Nei fortini di periferia i forzieri della droga

L'operazione a Palo del Colle conferma il prepotente ritorno dell'eroina

Nella storia delle organizzazioni criminali e nel loro rapporto coi territori vasti – province e regioni – esistono luoghi insospettabili che vengono accuratamente tenuti lontani dai riflettori. Sono fortini in cui vengono nascoste cabine di regia importanti. E proprio per la loro importanza in termini logistici ed economici, è bene che restino sempre lontani dai riflettori. Quanto più possibile. Perché non rischino di finire scoperti facendo saltare traffici decisamente troppo importanti. È stato il caso di un comune come Giovinazzo, per decenni piazzaforte di traffici importanti legati al contrabbando di TLE. È molto probabilmente il caso di Palo del Colle, dove i Carabinieri hanno smantellato una organizzazione che si occupava di spacciare droga – dalla leggera alla pesante, con predilezione in quest’ultimo caso per l’eroina – controllando la rete dello smercio non solo nel comune ma anche in una serie di centri vicini. Una sorta di hub del traffico di stupefacenti, insomma. Un network che a più riprese i Carabinieri avevano già attenzionato, con fermi, sequestri e micro-operazioni e che, adesso, nella cornice di una inchiesta complessiva, è stato descritto e cristallizzato in maniera puntuale. Con tanto di mappatura delle piazze di spaccio nei vari comuni – logisticamente una diffusione davvero scientifica. Ad essere presidiati erano luoghi di incontro e socialità diffusa come piazze e giardini pubblici, ma anche le stazioni ferroviarie, da sempre e sto-ricamente considerate vere e proprie camere di compensazione per traffici grigi, soprattutto da quando il controllo sulle stesse delegato ai capistazione e agli operatori è venuto progressivamen-te scemando con l’abbandono di quei presidi e la loro automazione.

Una delle tante inchieste che si susseguono in questa provincia che sempre più si scopre “tossica” e in cui sembra che la criminalità organizzata non abbia altro interesse se non inondare strade e piazze di droga? Sì, ma non solo.

Perché l’arresto e le cautelari con cui gli uomini de Carabinieri hanno smantellato questa rete pro-vano altri due fatti, in un momento parecchio delicato come quello della “fine del tunnel Covid19”. La prima è che la Camorra Barese non è più soltanto affare cittadino e peculiarità di una Bari cre-sciuta troppo e male. La mafia della città è una organizzazione capace di controllare territori va-sti, non solo vicoli e rioni, e lo fa da decenni con metodo e rigore, attraverso il cavallo di Troia più performante, ossia lo spaccio. La seconda rilevanza di assoluta importanza che l’inchiesta disvela è il prepotente ritorno, da queste colonne da tempo segnalato, di una sostanza letale e distruttiva come l’eroina – che a Palo, nel gergo dell’organizzazione, si chiamava La Nera. Un rischio che i territori dell’hinterland più piccolo e dimenticato non devono e non possono permettersi di correre, visto anche il generale impoverimento delle opportunità che questi territori offrono alla gioventù in termini di lavoro, welfare, svago. Un rischio che mira al cuore dei giovanissimi, soprattutto, se si pensa che molta dell’eroina che arriva in provincia altro non è che Cobret – un sottoprodotto adatto ad essere fumato e quindi vocazionalmente destinato ad una platea giovanissima, restia al buco ma affamata di sensazioni forti. I rischi che la dipendenza da Cobret si porta appresso sono terribili, in termini di danni diretti ed in termini di capacità di assuefazione, per cui è obbligatorio tenere la guardia serrata e altissima.


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