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Otto disabili condannati dalle barriere della giustizia

No, non era un rave party quello a cui aveva partecipato un gruppo di disabili a Bari, a luglio del 2021, davanti alla presidenza della Regione Puglia. Ragazze e ragazzi in carrozzella rivendicavano diritti e, per qualche ora, avevano interrotto il traffico sul lungomare e occupato alcuni uffici regionali. Per otto disabili ci sono state condanne veloci ed “esemplari”: quattro mesi di reclusione (pena sospesa) oppure una multa da 9.425 euro perché sono stati ritenuti responsabili di interruzione di pubblico servizio e invasione di edifici. Quel gruppo di manifestanti chiedeva che la Regione fosse più sollecita nel pagamento e nell’adeguamento degli assegni di cura, dell’assistenza infermieristica, della fornitura degli ausili, cioè tutti quei costosissimi oggetti, dalle carrozzelle alle protesi, indispensabili per chi è diversamente abile.

Le associazioni che avevano promosso la manifestazione di protesta ovviamente ricorreranno in appello, ma ci vogliono soldi, tempo e avvocati.

Gli otto disabili condannati dopo aver manifestato per avere attenzione dalle istituzioni, rappresentano la punta dell’iceberg di un disagio collettivo. Gli ultimi dati dell’Istat disponibili sono aggiornati al 2019 e attestano che in Italia circa 3 milioni e 100 mila cittadini - il 5,2 per cento della popolazione - hanno gravi limitazioni che impediscono loro di svolgere attività abituali. In Puglia i diversamente abili sono circa 180mila.

Sono persone che devono fare ogni giorno i conti anche con barriere spesso insormontabili. Qualche settimana fa l’Associazione nazionale persone con malattie reumatologiche e rare (APMARR) ha pubblicato un dossier – “SI PUÒ. Pratiche di accessibilità” – in cui insieme a un lungo elenco di ostacoli sono indicate buone pratiche da cui prendere spunto. Scale, ascensori, rampe, marciapiedi, fermate del trasporto urbano ed extraurbano, stazioni ferroviarie, servizi igienici, musei, spiagge, per citarne solo alcuni.

Ci sono barriere architettoniche persino nei palazzi appena costruiti, come se i disabili non avessero il diritto di andarci a vivere. Quanto alle scuole, è un doloroso capitolo a parte. Dice l’Istat che nell'anno scolastico 2021-2022 soltanto una scuola su tre risultava accessibile per gli alunni con disabilità motoria.

Il dossier dell’APMARR ospita anche un ricco glossario. Ecco, ad esempio, come viene descritta “l’accessibilità urbana”: è “l’insieme delle caratteristiche spaziali, distributive ed organizzative dell’ambiente costruito che siano in grado di consentire la fruizione agevole, in condizioni di adeguata sicurezza ed autonomia, dei luoghi e delle attrezzature della città, anche da parte delle persone con ridotte o impedite capacità motorie”.

No, la voce giustizia nel glossario non c’è. E d’altronde l’”esemplare” sentenza di condanna di Bari è stata emessa poco prima del 3 dicembre, Giornata mondiale dedicata alle persone con disabilità. Tempismo perfetto.


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