Nuova-vecchia cultura del fare per rilanciare la nostra città

Da dove vieni?”, questo è il significato di quel “Ma tu, da do vìn?” che a Bari compare nelle discussioni più accese, per strada come in famiglia. Questa domanda vola nelle orecchie di chi, da fuori, viene a vivere in città. Come mio nonno paterno, che dalla provincia di Taranto, dopo generazioni di fatica nei campi, di rivolte e di terre occupate, emigrò a Bari da povero cristo: forte di un paio di braccia, di qualche fratello di troppo e di una fame antica e insopprimibile. 

“Ma tu, da do’ vìn?”, “Tu, da dove vieni?”, domandiamo a chi delude i nostri codici di comportamento. A chi ragiona sulle cose difformemente dalla media, non chiediamo spiegazioni, ma lo escludiamo. Lo stringiamo in un angolo. In una cella di isolamento nella quale rifletterà, come un cenobita, sulla sua logica stonata, così lontana dalla nostra. Lo facciamo soprattutto coi poveri. 

Mio nonno era un barese importato dalla murgia tarantina. Da Castellaneta, dove è nato Rodolfo Valentino, un altro emigrante come lui. Mio nonno taceva su suo padre, sui suoi zii. Aveva tagliato ogni rapporto con la miseria di prima: la sventura e la violenza di una stirpe di cafoni. Ogni tanto, quasi in silenzio, le mie zie, le timide sorelle di mio padre, mi hanno raccontato che la mia famiglia veniva dall’indigenza e dalla malaria. 

In seguito, del tutto accidentalmente, ho scoperto che la mia famiglia ha partorito anarchici, socialisti, imprenditori, bruti e malandrini, assassini dei Borbone e briganti. Ha vissuto faide interne, dove non era la politica a contare, ma le coltellate. Hanno vinto i più forti. 

A quei tempi, quando ancora non c’era Mussolini a indirizzare la ferocia del focolare verso un nemico esterno, tra consanguinei si regolavano i conti faccia a faccia, a fil di lama. I malandrini furono spediti a compiere delitti in America. Qualcuno è rientrato, sradicato e silenzioso come un personaggio di Camus. Ha messo incinta per puntiglio la moglie lasciata in Italia e se n’è tornato in America dall’altra moglie, dagli altri figli. Dopo, sotto il fascismo, Bari è diventata l’America. 

Per questo mio nonno ci si trasferì. Per tradire per uscire per sempre dalla sua condizione di povero cristo. In figure come lui si è specchiata un’epoca barese: quella del boom economico, dei self made man, di chi si è rimboccato le maniche e si è dato da fare per non crepare di fame. Quanto servirebbe quella generazione, adesso. Quanto sarebbe utile per indirizzare la città verso il fare, il fare vero, pulito, sano e continuo.


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