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Nell'Italietta del Sud, tutto finisce in salsa di pomodoro

È probabile che il mondo giri alla rovescia? Infatti da un lato la stampa diffonde articoli surreali del tipo “Gli Uffizi primo museo d’Italia, l’effetto Ferragni batte il Colosseo” (il derby è servito!), dall’altro apprendiamo che nelle lande desolate di Puglia i musei languono per mancanza di personale, e così le biblioteche e gli archivi di stato. Anzi nella Biblioteca Nazionale di Bari si sta per raggiungere il livello “zero” (quasi).

Dunque l’Italietta è un Paese schizofrenico? Ma approfondiamo appena un poco. Gli Uffizi comprendono Palazzo Pitti e i giardini di Boboli (qui la chiave di tutto) e nel 2021 hanno superato il Colosseo, cioè l’ammiraglia di sempre, per circa 100.000 visitatori in più. Da un quotidiano apprendiamo che ciò è “anche” merito “dell’agguerrita politica dei social culminata con l’endorsement di Chiara Ferragni e dei suoi selfie con la Venere di Botticelli dopo il photoshooting per Vogue”. Capito? Gli Uffizi per “battere” il Colosseo ricorrono ai selfie di una influencer. D’altronde cosa similare è accaduta anche a Taranto presso il MARTA (non statistiche stellari, perché è pur sempre l’Italietta del Sud).

Invece a Bari (sempre Italietta del Sud) per irrobustire l’impatto del Bif&St svoltosi a cavallo fra marzo e aprile scorso gli amministratori l’hanno pensata in grande: enfaticamente, si proposero di trasformare la città, oltre al centro cittadino (il “miglio dei teatri”), in un grande palcoscenico all’aperto, coinvolgendo nientedimeno che…locali e negozi! Tutti, insomma, avrebbero dovuto vivere l’energia e il clima del Bif&St, anche con un calice di prosecco o con gli stuzzichini.

Per rendere ancora più “realistiche” le storie del nostro Sud (Sud dell’Italietta), perfino nelle pagine di un magazine letterario fatto a Torino (anzi, forse proprio perché torinese) viene fuori questo bel titolo: “Nell’aria che sa di salsa di pomodoro a uccidere sono uomini o caporali?”. Sottotitolo: “Lolita Lobosco lavora al caso di un’imprenditrice agricola che viene trovata impiccata. Era bella, libera, rispettava i braccianti: si seguono tutte le piste, suicidio, mafia o passione”. La lotta alla mafia e la questione sociale del Sud sono serviti, con le “fiction” che prendono in prestito gli stilemi di Liala. Come sostiene Alessandro Calvi (quello che ha scritto “Hanno ammazzato Montesquieu!” e “Paracarri. Cronache di un’Italia che nessuno racconta”) il Sud delle fiction è “stereotipato, antimoderno, senza storia” con la Puglia e la Basilicata che “sembrano essere le vittime più frequentate da questa sorta di riscrittura antropologica”.

Qualcuno si consola sostenendo speranzoso che anche le fiction di questo tipo (anzi, proprio queste) possono attirare turisti (ci siamo!) e che tutto fa brodo, pure i cinepanettoni ambientati a Polignano a Mare. Visto che – aimé – gli oligarchi russi non possono più finanziare il flusso dei pellegrini di san Nicola...


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