Ora parliamo d'amore in attesa che torni il... sole

Questo amore / Così violento / Così fragile / Così tenero / Così disperato / Questo amore / Bello come il giorno / E cattivo come il tempo / Quando il tempo è cattivo / Questo amore così vero / Questo amore così bello / Così felice / Così gaio / E così beffardo… 

Ho pensato a Jacques Prévert, dopo aver letto le riflessioni della scrittrice Rosella Pastorino su “7”, spaventata per gli abbracci vietati, per il vietato stare assieme: «… Solo immaginando che, sulla metro o in un bar, qualcuno stia appoggiando le labbra su labbra sconosciute, la morsa si allenta». In effetti, nel caos e nelle morti del coronavirus, innamorarsi è la sfida più grande alla paura. Una sfida assurda, impensabile, ma bella come «l’amore così felice, così gaio, così beffardo…» celebrato da Prévert.

Ho pensato a Prévert e anche a Gabriel Garcia Márquez e al suo “L’amore ai tempi del colera” e ho postato una domanda su Facebook: e se uno si innamora in tempi di coronavirus? Una domanda leggera e serissima nello stesso tempo. Il mio pc è andato in tilt per i commenti. Una marea e, a parte qualche battuta (il sorriso serve nella tragedia che stiamo vivendo), i toni sono stati impegnati: è emersa la nostalgia del contatto fisico. 

Il virtuale, l’incorporeo, l’immateriale, che ci vengono giustamente imposti dai decreti del Governo per isolare il contagio, ci rendono infelici. 

Prima andavamo in estasi tra smartphone (due meglio che uno), tablet e computer, per chattare con mezzo mondo e per scrivere aforismi sui social, adesso ci mancano le strette di mano, gli abbracci, il dialogo viso a viso, ci manca tutto quello che giorni fa non volevamo più. E ci manca l’amore che una mia amica ha definito, cercando di “consolare” i momenti difficili di tutti, uomini e donne: «L’amore vero aspetta, si strugge, si consuma, si infuoca, si rassegna per poi riaccendersi in un lampo! Il tempo e lo spazio sono solo convenzioni dell’uomo cosciente, ma di quello che sogna. L’amore appartiene ad un’altra dimensione che non ha spessore e sfugge ad ogni calcolo matematico». Insomma, l’innamoramento può resistere alla pandemia, ai giorni di quarantena, se è vero. Non è una teoria alla Alberoni. Ma ci sta.

La mia rubrica “Scortesemente”, pure in questa puntata, è diventata “Cortesemente”. E mi dispiace perché la mia delizia era puntare l’attenzione critica su fatti e misfatti, su personaggi, su problemi irrisolti in questo nostro Sud malmesso perfino in quella Sanità di cui necessita la lotta al coronavirus, un nemico, una bestia, da allontanare e sconfiggere. Mi dispiace perché prima andava meglio e potevo essere cattivo, con il pollice verso. Ai tempi del coronavirus, devo parlare d’amore, pur non essendo Prévert. Mi tocca, in attesa che ricompaia il sole.



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