Le ultime

Opere pubbliche siamo il fanalino di coda

La zona italiana con più procedure avviate per quanto riguarda la realizzazione delle opere pubbliche è quella del nord-ovest, con 6.584 progetti. Seguono il nord-est (6.360), il sud (5.101), il centro (3.586) e le isole (2.111). Il verdetto è emesso dallo studio della fondazione indipendente Openpolis, che ha analizzato i dati forniti da Openbdap sull’attribuzione delle opere pubbliche ai comuni tra il 2013 e il 2019. L’analisi ha preso in considerazione i bandi superiori ai 40mila euro e i corrispettivi importi investiti, che prevedono sia uscite dei comuni che utilizzo di fondi predisposti da altri enti della pubblica amministrazione.

Dall’indagine di Openpolis emerge una spaccatura piuttosto netta tra un’Italia in avanzato di sviluppo, un’Italia che affannosamente cerca di tenere il passo e un’Italia fanalino di coda. I numeri dicono che la Puglia appartiene alla seconda categoria: secondo quanto raccolto da Openpolis, in Puglia il valore delle opere pubbliche affidate ai comuni è pari a 0.33 miliardi di euro, il valore pro capite delle opere pubbliche affidate ai comuni è di 82.9 euro pro capite, per un’incidenza delle opere comunali pugliesi sul Pil italiano pari allo 0.45%.

Una serie di dati che ci consegnano il ritratto di una regione che prova – faticosamente – a colmare il gap con le “locomotive” dell’economia italiana. La regione in cui gli investimenti in opere pubbliche valgono di più è, ancora una volta la Lombardia, dove il valore delle opere pubbliche affidate ai comuni è di 0.77 miliardi, per un valore pro capite di 76.5 euro e un’incidenza dello 0.2% sul Pil italiano. Una serie di numeri che, da una parte, denunciano una situazione di partenza decisamente migliore per i nostri connazionali lombardi, e dall’altra sottolineano come una grande regione meridionale come la Puglia debba “aprire di gas” per avvicinarsi all’alto livello dei territori settentrionali.

D’altronde, però, non si può non evidenziare come il Mezzogiorno d’Italia stia facendo passi avanti sulla strada del recupero, lento ma costante. Secondo quanto analizzato da Openpolis, alle spalle della Lombardia c’è un’altra regione del Sud in crescita, la Campania, che denuncia numeri quasi al livello delle “big” settentrionali: 0.68 miliardi di euro è il valore delle opere pubbliche affidate ai comuni campani, per un valore pro capite addirittura di 117.7 euro e un’incidenza sull’intero Pil nazionale dello 0.64%.

Insomma, qualcosa anche al Sud inizia a muoversi con un certo ritmo, anche se la corsa della nostra Puglia appare ancora zavorrata da qualche peso che si fa fatica a rimuovere. Il confronto più o meno regge con il Piemonte (0.34 miliardi di euro il valore delle opere pubbliche affidate ai comuni, 77.4 euro pro capite, 0.24% l’incidenza sul Pil italiano), ma la forbice torna ad allargarsi tra la Puglia e altri territori del Centro-Nord. I numeri pugliesi pagano più di qualcosa rispetto a quelli del Veneto (0,48 miliardi di euro il valore delle opere pubbliche affidate ai comuni, 97.8 euro la media pro capite, ma “appena” 0.29% del Pil nazionale) e dell’Emilia Romagna, dove si è speso 0.48 miliardi di euro in opere pubbliche affidate ai comuni, che tradotto in valore pro capite fa 92.8 euro e convertito in incidenza sul Pil italiano significa lo 0.25% (comunque 0.2 punti percentuali sotto rispetto alla Puglia, che magari spende meno ma – evidentemente – produce di più).

Un trend di crescita confermato anche dal fatto che la Puglia viaggi praticamente alla stessa velocità di una grande regione del centro, la Toscana (0.30 miliardi di euro il valore delle opere pubbliche affidate ai comuni, 80.4 euro pro capite), ma incida in percentuale di più sul prodotto interno lordo italiano (lo 0.45% pugliese contro lo 0.25% toscano).

Guardando al confronto interno al Sud, invece, i numeri della Puglia appaiono indietro rispetto a quelli della Calabria, altra grande regione meridionale che sta conoscendo un incremento delle opere pubbliche, necessarie per colmare dei divari storici con il resto d’Italia. In Calabria il valore delle opere pubbliche realizzate dai comuni è di 0.34 miliardi di euro, che si trasformano in 174,1 euro pro capite; tutte cifre che sono pari addirittura all’1.04% dell’intero prodotto interno lordo nazionale. Chi, invece, continua ad annaspare sono le isole: in Sicilia si spendono 52.6 euro pro capite per le opere pubbliche comunali (che valgono 0.26 miliardi di euro, lo 0.3% del Pil nazionale), anche se la Sardegna appare in recupero, anche in considerazione della grande ampiezza del territorio e della scarsa densità di popolazione (0.21 miliardi di euro il valore delle opere pubbliche comunali, ben 125 euro pro capite e lo 0.6% del Pil italiano).

L’analisi di Openpolis sottolinea che «I ritardi nella dotazione delle infrastrutture hanno pesato ulteriormente sulla condizione del Mezzogiorno, incidendo anche sullo sviluppo economico dei territori. In questo scenario, i comuni hanno un ruolo per quel che riguarda il potenziamento infrastrutturale. Possono infatti promuovere la costruzione delle opere pubbliche, ovvero delle strutture che possono risultare utili a tutta la comunità. Possono rientrare ad esempio la costruzione di nuove strade di competenza dell’ente ma anche costruzione o ristrutturazione di strutture sportive comunali, asili nido e altri edifici di appartenenza del comune».

In questo senso, «Per quel che riguarda gli importi, nel 2015 si è registrato sul territorio nazionale un valore pari a 5,61 miliardi di euro a cui è seguita una battuta d’arresto. Dal 2016 si può invece vedere una crescita negli importi, superando il picco del 2015 solo nel 2019 con 5,88 miliardi di euro».

Va in questa direzione l’incremento degli investimenti al Sud, nonostante la generale crisi economica che l’Italia sta conoscendo nell’ultimo quindicennio. «Andando ad analizzare le macroaree, il valore più alto si è registrato nel 2014 nel sud, con 2,5 miliardi di euro. Al 2019, l’area che riporta gli affidamenti più corposi è il sud con 1,67 miliardi di euro. Seguono nord-est (1,44 miliardi di euro), nord-ovest (1,43), centro (0,87) e isole (0,47). Tra il 2013 e il 2019 si registra una crescita dell’importo delle procedure. A livello nazionale è pari al 68%. Anche in questo caso, le percentuali del territorio italiano sono in linea con questo valore ad eccezione delle isole (+6,8%). Tra il 2015 e il 2016 si può vedere una contrazione, che è stata particolarmente intensa nel sud (-59%), nelle isole (-48%) e nel nord-ovest (-47%)».

Bankitalia: un grande divario tra nord e sud


La spaccatura dell’Italia è ancora lungi dall’essere sanata. Lo sottolinea Bankitalia, nello studio “Il divario Nord-Sud: sviluppo economico e intervento pubblico, in cui si legge: «La quantità e la qualità dell’offerta di beni e servizi pubblici sono oggi seriamente compromesse da un assetto di governance della Pubblica amministrazione eccessivamente articolato, caratterizzato dalla frammentazione delle competenze, tanto a livello centrale quanto locale. Questa rete complessa di interazioni amplifica le inefficienze, spesso più marcate nel Mezzogiorno. Migliorare l’efficacia delle amministrazioni e i servizi pubblici richiede di intervenire in più direzioni contemporaneamente».

Scrivi all'autore

wave