Ventotto anni per risolvere il problema di Pane e pomodoro vi sembrano, a questo punto, pochi o troppi?

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