Noi medici in prima linea al fianco dei pazienti

La vulgata della fase 1 li ha presentati come fanteria di eroi in prima linea per combattere il Covid-19. Il racconto della pandemia ha attinto a piene mani dal gergo marziale per descrivere il ruolo dei medici nella battaglia contro il virus, di cui il periodo drammatico di marzo-aprile è stato solo il primo “round”. Con l’autunno che diventa inverno, il “fronte” si è riaperto, e il nuovo Coronavirus ha nei virus stagionali potenti alleati per mettere alla prova la tenuta della rete sanitaria nazionale e di quella pugliese, solo sfiorata 6 mesi fa dal dramma.

«Il comportamento del Covid spesso smentisce le previsioni – spiega Francesco Solito, medico di base barese. Gli stessi virologi non hanno condiviso vedute su gravità, evoluzione e capacità di riproporsi del virus. La seconda ondata non solo differenzia l’Italia da altri paesi (Francia, Spagna, Inghilterra) per l’incremento di positivi, ma anche nella sua diversificazione fra regioni».

Solito spiega che «tra le mie 1200 persone assistite, ho avuto durante la prima fase solo una paziente positiva con polmonite Covid, deceduta ma per gravi comorbilità, essendo guarita dalla forma virale. Al momento, 5 pazienti mi hanno comunicato la loro condizione di positivi asintomatici, un altro è stato ricoverato con manifestazioni non gravi». 

Per Solito, la «sensazione è che questa ondata sia meno grave della prima. Il virus, però, può essere neutralizzato solo da una vaccinazione di massa, da valutare nei riscontri pratici sulla popolazione (efficacia, mantenimento della risposta immunitaria, assenza di gravi effetti collaterali)». 

Virus meno potente o no, la memoria torna alla scorsa primavera, quando gli ospedali si sono dovuti riconvertire velocemente in strutture Covid. Questa volta, di fronte allo spettro di un ritorno dell’infezione, il sistema ospedaliero dovrebbe (in teoria) reggere. La Regione Puglia, con fondi stanziati dal Ministero della Salute per creare una rete Covid solo pubblica, ha aggiunto 1255 posti letto generali, portando la capacità delle terapie intensive a 580 posti di rianimazione (+276) e 285 di semintensiva.

«Sono 14 i ricoverati in TI al Policlinico (dato del 10/10, Ndr), ma la situazione è fluida – spiega Salvatore Grasso, direttore della Uoc di Anestesia e Rianimazione II del Policlinico di Bari. Abbiamo fortificato il porto per la tempesta, ma se dovesse arrivare lo tsunami non reggerebbe nessuno. È importante il controllo da parte della popolazione perché negli ospedali non possiamo più permetterci la sospensione delle attività ordinarie: dobbiamo curare sia i malati Covid sia i pazienti con altre patologie bisognosi di assistenza. Per ora i numeri non sono drammatici, ma serve un comportamento responsabile da parte di tutti. Il territorio con le Usca sta facendo molto bene».

Rispetto alla scorsa volta, però, ora il personale sanitario ha uno scudo più forte con cui difendersi: «Non c’è più un problema di Dpi – sottolinea Grasso - mentre a marzo/aprile si percepiva che le riserve potessero finire, e per fortuna non è stato così. Ora non c’è più questa percezione; abbiamo forniture costanti».

Il Covid lascerà in dote una rete ospedaliera migliore? Secondo Grasso sì: «I potenziamenti ci aiuteranno a migliorare il servizio anche a pandemia superata. Si è compresa l’importanza di modernizzare gli ospedali e garantire posti letto per pazienti sempre più acuti. Come numero di posti ci stiamo adeguando a stati come Germania, Regno Unito e Francia, che hanno più disponibilità in terapia intensiva e sub-intensiva per acuti». 

La dottoressa Serafina Nigro spiega il piano per fronteggiare l’emergenza: «La strategia è aumentare la prevenzione sul territorio con diagnosi precoci e assistenza domiciliare, così da non intasare gli ospedali. Fondamentale è il contact tracing per evitare la diffusione del virus. Interessante, poi, sarà creare squadre che si occupino di gestire l’emergenza Covid nelle scuole; si sta lavorando a un tampone veloce, con risultati in 30 minuti. Presentando i due virus sintomi sovrapponibili, inoltre, un vaccino di massa contro l’influenza faciliterebbe la diagnosi».

Per Riccardo Pagliarulo, già direttore della Uoc di Anestesia e Rianimazione del Di Venere, «È inequivocabile che il ricorso alle terapie intensive, al momento, sia ridotto, come il numero di decessi a parità di contagi. Se il trend dovesse confermarsi potremmo stare “tranquilli”, ma sono solo sensazioni. C’è preoccupazione per il fatto che davanti abbiamo autunno e inverno, periodi peggiori per le affezioni respiratorie, in cui si acutizzano i broncopatici cronici. A marzo-aprile si aspettava il caldo estivo, ora ci sono di fronte mesi di trincea: da gennaio a marzo si va in crisi sempre, anche senza Covid».

Pagliarulo, poi, solleva una riflessione interessante non tanto sul numero di macchine e posti letto, quanto sul vuoto di medici specialisti: «Se è abbastanza semplice allestire un posto in TI con monitor e respiratori, c’è però bisogno di personale dedicato. Medici e infermieri di rianimazione non sono sanitari qualsiasi, ma devono essere formati per quel lavoro, e serve tempo. Gli effetti di un eventuale aumento delle scuole di specializzazione si vedrebbero solo fra 5 anni, non in tempo per l’emergenza».

Vito Bellini, otorinolaringoiatra portavoce della lista Alternanza medica, presentatasi alle ultime elezioni dell’Ordine dei medici di Bari, teme che il Covid blocchi ancora il resto della sanità: «Il virus sta mettendo in ginocchio il sistema, perché ha aumentato l’aggravamento (e i decessi) di altre patologie. C’è poi un problema organizzativo: se dovesse cedere il sistema perché i medici si ammalano, crollerebbe tutto. Non sono state adottate misure per mettere in sicurezza il personale. Gli interventi fatti non sono sufficienti: non basta potenziare la TI, si dovrebbe fare in modo che non si arrivi in rianimazione. Ci sono carenze organizzative; una nuova ondata potrebbe portare alla paralisi sanitaria totale. Non si potrebbero più curare i cronici, dal momento che molti medici di base visitano solo al telefono e non fanno filtro. Molti reparti, poi, sono sottotono; noi specialisti abbiamo una limitazione nei numeri di pazienti da visitare. A Emiliano ho suggerito di aprire a convenzioni esterne, così da limitare le liste d’attesa e aumentare la disponibilità ambulatoriale».

Al centro delle attenzioni sono tornate anche le residenze per anziani, vulnus del sistema nella prima ondata. Nicola Dellino, direttore sanitario della Rsa Casa Caterina di Adelfia, racconta l’esperienza “Covid free” della sua struttura: «I mesi scorsi sono stati “facili” per la prevenzione della patologia, non potendo entrare nessuno. Già da febbraio abbiamo fatto usare mascherine e guanti a tutto il personale e limitato l’ingresso dei parenti; alla fine abbiamo avuto ragione, perché non si sono riscontrati contagi. Da 10 giorni abbiamo ripreso con la chiusura totale, e da mesi abbiamo allestito stanze di isolamento dove tenere per 2 settimane chi arriva da altra struttura o da ospedale. Non essendo accreditati, abbiamo speso 13/14mila euro in Dpi, li abbiamo fatti arrivare dalla Cina per la sicurezza dei nostri ospiti».

Da pneumologo, poi, Dellino si dice «rattristato dal fatto che al tavolo dei virologi non siano stati invitati pneumologi e geriatri per collaborare alla gestione della malattia, soprattutto in un periodo in cui è difficile capire cosa succederà con l’influenza stagionale».

Il Covid, inoltre, ha rappresentato un vero “battesimo di fuoco” per tanti specializzandi, medici in prima linea. È il caso di Laura Montemurro, specializzanda infettivologa impegnata nel Covid hospital del Riuniti di Foggia, che spiega: «Siamo più organizzati rispetto alla prima ondata, ora abbiamo protocolli terapeutici basati su evidenze scientifiche, gestione dei pazienti positivi clinicamente guariti in strutture post acuti o addirittura con dimissione in isolamento domiciliare. Problema più grave per noi infettivologi è non avere più un reparto per pazienti acuti non-Covid; una menomazione nella mia formazione specialistica. Nella prima ondata abbiamo riprogettato il reparto così da garantire la sicurezza di operatori e pazienti, abbiamo imparato tutti, medici e infermieri, a gestire apparecchi per la respirazione. Gli infermieri anziani si sono fatti carico egregiamente della formazione delle nuove leve (spesso ragazzi giovanissimi alla prima esperienza in corsia); non era scontato».

Il virus, poi, ha chiamato i medici a un nuovo approccio all’umanizzazione delle cure. Giuliana Ferrara, specializzanda in Anestesia e Rianimazione del Policlinico di Bari, racconta: «Abbiamo avuto difficoltà in termini di relazioni medico-paziente, fra colleghi e con persone esterne. I dispositivi di protezione ci hanno obbligati a comunicare con i pazienti attraverso gli occhi. A un certo punto abbiamo sentito l’esigenza di scrivere i nomi sulla tuta; un modo per farci riconoscere e richiamare dai pazienti, i cui tempi erano scanditi dai nostri turni. Il virus impone la solitudine, gli operatori sanitari diventano la famiglia dei malati».

                        

Quattro direttori generali sotto esame

La Regione Puglia mette sotto esame i direttori generali di Asl Bari e azienda ospedaliero-universitaria Policlinico di Bari, Antonio Sanguedolce e Giovanni Migliore (nella foto, a destra), insieme a Giuseppe Pasqualone (dg Asl Brindisi) e Stefano Rossi (dg Asl Taranto), tutti in carica da due anni e a caccia di conferma. Le figure dirigenziali verranno valutate da una commissione di esperti (che non percepirà compenso) in materia di programmazione sanitaria, acquisizione beni e servizi, gestione finanziaria e bilancio e gestione risorse umane nominata dalla Regione. La riconferma o meno dei quattro direttori generali sarà stabilita sulla base degli atti e documenti in possesso del dipartimento Promozione salute, nonché dell’Agenzia Regionale Aess, delle relazioni eventualmente pervenute dal Nucleo Ispettivo Regionale (NIR), e dei pareri rilasciati dagli organi competenti. L’esame non sarà superato solo se gli obiettivi mancati nei tre anni eccederanno il 20% del totale.

Scrivi all'autore