Non confondere la truffa con la povertà

"Con il reddito di cittadinanza nessuno ha voglia di fare più nulla", "Certo con il reddito di cittadinanza hanno fatto un affare: prendono uno stipendio per non fare nulla", "Ci voleva solo il reddito di cittadinanza per gli scansafatiche": chi non ha ascoltato (o pronunciato) frasi di questo genere da un po' di tempo alzi la mano.

Le analisi sommarie, insieme con la disinformazione, sono peculiarità di questa nostra epoca che ci si ostina a definire "social" quando è "antisocial".

Odio e invidia sono, come è stato scritto, sentimenti che ci sporcano l'anima. Che il reddito di cittadinanza, per come è stato realizzato nel nostro Paese sia un autentico fallimento, è fuori di discussione. Le nobili (dichiarate) intenzioni si sono ben presto ridotte a populistico strumento di consenso. L'analisi però impone riflessioni diverse da quelle che gli sputasentenze, per ignoranza, invidia o tornaconto politico, fanno circolare.

La prima vera considerazione è nel valore del "sussidio": se ne parla come di uno "stipendio" in realtà si tratta di una cifra che garantisce appena la sopravvivenza in relazione al numero di persone che costituiscono la famiglia.

La seconda considerazione: si punta l'indice contro tutti coloro che lo percepiscono senza in realtà distinguere tra truffatori e bisognosi. Come sempre gli "odiatori" di professione fanno di tutta l'erba un fascio: generalizzare non costa fatica, analizzare è complicato. Il tema non è colpire chi ha villa e macchinone, ma sparare nel mucchio. Anche se si fanno vittime innocenti. Alcune forze politiche, del tutto prive di etica, sono professioniste della strumentalizzazione: immigrati, reddito di cittadinanza e dintorni sono ottimi argomenti per fomentare l'odio e rastrellare consensi nella parte più emotiva e meno informata della popolazione.

La terza considerazione rivela un male antico del nostro Paese: arrivare a "sentenza" senza considerare le condizioni reali di una situazione o di un fenomeno.

Si parla del reddito di cittadinanza come di una scappatoia per chi non ha voglia di lavorare. Il che dà per scontato che il lavoro ci sia. È questo l'equivoco di base su cui si regge una reazione emotiva che è tutto il contrario di un ragionamento.

Ogni santo giorno abbiamo dati che ci parlano di disoccupazione, di disoccupazione intellettuale, di disoccupazione femminile, di aziende che chiudono, di giovani "costretti" a inventarsi un lavoro o a emigrare, di povertà che dilaga, di polarizzazione della ricchezza (crescono i salari più alti, decrescono quelli medi e bassi).

Come per incanto, questo scenario scompare quando si parla del reddito di cittadinanza. Tutti vestono i panni di pubblici ministeri per mettere alla gogna chiunque acceda al sussidio. Al solito, scoppia la guerra tra poveri.

È nella confusione, nella sommarietà degli argomenti e nella strumentalizzazione politica che naufraga la capacità di analisi e di studio di un fenomeno.

Le truffe scoperte dagli investigatori danneggiano il Paese, ma allo stesso tempo beffano i bisognosi quando e se si diffonde un clima da caccia alle streghe. Argomento difficile da digerire per chi non avverte i morsi dell'indigenza e/o il disorientamento dei nostri giovani che, dopo anni di studio, sono costretti a cimentarsi con mestieri inadeguati alla loro preparazione. Centinaia, migliaia di esempi riguardano i nostri ragazzi, ma chiamano in causa tutti noi per non aver generato condizioni di sviluppo e aver scaricato su di loro un debito da brivido.

Dovremmo concentrare i nostri sforzi sulla determinazione di condizioni favorevoli allo sviluppo e alla crescita. Il PNRR, invocato da tutti, mette a disposizione fondi per cambiare scenario. E anche se con quei soldi si è compiuta l'ennesima rapina ai danni del Mezzogiorno, ci sono risorse per modificare uno scenario depresso e deprimente. Per farlo, alla prova dei fatti, occorreranno progettazione, programmazione, puntualità, precisione. E rigore. Da parte di chi? Da parte di chi il lavoro ce l'ha e ha il dovere di svolgerlo con professionalità. Perché c'è chi ha un reddito non di cittadinanza, ma il Paese lo truffa ugualmente, mentre punta l'indice contro chi è svantaggiato.


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